Dove siamo?

closeQuesto articolo è stato pubblicato 12 anni 2 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Marc_Auge_NonluoghiMarc Augé; Nonluoghi, introduzione a una antropologia della supermodernità; Milano, elèuthera, 1993

Un luogo è uno spazio geografico peculiarmente caratterizzato.
Un panettiere è un luogo, non soltanto perché si possono comprare i panini al latte ma non le mele, ma soprattutto perché solo in quella panetteria lì si può trovare la focaccia croccante e c’è la commessa carina (o il commesso carino, se si preferisce) che mi sorride sempre.
Anche un cinema è un luogo: i film sono gli stessi un po’ ovunque, ma solo in quel particolare cinema ci sono le poltrone comode e c’è poca fila al primo spettacolo. E lo stesso vale per le scrivanie degli uffici: ogni impiegato la personalizza, dispone gli oggetti in maniera diversa, regola la sedia per la sua altezza; trovarsi da un’altra parte dell’ufficio non è lo stessa cosa.
Questa ultima constatazione vale un riassunto: uno spazio è un luogo se e solo c’è differenza tra essere lì o da qualche altra parte con caratteristiche simili.
Non tutti gli spazi sono luoghi. Vi sono anche i non-luoghi: spazi che non hanno nulla di peculiare.
È l’etnologo Marc Augé ad aver dedicato a questo tema le pagine più interessanti, nel saggio intitolato appunto Nonluoghi. Al centro della sua riflessione, come già nel famoso Un etnologo nel metrò, l’uomo moderno e i suoi spazi.
Questi spazi oscillano in continuazione tra i poli di luoghi e non-luoghi. Un’autostrada è un non-luogo: sempre uguale a se stessa, cambiano giusto i nomi delle uscite e il paesaggio all’orizzonte, se si ha il tempo di vederlo. Eppure questo non luogo viene marcato, personalizzato da cartelli turistici che descrivono le particolarità della zona. I supermercati, sempre uguali in tutto il mondo occidentale, ospitano reparti di prodotti tipici.
Lo stile discorsivo di Augé a volte disorienta e alla lunga stanca chi è abituato a testi più analitici, soprattutto nella parte dedicata al tema della supermodernità. Tuttavia non cessa di affascinare il lettore, che alla fine non può che essere grato all’autore per i molti spunti di riflessione.

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