Io non credo niente. Scrivo e basta

closeQuesto articolo è stato pubblicato 4 anni 5 mesi 20 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il transito presso lo studio del noto designer mi ha però garantito un misterioso canale privilegiato nel filone della teoria dell’architettura. È da lì che deriva la mia cooperazione con “Vertical Gardens”, che se non altro apprezza in me la preparazione storica e una rara capacità d’inferenza dettata prevalentemente dalla disperazione. Una capacità d’inferenza ben oltre i limiti dell’impostura e dell’assurdo. La necessità di produrre un minimo di reddito mi ha indotto ad annientare il senso del ridicolo. Inutile dire che non ci credo neanche io all’idea che il Laocoonte di Lessing, anno 1766, possa rappresentare una protopoetica del cinema 3D. D’altra parte non posso neanche dire di credere che non sia così. Io non credo niente. Scrivo e basta.

Irene Chias, Esercizi di sevizia e seduzione1

Ci sono giorni in cui mi riconosco in questa descrizione.

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7 pensieri su “Io non credo niente. Scrivo e basta

  1. Beh, chiunque abbia un minimo d’onestà intellettuale, ci si riconosce, credo.
    Teniamo tutti famiglia.

    P.S. Una volta, in tv, Moana Pozzi, dopo una lunga dissertazione sulla prostituzione, si chiese a voce alta in cosa, in fondo, lei si distinguesse da una prostituta.
    Ogni professionista dovrebbe farsi questa domanda.

  2. L’intellettuale, in fondo, è il secondo mestiere più antico del mondo. O il primo.
    Si dice che uno già strisciasse tra i piedi di Adamo ed Eva.

  3. sì ma perché non è capace di dirlo in modo semplice e deve farci su il discorsone? Solo gli altri intellettuali devono poter capire che è una cialtrona come tutti gli intellettuali? Gli ignoranti non devono capirlo perché altrimenti i “semplici” non porteranno più il dovuto e sacrosanto rispetto per gli “intelligenti”?

  4. @lector e ugolino: per quanto mi riguarda, un conto è scrivere qualcosa che non pagati non si scriverebbe ma della quale comunque si è convinti, un altro è scrivere qualcosa in cui proprio non ci si crede. A me quest’ultima cosa è capitata un paio di volte ed è triste.
    L’autrice citata sembra essere arrivata alla fase successiva, in cui non credi più a niente.

    @alex: aspetta, non ho capito: ce l’hai con l’autrice del libro o con il suo personaggio?

  5. @alex: anche con me, quindi? 🙂
    Comunque l’utilizzo di un linguaggio particolare per escludere alcuni potenziali ascoltatori non è certo esclusiva degli intellettuali…

  6. Nota disambigua. Mi urge precisare che l’accostamento tematico con la campagna di Ferrara #siamotuttiputtane è per quanto mi riguarda involontario e inconsapevole.
    Solo dopo aver letto e commentato ho appreso della cosa, e ne prendo assolutamente le distanze.
    Se berlusconi, prima del Rubygate, avesse lanciato una campagna a favore della legalizzazione della prostituzione e la piena tutela delle lavoratrici del sesso, da liberale avrebbe avuto il mio pieno appoggio.
    Dire che siamo tutti puttane solo perché lui non è riuscito a sfangarla con una minorenne è tutta un’altra cosa. È un po la storia della volpe e l’uva al contrario.

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