Intelligenza ittica

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 7 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Non ho mai considerato i pesci animali intelligenti.
Credevo che, nei mari, l’intelligenza fosse una prerogativa di mammiferi marini come delfini e balene.

Nella spiaggia del sud della Corsica dove mi sono fermato, i pesci (credo fossero delle occhiate) si avvicinavano a decine per mangiare i pezzi di pane che i natanti gettavano loro in acqua: vedere il mare ribollire di code e pinne è uno spettacolo notevole.
Appena io e mio fratello abbiamo calato in acqua un bandana per usarlo a mo’ di rete e catturare così qualche pesce, nessuno di questi si è più avvicinato, lasciando affondare inesorabilmente il pesce.
Ovviamente, appena abbiamo tolto il bandana sono subito tornati all’attacco.

I pesci si sono dimostrati più intelligenti di quanto credessi (e quindi più intelligenti di me: loro hanno previsto il mio comportamento, io non ho previsto il loro). Questa scoperta mi ha provocato un leggero e passeggero disagio pensando al pesce mangiato, con gusto, fino a quel momento. Il fatto di avere a che fare con animali dotati di una certa intelligenza mi ha reso, in un certo senso, moralmente più vicino a loro. Superando quel piccolo e involontario test i pesci hanno come cambiato comunità morale, lasciando un club molto frequentato per uno leggermente più esclusivo.
Ovviamente questo non mi impedirà di gustare ancora un buon piatto di pesce.

18 pensieri su “Intelligenza ittica

  1. Ivo, volevo chiederti una cosa, che forse avrai già pensato in passato, su cui mi piacerebbe ragionare. Nel tuo post associ il termine intelligenza a quello di moralità come se fossero logicamente legati. Mi chiedo: ma lo sono veramente?
    Te lo chiedo perché pare che per la maggior parte degli umani sia veramente così. D’altronde gli animali che consideriamo più intelligenti sono anche quelli che non mangiamo (cani, delfini, scimmie), perlomeno in occidente.
    Comunque con questa associazione si potrebbe arrivare all’assurdo che le persone intelligenti ci sono più moralmente vicine rispetto a quelle tonte. Il che non è (sempre) vero (nella mia breve esperienza di vita almeno).
    Insomma, se fossi stato in te avrei usato un altro termine al posto di moralità, tipo “vicinanza” per esempio.

  2. Ok, quando si parla di animalismo anche solo in senso lato, mi scaldo. Da poco più di un anno infatti ho smesso di mangiare carne (sarcofagia), non precludendomi affatto il pesce; rispetto a quanti (molti) contestavano questa mia scelta, ho argomento come segue (è un po’ lungo, ma so che susciterà un vespaio):

    “Visto le perplessità suscitate dalle mie nuove scelte alimentari,propongo questo chiarimento:
    Premessa Maggiore: E’ ipocrita godere degli effetti di un’azione che, non
    riuscendo moralmente a compiere tu, hai delegato altri di fare. [Universale affermativa]
    Premessa Minore: Io godo degli effetti dell’uccisione di un mammifero, cosa che non riuscendo moralmente a compiere, ho delegato altri di fare. [Particolare affermativa]
    Conclusione: E’ ipocrita che io goda degli effetti di tale azione.
    2° Sillogismo
    Premessa Maggiore: E’ giusto godere degli effetti di un’azione che, pur riuscendo moralmente a compiere te stesso, hai comunque delegato altri di fare.
    Premessa Minore: Godo dell’uccisione di un pesce, cosa che pur riuscendo moralmente a fare io, ho comunque delegato altri di fare.
    Conclusione: E’ moralmente corretto che goda degli effetti dell’uccisione di un pesce.
    Obiezioni sostenute
    Rispetto a chi ritiene di invalidare la premessa minore del 2° sillogismo, sostenendo che non riuscirei mai per esempio ad uccidere un tonno, a rigor di logica basterebbe rispondere: “quel che io affermo è vero, se vuoi smentirmi, portami qui e ora un tonno e verifichiamo se dico il falso o il vero; ma finché ciò non accade, non puoi dire che quel che dico è falso”; dunque la premessa minore rimane vera e la conclusione logicamente vera anch’essa.
    Tuttavia, considerato la stima che riservo per l’autore di tale obiezione, mi permetto anche di rispondergli concedendo il caso che lui mi avesse realmente portato qui ed ora un tonno ed io non abbia saputo ucciderlo.
    Ecco a tal riguardo, la situazione sembra più o meno stare come colui che provoca il generoso dicendogli “se sei davvero così buono e generoso, dai via anche i tuoi vestiti!”. Ma anche in questo caso tale obiezione avrebbe senso se colui che la pronuncia avesse dal canto suo già provveduto a farlo: solo in questo caso potrebbe parlare di incoerenza e di falsa generosità del generoso.
    Ovvero solo se fosse più generoso di lui.
    Ora siccome sono quasi sicuro che l’interlocutore stimato reputi anch’egli Vera la premessa maggiore, non prodigandosi in nessuna azione in tale direzione, non può reputarsi in diritto di appellarsi ad una non perfetta applicazione di colui che con tanta fatica e seppure parzialmente invece la pone in atto.
    In buona sostanza, chiunque non riesca ad uccidere un mammifero e ciononostante continua a mangiarlo, non può criticare in nulla e sotto alcun titolo chi invece si rifiuta di mangiarlo (anche se quest’ultimo per giustificare la sua ittofagia mente dicendo che riuscirebbe ad uccidere un tonno): i due interlocutori si trovano su due piani differenti.
    Sperando di aver chiarito definitivamene la questione, e auspicando che il tonno nel mentre non sia realmente morto di noia, o forse sì togliendomi dall’imbarazzo, pongo a tutti Cordiali Saluti.
    In fede
    Zar (ittofago)”

  3. Caro Ivo, e se ti fossi sbagliato?

    Potrebbe essere che le occhiate siano scappate istintivamente alla vista di un oggetto sconosciuto: è infatti abbastanza improbabile che quelle occhiate abbiano avuto l’occasione di vedere una bandana prima di allora!
    Non è detto quindi che abbiano applicato un ragionamento, ne’ una generalizzazione (premesse abbastanza essenziali per una qualche forma di intelligenza superiore). L’intelligenza che hai visto in loro potrebbe essere la tua intelligenza riflessa!

    E poi, si parla sempre di intelligenza ma non sappiamo definirla. Riallacciandomi a Fabristol: la moralità e l’etica sono caratteristiche delle menti intelligenti? Mah.

  4. Allora aspetto il post! 😀

    Knulp comunque ha ragione. Forse semplicemente hanno visto un oggetto avvicinarsi e sono scappati d’istinto come avrebbero fatti tutti gli animali compresi gli umani (dico senza ragionarci su, sono riflessi normali che non implicano l’uso delle aree superiori del cervello).

  5. @Zar: Io non riuscirei ad uccidere un mammifero, ma non per motivi morali: più banalmente, non ne sono capace e ho ritrosie non morali. Come uno che viene alla vista del sangue ma non per questo dovrebbe rinunciare ai vantaggi di chirurgi che, per fortuna, non svengono ma operano le persone.
    Detto questo, un vegetariano non deve giustificarsi – a meno che non voglia convincere gli altri a rinunciare alla carne.

    @knulp: Per come si è svolta la faccenda, tendo ad escludere il terrore verso il bandana – riconosco comunque che la faccenda, effettivamente, avrebbe meritato ulteriori analisi e che la tesi dell’intelligenza proiettata è tutt’altro che improbabile.

  6. Ivo se hai ritrosie “non morali”, cioè se è solo una questione di limiti tecnici (abilità manuale e vista del sangue), fai bene a continuare a nutrirti di carne. Ma non è unicamente questo. Sono sicuro che – anche conoscendo il “modo”, e non essendo in difficoltà rispetto alla vista del sangue – non riusciresti comunque ad uccidere una mucca, un vitello, o quel ch’è peggio, un agnello. E cionostante continui a godere dei “vantaggi” come li chiami, che tale azione comporta. Ma io credo che ad un filosofo spetti il massimo della coerenza…
    Devi riconoscere che l’argomento è forte, e difficilmente contestabile.
    Non voglio giustificare le mie scelte alimentari, ma “morali”, e soprattutto mettere al muro un’ipocrisia dilagante rispetto a questi ed altre importanti tematiche contemporanee, su cui, sono convinto, le nostre riflessioni, i nostri studi universitari, debbono potersi applicare.
    Rispetto all’argomento “intelligenza animale”, mi permetto poi di suggerire due assunzioni, la prima scientifica, la seconda meno:
    1) gli animali più intelligenti sono in cui la dimensione della testa (del cervello) è molto grande in proporzione al resto del corpo (vedi elefanti, delfini ecc., le spigole poveracce sono messe piuttosto malino in classifica)
    2) gli animali più intelligenti sono quelli in cui il “gioco” ha un ruolo molto importante, anche nell’età adulta (delfini, cani, scimmie antropomorfiche ecc.)
    Ma perchè faccio post così lunghi?? 🙁

  7. @zar: quello che dici in 1) è vero, fino ad un certo punto. In realtà, se vai a vedere i dati precisi scopri che (semplificando un po’), dato l’ordine, il peso del cervello è una potenza dell peso corporeo, con un esponente (minore di 1) che dipende dall’ordine – tolti gli esseri umani che sono un po’ fuori.

    Su questo ci sono alcune osservazioni da fare:

    – questa legge è rispettata in maniera abbastanza precisa; questo implica che animali più piccoli hanno un rapporto peso del cervello/peso corporeo molto più favorevole; tuttavia non sempre sono più intelligenti.

    – gli esponenti più alti (quindi gli ordini di bestie più intelligenti) ce li hanno i primati alla pari con corvi e pappagalli. Gli altri mammiferi stanno più o meno tutti insieme al secondo posto.

    Putroppo nella statistica che ho visto io non c’erano i polpi, quindi non so che dire.

    Buona giornata
    Stefano

  8. Stefano la tua precisazione è giustissima. Quello della massa cerebrale è un metro di giudizio un po’ approssimativo, ma abb indicativo per farsi un’idea. Inoltre, i polpi sono un alquanto bistrattati nella classifica, perché credo “l’intelligenza” che gli si attribuisce, non è la stessa con cui si giudicano gli altri esseri viventi, ovvero un’intelligeza molto simile alla nostra: abilità strategiche, problem solving, temperamento (reazione agli stimoli indotti), e quant’altro. Immagino sia un po’ questo il problema: “intelligenza” è un termine molto vago.
    E a proposito dei corvi, io gli ho visto fare cose straordinarie: del tipo un corvo in una voliera e un altro fuori. Quello fuori ha nel becco un pezzo di pane, lo vuole donare a quello dentro alla voliera, ma il pezzo di pane è troppo grande non passa attraverso l’inferriata. Cosa fa il corvo fuori? Incredibile: lo inzuppa d’acqua in una pozzagherà, lo rende molliccio e lo fa passare per l’inferriata nella voliera. Eccezionale! Visto con i miei occhi nel giardino zoologico di Cervia (Ravenna). In tutti i casi consiglio a chi è interessato: “L’anello di Re Salomone” Konrad Lorenz, Tascabili Bompiani, 1984.

  9. @Zar: Riformulo l’esempio.
    Immagino di dover dire a Tizio che la sua auto è stata distrutta da un tornado. Tu sai quanto tizio tenga alla sua auto, e non hai il coraggio di dirglielo. È immorale ricorrere all’aiuto di una persona meno amica di Tizio o meno sentimentale?
    Sull’appello alla coerenza: mica vale solo per i filosofi!

    @Stefano: Statistica molto interessante. Hai qualche fonte o segnalazione sul tema? (mi sembra di ricordare un testo di Gould, ma non ne sono sicuro)

  10. Aspetta un attimo Ivo, ti sembra che l’esempio sia equivalente? Tu deleghi qualcun’altro per informare Tizio della sua disavventura, mica perchè non riesci “moralmente a compierlo tu” (cfr. premessa maggiore), ma semplicemente perchè non ne hai il coraggio, ti imbarazza, sei timido o quant’altro. Cioè non hai ritrosie morali ma solo psicologiche.
    Prima ho fatto appello sulla coerenza, ora sulla cogenza. 🙂
    Insisto, è ipocrita godere degli effetti di un’azione qualsiasi che non riuscendo moralmente a compiere tu, hai deferito a qualcun’altro.
    Io rimango convinto che tu, come la maggior parte dei ns interlocutori qui, posto nelle condizione tecniche, psicologiche, ambientali adatte per sgozzare un vitello, non lo faresti, perchè lo reputi moralmente ingiusto nello stato in cui ti trovi, che non è lo stato di natura dove forse potresti sentirne cmq l’urgenza.

  11. Ciao Ivo,

    la statistica ce l’ho da una conferenza che il prof. Onur Güntürkün ha tenuto al nostro dipartimento. Magari provo a chiedere al nostro Medienbeauftragte se è possibile guardarsi la conferenza su internet.

    A presto
    Stefano

  12. @Zar: Io insisto nel dire che le ritrosie che proverei sarebbero psicologiche e non morali.

    @Stefano: Non immaginavo una fonte così tecnica (il nome del professore suona molto autorevole)!

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