Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 4 mesi 4 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen.

È una battuta perché salvare una ragazza dall’essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente supererogatoria: per quanto sia giusto, non si è tenuti a intervenire direttamente, soprattutto tenendo conto che i violentatori sono, appunto, gente violenta; trattenersi dal violentare una ragazza è, invece, una attività suberogatoria: non aggredire le persone fa parte dell’abc della convivenza civile, è lo standard minimo per vivere in società con altre persone.

L’altro giorno mi sono imbattuto in una curiosa campagna sociale che sembra ricalcare la battuta di Woody Allen: Men can stop rape. Gli uomini possono fermare lo stupro. Trattenendosi.
Lo slogan scelto lusinga il maschio esaltandone la forza, invitando a mettere questa forza a servizio del partner, a rispettare la sua decisione. A comportarsi secondo quello che, ripeto, dovrebbe essere uno standard minimo di convivenza sociale: non aggredire l’altro. La mia prima reazione è stata di perplessità, se non disapprovazione: che senso ha un simile invito? Sembra tratteggiare come normale ciò che normale non è: lo stupro. Sembra dire: «è normale che un uomo violenti una donna, fa parte dell’ordine delle cose; ma tu sei diverso, tu sei bravo, tu sei più bravo degli altri e non lo fai, sei forte, congratulazioni».

Poi ho studiato un po’ meglio i manifesti. E mi sono reso conto del mio distorto punto di vista. Ho letto “rape”, “stupro”, è ho pensato al criminale che aggredisce ragazze sole in casa o in luoghi isolati. Del resto, sono questi gli stupri che riempiono la cronaca e la narrativa.
Quei manifesti, invece, hanno un altro obiettivo: lo stupro avviene sì tra le mura di casa, ma non perché un estraneo si è introdotto abusivamente. È la violenza del partner, o comunque di una persona vicina, degna di fiducia.
La perplessità rimane: non violentare il partner, non rispettare la sua decisione, non pensare che se si è pagata la cena si ha diritto al dopo cena, non approfittare dell’alterato stato di coscienza dovuto all’alcol non sono azioni meritorie: è lo standard minimo di convivenza.
La cosa giusta da fare sarebbe sanzionare i violenti, non lodare i non violenti. Il problema è che sanzionare questi violenti non è facile – e, per quanto possa apparire strano, ringraziare chi si limita a non stuprare il proprio partner potrebbe essere la strategia migliore. Almeno a breve termine: questi manifesti continuano a presentare, dandola per scontata, l’immagine di un maschio forte e superiore – un maschio che, invece di minacciare, protegge il compagno o la compagna, ma pur sempre un maschio che non si pone allo stesso livello del partner.

31 pensieri su “Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto

  1. Io non so se attualmente vi siano maggiori violenze sulle donne di 50 anni fa, per esempio, ma tendo a credere che in linea generale ve ne siano di meno (anche se più pubblicizzate, giustamente). La società contadina e arretrata del dopoguerra non costituiva un antidoto alla manifestazione di quella violenza dell’uomo sulla donna come dirottamento del proprio stress e come metodo per ridurre le pretese e la volontà della partner. (del resto, anche il reato di stupro è solo recentemente che è diventato reato contro la persona e non contro la morale). Questo modello di comportamento è usato anche dagli scimpanzè al di sotto dell’alfa per ridurre la resistenza delle femmine e come valvola di sfogo.
    Anche a me dà un po’ fastidio lo spostamento sulla “concessione”, da parte di chi è più forte, che non sarà fatto alcun male: come noti non dovrebbe trattarsi di una concessione elargita (trattenersi dall’aggressione) ma di un preciso obbligo richiesto dalla convivenza. Non so nemmeno se possa valere il parallelismo con un infante, dato che il bambino è in una condizione giuridica e sociale differente dall’adulto.
    dunque, si, perplessità per questa campagna pubblicitaria. Non palesemente sessista o negativa, ma chiaramente non l’optimum.
    Eppure tu dici: comunque sempre meglio un autocontrollo per prevenire la riduzione delle violenze che una condanna che non viene.
    Si, ma.

  2. Condivido le tue perplessità per una campagna disdicevole. Basta solo guardare le foto: uomini sicuri e forti della propria virilità e donne vogliose e sottomesse.

  3. Tutto ciò mi ricorda “The Schindler’s list”, quando il protagonista cerca di convincere l’ufficiale aguzzino delle SS a essere “clemente” con gli internati e salvare loro la vita, come solo i sovrani assoluti (o un dio) possono fare.

  4. E’ una campagna sociale che utilizza le strategie delle campagne pubblicitarie e, come tale, ha un target di riferimento.

  5. Interessante
    (come in generale tutti i post del nosto caro estinto).
    Anche i commenti fin qui giunti mi hanno colpito.
    Il problema che io riscontro non è legato al machismo o al dover riscontrare come premiante un comportamento che dovrebbe essere basilare.
    Il problema è il

    target di riferimento

    Ovvero chi ha finanziato questa campagna chi voleva convincere e di cosa….
    Beh io una mia idea (per citare leonardo, il blogger) e se non la troverò presto in questi commenti forse finirò (vincendo la mia pigrizia estiva) per esporla personalmente.

    Un Sorriso

  6. @paopasc: Non sono sicuro che le violenze siano calate: non è da escludere che il diverso ruolo delle donne nella società abbia portato a un aumento delle violenze da parte degli uomini.
    Le mie cautele sulla campagna sono dovute all’ignoranza sui risultati – penso che manifesti come questo possano funzionare a breve termine, ma alla lunga siano controproducenti. Ma è un convincimento, non una certezza.

    @Marcoz: Quella di Schindler era una ottima strategia a breve termine – perché a lungo termine, il buon industriale tedesco poteva contare sulle bombe alleate.

    @Marco: Va bene, è una campagna con un target, a quel target si adatta. Ma adattarsi significa anche adagiarsi, ammiccare e lusingare il target?

  7. La cosa che trovo assurda in questa pubblicità è che si debba esaltare chi non stupra, come se le persone fossero “naturalmente” portate allo stupro, mentre lo stupro è (a mio avviso) indice di gravi disturbi della personalità.

    Una pubblicità progresso seria (che, in ogni caso, servirebbe a poco o nulla) dovrebbe ispirare ribrezzo nei confronti dello stupro e dello stupratore e compassione nei confronti della vittima (cose che tutte le persone sane di mente provano in ogni caso).

  8. Immagino le lusinghe e gli ammiccamenti, facciano parte del tentativo di “conquistare” il target al fine di rendere più efficace il messaggio.

    Che questo possa, in realtà, contribuire a diffondere un modello non positivo è possibile, ma credo sia piuttosto difficile valutare il ritorno di una campagna come questa.

  9. @Kirbmarc: Io la penso come te, ma sai quante persone normali, alla notizia di uno stupro, meditano sulle responsabilità della vittima, che in fondo se la è cercata, è stata imprudente, ecc.?

    @Marco: Penso che studiare gli effetti immediati sia in realtà relativamente semplice – un po’ di formulari a giovani dovrebbero dare una idea approssimativa dei risultati.
    Più difficile, è vero, per gli effetti a lungo termine, quelli che secondo me sono controproducenti perché contribuiscono a mantenere una relazione squilibrata tra i sessi.

  10. Scusatemi ragazzi, ma dai vostri commenti percepisco che siete tutti persone nate e cresciute in un ambiente perbene e che non avete mai toccato con mano la vita ai suoi margini, lì dove quelle cose succedono sul serio e non per sentito dire. Sapete che se ne fanno da quelle parti di quei manifesti? Lo stesso di quando leggono titoli di stampa come “Vescovo di Prato lancia scomunica agli spacciatori”.

  11. “tutti persone nate e cresciute in un ambiente perbene e che non avete mai toccato con mano la vita ai suoi margini”

    Presumi male.

    “Sapete che se ne fanno da quelle parti di quei manifesti? Lo stesso di quando leggono titoli di stampa come “Vescovo di Prato lancia scomunica agli spacciatori”.”

    Non lo metto in dubbio, anzi come avevo scritto l’idea stessa di una pubblicità progresso anti-stupro è ridicola.

    Chi stupra (e non sono solo gli abitanti dei “margini”, anzi…) ha dei gravi problemi mentali (spesso una qualche forma di psicopatia) che in un alcuni ambienti trovano uno sbocco più facile nella violenza.

    La presunzione di diminuire gli stupri con una pubblicità è tipica dei “riformatori” delle classi agiate.

  12. @—>Kirbmarc
    “Chi stupra (e non sono solo gli abitanti dei “margini”, anzi…) ha dei gravi problemi mentali (spesso una qualche forma di psicopatia)”
    Non sono d’accordo. E’ vero che c’è anche questa tipologia di stupratore, che non trova collocazione in un preciso strato sociale e può ben appartenere tanto alle classi agiate come a quelle meno abbienti, ma vi sono ampi gruppi di popolazione dove lo stupro è semplice affermazione, complessivamente accettata, della gerarchia ivi presente. Nel branco, il maschio alfa può stuprare tanto la donna come l’uomo per riaffermare simbolicamente la propria dominanza, ogniqualvolta questa sia stata messa in discussione o possa essere in pericolo. Si tratta di atteggiamenti pienamente consapevoli da parte di chi li pratica e per nulla collegati a patologie psichiche, ma solo a “disagio sociale” (nel senso che è la società a provare disagio per la presenza nel suo seno di tali soggetti anti-sociali), se così vogliamo chiamarlo.
    In merito alla mia presunzione errata, spero tu non ti riferisca semplicemente a coloro che convivono con la marginalità, in quanto operativi in centri di assistenza di varia emanazione (tipo “Caritas” per intenderci). Quello non è vivere la marginalità; per vivere e capire veramente la marginalità, bisogna averci fatto parte, averne condiviso l’essenza, aver magari visto il tuo amico che non ha i soldi per pagare il pusher e questo gli fa il culo (spero di non andare in moderazione per questa frase) per far capire a tutti gli altri che con lui non si scherza; o il tuo compagno di scuola fatto uscire di strada, in auto, di notte, spinto dalla motrice d’un bilico, per aver osato farsi la donna del boss. E altre cose simili.

  13. Penso che, per quelle che sono le possibilità dello strumento, la campagna si uniformi ad una certa tendenza che oggi viene considerata vincente.

    In un certo senso mi vengono in mente gli studi di Fryers sull’ acting white (es. qui e qui) in cui, cercando di isolare gli ostacoli alle buone performance degli studenti neri, ne individuava uno particolarmente ostativo: andare bene a scuola è da sfigati.

    Chi deve rinunciare ad una donna pur avendone voglia è un inetto? Per una certa cultura sì. E allora bisogna rovesciare le carte in tavola: il figo rinuncia, si astiene, mentre lo sfigato di fronte ad un “no” prende tutto.

    E’ la strategia seguita contro il fumo (con un certo successo: i fumatori oggi pippano nell’ angolino con la faccia di chi ha appena ammazzato il proprio gatto) e contro l’ alcol.

    Non pochi ne sono disturbati, pensate ad una campagna anti AIDS: casto è cool, solo un vero sfigato se la fa con più partners.

  14. “Si tratta di atteggiamenti pienamente consapevoli da parte di chi li pratica e per nulla collegati a patologie psichiche”

    Su questo nutro molti dubbi. Ci sono vari modi con cui si afferma la superiorità in questi ambienti, e solo una parte lo fa attraverso lo stupro.

    “In merito alla mia presunzione errata, spero tu non ti riferisca semplicemente a coloro che convivono con la marginalità”
    No, non parlavo della Caritas.

    Solo quattro giorni fa ho assistito due amici pestati a sangue da una banda di rumeni perchè avevano invaso il loro “territorio”.Ti dico solo questo.

    “Non pochi ne sono disturbati, pensate ad una campagna anti AIDS: casto è cool, solo un vero sfigato se la fa con più partners.”

    Più che disturbati mi sa che ne sono divertiti: non si rovescia la società con le publicità progresso.

  15. Immagino che questa campagna non sia rivolta agli ambienti sociali “ai margini”.
    È anche probabile che sia molto auto-referenziale: faccio questi manifesti per mostrare a tizio che faccio qualcosa contro lo stupro, così tizio mi sovvenziona.

  16. Quando dicevo “… per quelle che sono le capacità dello strumento…” intendevo proprio accantonare eventuali reazioni del tipo “non si rovescia la società con le publicità progresso”.

    Ecco, detto questo… per quelle che sono le capacità dello strumento pubblicitario… meglio evitare i moralismi, meglio sostituire il solito ammonimento “non fare il cattivone”, con uno più toccante, ovvero “non essere creep, fai come questi figaccioni… e rinuncia”.

  17. Osservando anche gli altri manifesti ed in generale il materiale di propaganda utilizzato da questa organizzazione, a mio modesto parere, viene utilizzato l’ideale “eroico”, seppur per un atto di pura e semplice civiltà.

    Gli uomini “riescono a guardare negli occhi” il soggetto-target negli occhi, sono di diverse razze ma sempre belle facce pulite , la donna resta al loro fianco…

    Non é rivolto a giovani “ai margini della società”, a personaggi iper-violenti o altro…

    Il target, a mio modesto parere, son ragazzi (16-30anni) che nella loro “normalità” ritengono lo stupro normale (vedi esempio: il post-cena dopo aver pagato la serata alla ragazza di turno).

    Probabilmente non lo ritengono neppure “stupro” ma qualcosa di normale.. sicuramente credono che il loro comportamento non sia definibile come stupro.
    Per far il salto di “civiltà” nei comportamenti ecco quindi il richiamo all’eroe, alla persona vincente, che resiste ai richiami “primordiali” (almeno secondo quanto sembra passare dai messaggi pubblicitari).
    Quindi i soggetti delle immagini non son più semplici uomini, con un codice morale ed un comportamento sociale.. ma eroi.

  18. “Il target, a mio modesto parere, son ragazzi (16-30anni) che nella loro “normalità” ritengono lo stupro normale (vedi esempio: il post-cena dopo aver pagato la serata alla ragazza di turno”
    I ragazzi “normali” non ritengono che lo stupro sia “normale”; e se lo fanno, rientrano in quella specie psicopatologica di cui parlava Kirbmarc; dunque, non sono “normali”. In ogni caso, bisogna distinguere tra “stupro” e leggera insistenza, perché ormai non si capisce proprio più dove sia esattamente il confine. Se una, dopo aver accettato l’invito a cena, magari in un ristorante costosissimo, non te la da, la prossima volta hai imparato che devi uscire con una “escort” che, alla fine dei conti, risulta più conveniente e priva di sgradevoli sorprese. Infatti, la saggezza popolare recita che quelle che paghi, son quelle che ti costano meno. Che poi, però, le donne non si chiedano ipocritamente perché gli uomini (italiani; gli altri non so) vadano a puttane.

  19. @broncobilly: Curioso: non riesco a vedere il video, problemi di copyright.

    @catta: Sì, penso che il target sia proprio quello.
    Io, istintivamente, renderei simili persone obiettivo di una pistola caricata, per questioni umanitarie, con pallottole di gomma – non target di una campagna improntata sull’eroe. Probabilmente ha più effetto la campagna pubblicitaria, e la mia è una semplice reazione istintiva.

  20. @—>Kirbmarc“Chi stupra (e non sono solo gli abitanti dei “margini”, anzi…) ha dei gravi problemi mentali (spesso una qualche forma di psicopatia)”Non sono d’accordo. E’ vero che c’è anche questa tipologia di stupratore, che non trova collocazione in un preciso strato sociale e può ben appartenere tanto alle classi agiate come a quelle meno abbienti, ma vi sono ampi gruppi di popolazione dove lo stupro è semplice affermazione, complessivamente accettata, della gerarchia ivi presente. Nel branco, il maschio alfa può stuprare tanto la donna come l’uomo per riaffermare simbolicamente la propria dominanza, ogniqualvolta questa sia stata messa in discussione o possa essere in pericolo. Si tratta di atteggiamenti pienamente consapevoli da parte di chi li pratica e per nulla collegati a patologie psichiche, ma solo a “disagio sociale” (nel senso che è la società a provare disagio per la presenza nel suo seno di tali soggetti anti-sociali), se così vogliamo chiamarlo.In merito alla mia presunzione errata, spero tu non ti riferisca semplicemente a coloro che convivono con la marginalità, in quanto operativi in centri di assistenza di varia emanazione (tipo “Caritas” per intenderci). Quello non è vivere la marginalità; per vivere e capire veramente la marginalità, bisogna averci fatto parte, averne condiviso l’essenza, aver magari visto il tuo amico che non ha i soldi per pagare il pusher e questo gli fa il culo (spero di non andare in moderazione per questa frase) per far capire a tutti gli altri che con lui non si scherza; o il tuo compagno di scuola fatto uscire di strada, in auto, di notte, spinto dalla motrice d’un bilico, per aver osato farsi la donna del boss. E altre cose simili.
    +1

  21. @lector:
    1. Ribadisco che non ritengo tali atteggiamenti normali, ma ritengo che quei loschi individui siano convinti che i loro comportamenti siano perfettamenti normali ed adeguati alle situazioni che vivono.
    Nella loro mente, contorta patologica e quant’altro, ritengono tali comportamenti siano “normali”, ma (insisto) “normale” per i loro canoni comportamentali e valori etico-morali.

    Quindi.. “we need an hero”.. tipica americanata dell’eroe che fà la cosa giusta; sia anche solo un comportamento perfettamente sano, sociale ed etico.

    2. Non credo sia il caso star a discutere de “la normalità” e decisamente non mi voglio impelagare in una discussione di tale portata.

  22. @–>Catta
    Ok. Sono d’accordo sulla configurazione sisifica d’una discussione sulla “normalità”.
    Però t’avevo lanciato una leggera provocazione che non mi pare tu abbia colto o voluto cogliere: dove finisce il lecito e inizia l’illecito? Ossia, in simili situazioni, fin dove una donna è disposta ad accettare una corte un po’ spinta e dove invece si valicano i confini della molestia? E’ un giudizio soggettivo, che pone qualsiasi maschio nella spiacevole (e spesso socialmente distruttiva) condizione di venir giudicato uno stupratore effettivo o potenziale, oppure esistono dei parametri oggettivi che consentono di distinguere adeguatamente tra caso e caso?

  23. P.S.
    Non so negli States o in GB, ma non mi sembra che da noi il fenomeno dello stupro “dopo cena” sia da configurarsi tra quelli socialmente preoccupanti. Almeno, io non ho mai sentito ragazzi dire:”Dai, portiamole a ballare e poi le stupriamo!”, come fosse la cosa più naturale del mondo. Qualche caso sporadico assunto agli onori delle cronache, ma non più della criminalità autenticamente “di sangue” collegata ai cittadini non italiani, per quanto su quest’ultima vi sia un artato concerto della stampa volto a creare un senso di disagio diffuso tra la popolazione.
    Sarei curioso di conoscere le dimensioni di detta casistica all’estero, se tali da rendere veramente opportuna una “pubblicità progresso” come quella illustrata nel post di Ivo.

  24. @catta e @lector: Normalità è un concetto normativo – le discussioni che vogliono essere sensate sul concetto di normalità devono tenerne conto.

  25. @lector:
    Un carissimo e fidato amico che vive da tanto in Scozia racconta di come ci sia l’abitudine consolidata di far ubriacare durante il weekend le ragazze in modo da poter poi approfittarne.

    Alcuni si son specializzati nella “caccia alla sbronza”, invece di andar in discoteca e pagar da bere attendono quelle abbastanza brille all’uscita della discoteca…
    E non per pura galanteria di accompagnar a casa una donzella in difficoltà.

    @Ivo: spero potrai perdonare il mio approccio “poco filosofico” e la mancanza di conoscenza e significato di alcuni termini nel senso con cui “voi” li usate.
    Perché se con normativo si intende il fatto che ci sia una legge contro tale comportamento.. beh ci sono leggi al riguardo sia negli USA che in Europa, credo in tutti paesi Occidentali..
    (Non addentriamoci ad analizzare i paesi mussulmani.. dove vengono lapidate le donne che vengono stuprate per infedeltà al marito)

    Comunque l’applicazione della legge é discrezionale, nonostante valga il detto “la Legge é uguale per tutti”, non può contemplare tutti i possibili comportamenti.
    Se però intendi normativo, normato da morale:
    La morale é sempre uguale?

    @lector 2: non é il non cogliere la provocazione “cosa é lecito o meno”.. é che si parte per la tangente e ci siamo arrivati forse con la mia ultima domanda ad Ivo. Preferirei “restare sul pezzo” che prender ed arrivare a parlare del “sesso degli angeli”

  26. @—>Catta
    “Un carissimo e fidato amico che vive da tanto in Scozia racconta di come ci sia l’abitudine consolidata di far ubriacare durante il weekend le ragazze in modo da poter poi approfittarne.”
    Trentacinque anni fa, quando il sessantotto cominciava appena a far sentire i suoi effetti e l’emancipazione della donna era ancora più un detto che un fatto, avevo tre carissime amiche – rimaste tali ancor oggi che son diventate, rispettivamente, un’insegnante, un’imprenditrice e una dirigente pubblica – che s’ubriacavano sistematicamente ad ogni nostra festa per poter essere “approfittate” da chi interessava loro e utilizzare lo stato di coscienza alterata come alibi del proprio fare un po’ troppo disinibito rispetto a quei tempi.
    Lo definiresti “essere stuprate”?

  27. @Catta: Grosso modo, normativa è una frase nella quale c’è un giudizio di valore.
    Se io dico: “il 47% delle donne ha subito una violenza o un abuso sessuale” sto facendo una descrizione, che può essere vera o falsa (questa molto probabilmente è falsa, perché ho inventato la percentuale).
    Se io dico: “(non) è giusto che il 47% delle donne abbia subito una violenza o abuso sessuale” non sto descrivendo la realtà, la sto giudicando, e la mia frase è normativa o prescrittiva.
    La frase “molti uomini approfittano di una donna ubriaca” è una (vaga) descrizione. La frase “è normale che molti uomini approfittino di una donna ubriaca” è una frase normativa, anche se molti la prendono come descrizione sostanzialmente equivalente alla prima.

    Avevo in mente un lungo commento sulla distinzione tra frastico e neustico, ma è domenica, c’è il sole e su questo treno non va l’aria condizionata (fatto usuale, ma non normale).

  28. Scusa se Te lo dico…giá che dici che hai salvato Una tips dal fat to che nn lhai violentata e che potevi cambiare idea é da malati!fatti vedere é meglio,ma da un bravo medico!addio pazzo e pubblica memo cazzate!

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