Il diritto di dire qual è la verità

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 8 mesi 2 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Da un’intervista di Roberto Antonini a Noam Chomsky per la Radio svizzera di lingua italiana, apparsa su laRegioneTicino del 13 e 14 dicembre.

Professore, per un aspetto lei è certamente molto americano: nella sua difesa ad oltranza del principio della libertà di espressione e di parola. Al punto da difendere – con una presa di posizione che le ha creato molti nemici nell’intellighenzia europea e in particolare ebraica – il diritto dello storico Robert Faurisson di esprimersi pubblicamente negando l’esistenza delle camere a gas….

«Sono contrario al nazismo e sono contrario allo stalinismo, e per questo mi distanzio dalla maggioranza degli intellettuali europei. Secondo le dottrine stalinista e nazista è lo Stato, il “santo” Stato ad avere il potere di determinare la verità storica e di punire tutti coloro che deviano. Non sono d’accordo. Penso che Faurisson dovrebbe semplicemente essere trattato come lo sono i suoi simili qui.

Negli Stati Uniti ci sono persone molto più importanti di Faurisson, professori nelle più grandi università del paese, che hanno pubblicato libri affermando che l’Olocausto non è mai esistito. Nessuno ne ha mai sentito parlare, perché nessuno fa loro caso. Se avessimo qui da noi intellettuali come quelli francesi, riempirebbero pagine intere di tutte le grandi testate come il New York Times per denunciarli. Ne parlerebbero televisione e radio rendendoli famosi; magari si riuscirebbe pure a far approvare una legge che darebbe allo Stato il diritto di dire qual è la verità. No, io a questo mi oppongo».

Mi chiedo però se a livello personale, per lei ebreo il fatto di aver difeso un negazionista non sia stato comunque un compito difficile, doloroso. Se non si sia comunque sentito un po’ un traditore…

«La risposta è: sì, sono cresciuto nella tradizione ebraica, dunque la conosco e conosco anche, per esempio, l’origine della nozione di s elf-hating jew , l’ebreo che odia se stesso: la si trova già nella Bibbia.

Il re Achab, la personificazione del diavolo, un giorno chiama il profeta Elia e gli chiede: “Perché odi Israele?” Elia avrebbe odiato Israele solo perché condannava le azioni del sovrano malvagio. E il re, come tutti i dirigenti totalitari da allora in poi, s’identificava con la società, la cultura e la sua gente.

Allo stesso modo, oggi se critichi il centro del potere sei contro il paese, sei contro la cultura, sei contro il popolo. È un concetto molto totalitario e ciò che lei ripete, di fatto, non fa altro che reiterarlo. Se vuoi essere leale alla tradizione ebraica stai dalla parte di Elia e non dalla parte di Achab».

Però, al di la del discorso razionale, a livello intimo, personale, nei confronti della sua famiglia o dei suoi amici, deve far strano per lei ebreo schierarsi in quel modo per Faurisson….

«Fortunatamente vivo negli Stati Uniti, uno dei pochi paesi che s’impegna davvero a salvaguardare la libertà d’espressione, quindi non ci sono problemi, per tutti qui è una cosa normale».

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