Il mondo senza Dio

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 9 mesi 26 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse.
Questo motto caratterizza la modernità, l’illuminismo, e infatti Benedetto XVI, da sempre critico nei confronti della modernità, ha in più occasioni proposto il capovolgimento di questo principio: anche i non credenti dovrebbero agire come se Dio ci fosse.
Del rapporto tra cristianesimo e modernità si occupa una puntata di Fiumi dell’Eden, la trasmissione della radio svizzera dedicata alle religioni. A discutere sul tema vi è, oltre al teologo e pastore valdese Paolo Ricca, il sociologo delle religioni Carlo Prandi, il quale propone una lettura diametralmente opposta a quella di Ratzinger.

La modernità, ossia l’agire in autonomia, come se Dio non ci fosse, non è in opposizione al cristianesimo, bensì la diretta conseguenza: è la religione cristiana ad aprire la strada alla modernità e al laicismo.
Questo passaggio avviene in due mosse.
La prima mossa è l’introduzione di una temporalità lineare, in opposizione alla visione circolare del tempo:vi è un inizio e, soprattutto, una fine e, banalmente, senza di essi non vi può essere progresso.
La seconda mossa è la caduta: Adamo viene cacciato dal paradiso terrestre, per l’uomo non c’è più l’Eden divino, ma un mondo autonomo, desacralizzato, nel quale deve agire. Da questa seconda mossa nasce la scienza, la grande conquista della modernità.

Questi elementi, tuttavia, caratterizzano anche ebraismo ed islamismo, religioni alle quali è difficile cucire addosso il motto etsi Deus non daretur, motto che è comunque difficile legare ai cristiani ortodossi.
Carlo Prandi, almeno nei limiti della intervista radiofonica, sembra aver identificato una condizione necessaria ma non sufficiente, e la domanda di base rimane aperta: cristianesimo e modernità, o fede e ragione.

Un pensiero su “Il mondo senza Dio

  1. Io ad esempio vivo con la costante presenza del mio amico invisibile. Lo so che non c’è, ma lo psichiatra mi ha detto che non fa niente se qualche volta ci gioco assieme.
    Mi ha anche detto, il mio bravo psichiatra, che non c’è bisogno che io veda un mio amico per dimostrare che c’è: se io ci credo, allora lo so che c’è.
    Quindi il mio simpatico amico è qui con me, io ci parlo, gli dico i miei segreti, ci diciamo che ci vogliamo tanto bene, eccetera.
    Questo non è per niente irrazionale, me lo dice anche il mio scienziato di fiducia, che poi è sempre il mio psichiatra. Ad esempio un tizio un giorno, siccome credeva di poter volare, si è lanciato dal 7° piano del palazzo in cui viveva: i giornali ovviamente hanno riportato la notizia dicendo che un uomo è volato giù dal suo appartamento, sì, volato! Il tizio ha volato proprio come credeva. Ecco dimostrato.
    Io dico che il mio amico è qui, anche se voi non lo vedete. In più la mia razionalità è dimostrata dal fatto che ci credo.
    Cos’alro volte che vi dica? Ora vado, che alle 16:13 precise di ogni giorno il mio amico richiede da me qualche parola gentile. E sono già in ritardo di secoli….!

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