16 pensieri su “Distribuire acqua fresca ai malati ridurrebbe ancora di più le spese

  1. La dice lunga su come vengono prescritte e assunte le medicine nel nostro sistema sanitario: case farmaceutiche corteggiano (al limite della corruzione) medici per indurli a prescrivere farmaci e rendere i pazienti psicologicamente (e talvolta fisicamente) dipendenti da princìpi attivi che hanno la stessa efficacia delle cure omeopatiche, spesso solo per permettere il proseguimento di stili di vita insalubri- vedi alla voce “reflusso” e “gastrite”. Un sistema che, nel caso delle malattie psichiche, è addirittura in grado di creare sindromi e diffonderle (vedere l’epidemia mondiale della depressione- nuovo mercato: l’Africa subsahariana- o il disturbo post traumatico da stress, che si verifica con particolare violenza -ma toh!- nelle zone colpite da conflitti), per poi “curarle” a suon di farmaci psicotropi.

    L’omeopatia sarà sicuramente un bluff, ma che cos’è la medicina ufficiale?

  2. Amen.

    @tomate: “cos’è la medicina ufficiale?” Precisazione: non esistono le medicina “ufficiale” e quella “ufficiosa”. Esiste *la* medicina. Che è cosa umana, e che come tale ha i suoi limiti. Il resto è un bluff. Se tu o un tuo caro vi ammalaste, ricorreresti a uno sciamano? A un cartomante? A un guaritore? No, vero?

  3. Caro Lorenzo,

    non sono certo il campione delle medicine alternative, ma sono fortemente critico del nostro sistema di salute pubblica. Quindi no, non andrò dal cartomante. Io stavo solo dicendo che se c’è tanta gente che cerca nelle medicine alternative una risposta ai loro problemi (a volte trovandolo, fors’anche per autosuggestione), forse la causa è da cercare anche in un sistema sanitario che è fortemente imperniato sulla medicalizzazione di ogni aspetto della salute della persona (prova a pensare a come avviene il parto, o a quanti esami inutili i medici di base prescrivono alla cazzo perché non vogliono prendersi responsabilità, o a quanti antibiotici prendiamo in leggerezza, abbassandone l’efficacia (v. alla voce “antibioticoresistenza”)).

    Tu forse assumi “positivisticamente” che esista una scienza medica oggettiva, imparziale e completa, cioè in grado di dirimere ogni controversia in un certo campo con (umanamente relativa) autorevolezza. Se questo è abbastanza vero per la fisica (una particella elementare prevista dalla teoria o si vede o non si vede in un acceleratore, non ci sono cazzi), non è certo vero per le scienze spurie, che vivono al liminare tra pratica e ricerca; e non è certo vero per le scienze che si occupano di sistemi complessi, come lo è la vita e il suo stato di benessere, che non è certo riducibile all’azione di qualche molecola su qualche cellula (pensa alla genomica: non è affatto vero che basta manipolare un gene per modificare un carattere, la faccenda è ben più articolata e ne sappiamo pochissimo ancora).

    Così, un ente di ricerca biomedico non è un arbitro imparziale, ma è un agente in un sistema, con in suoi interessi ed una certa ideologia. Perché diamo così tanta importanza alla cura di malattie esotiche e così poco alla prevenzione di malattie endemiche? Perché la nostra scienza medica è ossessivamente incentrata sul proseguimento ad ogni costo della vita oltre i suoi limiti di auto-sostenibilità?

    Contrariamente a quello che dici tu esistono decine di pratiche mediche che con il nostro atteggiamento scientista bolliamo come “non vere”, semplicemente perché non sono riducibili al nostro primitivo sistema di conoscenze scientifiche. Alcune, per fortuna, le stiamo imparando ad apprezzare, anche perché ci sono state persone che le hanno testate (“andando dallo sciamano”) e ne hanno verificato l’efficacia: l’agopuntura, le fitoterapiae, etc. E’ così vasto il mare di cose ignote che non possiamo permetterci di squalificare ogni altra forma di “conoscenza” solo perché non rientrano nei nostri schemi. Sono così tanti gli interessi commerciali dietro la medicina praticata nei nostri ospedali (che, mi scuserai, io chiamo “ufficiale”) che non possiamo permetterci di ritenere che sia giusta e l’unica possibile.

    PS. Se hai l’asma, prova l’olio di fegato di merluzzo. Non sarà testato in laboratorio, ma oh come funziona!

  4. @tomate

    Ti dirò, su alcune delle cose che dici sono d’accordo. Che la pratica medica abbia dei difetti, è vero. Che a volte i medici tendano a dimenticarsi dello stato complessivo di salute di una persona, anche. La medicina, “cosa umana”, non è perfetta.

    Ma da qui a dire (cosa che tu non fai, intendiamoci!) “allora rifugiamoci nelle cure omeopatiche” oppure “andiamo dallo sciamano o dal cartomante” ce ne corre.

    L’inefficacia medica dell’omeopatia è stata provata da studi scientifici: questo, per me, chiude la questione.

    Non ho l’asma e non ho niente contro l’olio di fegato di merluzzo; del resto, molte medicine hanno un’origine “naturale”: la stessa aspirina, per quanto ne so, viene dal salice, una pianta.

    Il punto è che un farmaco, per essere riconosciuto efficace, deve superare tutta una serie di prove scientifiche. Sono prove molto serie e molto lunghe.

    Hai presente Wanna Marchi? Prometteva al telefono di curare gravi malattie (tipo il cancro) con un giro di carte e un po’ di sale (e qualche migliaio di euro, si capisce).

    Ecco, quando si esce dalla medicina, quella vera, il rischio è questo.

    Ciao.

  5. @tomate: Che cosa è la malattia? E cosa la salute? E una cura? Il discorso che fai, che in parte condivido, mi sembra dipendere da una definizione forte, oggettiva, di questi concetti.

  6. Tomate

    Fatti una passeggiata in Iraq o in Afghanistan e senti il botto di una granata nelle orecchie. Oppure togliti lo sfizio di vedere un’amico che di punto in bianco salta per aria, in pezzi.
    Poi, se ti va, ricomincia pure con gli sproloqui sui bisogni indotti e sull'”invenzione” della sindrome da stress post traumatico. E va’ a vedere come veniva curata nella prima guerra mondiale, quando psicoterapia e psicofarmaci non c’erano, ma i medici trattavano gli “scemi di guerra” come bestie.

    Anche sulla depressione, cerca di dire meno fesserie. Parla con chi ne soffre e vedrai se indotto, ometto. Passa una giornata con chi sente la cappa della sofferenza continuamente su di se’ e digli che e’ tutta colpa delle multinazionali. E magari parla con tutti quei terapeuti che cercano di far capire al mondo che la depressione e’ un male reale anche se non prescrivono un farmaco che sia uno.

  7. Lorenzo,

    non c’è dubbio che se ho il mal di testa non mi faccio prescrivere niente da Wanna Marchi, e che la creduloneria è un male gravissimo che affligge gli italiani (ci sarà qualche farmaco per curarla? o forse serve un tantino in più di istruzione?).

    ivo,

    mi chiedi di essere più prudente con i termini “malattia”, “cura”, “benessere”: ma le uso solo per convenienza, perché sono le parole che si usano quotidianamente per quelle cose lì. Cerchiamo di capirci, eh, e di non fare i precisini: se hai letto quello che ho scritto capirai che sono il primo a dire che il confine tra malattia e benessere, tra dipendenza e abitudine etc. è labile, e converrai che tutto il mio discorso è una critica del sistema di certezze che la scienza medica cerca di stabilire.

    uqbal,

    non metto certo in dubbio che traumi come la guerra (e non c’era certo bisogno di tirare in ballo le granate a pochi metri dal nostro orecchio o commilitoni dismembrati, dubito d’altra parte che molti qui possano aver fatto questa esperienza) abbiano conseguenze reali e talvolta misurabili sulle persone, non dico certo che queste persone stiano bene e che se stanno male è tutta un’invenzione. Il cervello è potente. La mia critica è una critica alla classificazione di questi disturbi come malattie e alla loro conseguente medicalizzazione. E’ un’operazione enormemente arrogante e riduzionista, che non offre vere soluzioni. Negli ultimi anni stiamo scoprendo che l’Africa sarebbe letteralmente colpita da una epidemia di depressione, mentre scopriamo sempre nuove varianti della stessa sindrome: quella post-parto, quella di mezz’età, etc. In Africa quella spesso è legata delusioni amorose! Abbiamo smontato il sistema sociale in cui loro trovavano consolazione, e il problema (reale: la delusione amorosa è un fatto verissimo) diventa malattia. Cosa offriamo poi a questa gente? Farmaci e poca, pochissima, psicoterapia, che spesso serve solo come accompagnamento per l’assunzione di farmaci, che molto spesso (quasi sempre) creano dipendenza. La variegazione del mercato serve a creare nuove nicchie, nuovi acquirenti. Subito dopo le guerre dei Balcani, l’OMS ha accertato un’incidenza altissima di sentimenti di impotenza, rabbia, depressione e frustrazione. E cosa abbiamo fatto? Abbiamo sfogliato il DSM, abbiamo associato a queste cose un disturbo ben codificato, e abbiamo mandato derrate di psicofarmaci, quando fior fiore di associazioni sul campo (e non ci voleva un genio per capirlo) diceva semplicemente che a queste persone serviva vicinanza, contatto umano e la percezione che una qualche sorta di giustizia e ricostruzione era possibile.

    Vi consiglio due letture sull’unghia:

    Ivan Illich, Nemesi Medica
    Philippe Pignarre, L’industria della depressione

  8. Faccio fatica a seguire lo svolgimento di questa conversazione.

    La depressione è una malattia, come lo sono (poniamo) l’ulcera gastrica o il cancro. Si cura con farmaci e psicoterapia. Gli psichiatri sono medici.

    Il punto, mi sembra, è un altro: se si è malati (di emicrania, di depressione, di ulcera, di cancro…) si va dal medico. Punto e basta.

    Andare dall’omeopata, dal cartomante, da Wanna Marchi, dal guaritore filippino… significa solo buttare via dei soldi: quello che professano questi figuri è privo di basi scientifiche.

  9. Lorenzo,

    “La depressione è una malattia, come lo sono (poniamo) l’ulcera gastrica o il cancro. Si cura con farmaci e psicoterapia. Gli psichiatri sono medici.”

    Io dissento con ogni inciso di questa frase. E quindi non mi stupisco che tu non riesca a seguire lo svolgimento di questa conversazione. Inutile che ti spieghi qui perché. Una lettura su tutte è quella che ho consigliato sopra: L’Industria della Depressione, di Philippe Pignarre.

  10. 1.
    Tomate, per te la depressione non è un malattia. Avrai le tue ragioni. Per i medici, però, lo è eccome. Quando si parla di malattie e cure, per me, fa testo (solo) quello che dicono i medici. Questo, per me, chiude la questione.

    2.
    L’omeopatia. Vale il principio del punto precedente. Per i medici non è una cura. Questione chiusa.

    3.
    Lourdes. Ricordo di aver letto uno studio secondo cui i “miracolati” di Lourdes sono, in proporzione, meno dei pazienti guariti per remissione spontanea (rari casi di malati gravi che -indipendentemente dal loro credo religioso- guariscono spontaneamente, per ragioni ancora ignote alla scienza medica). Ancora una volta, questione chiusa.

  11. @–>Lorenzo
    Come fai a confutare l’efficacia miracolosa di Lourdes con dei dati così approssimativi e con tal sicumera, peraltro derivanti da banali statistiche?
    Leggiti Vittorio Messori (una vera autorità nel settore) e la straordinaria vicenda dell’uomo che addirittura si vide ricrescere l’arto amputato (certificata da svariati testimoni oculari, tra i quali il vescovo, due parroci, molte brave suore e santi frati) e poi ne riparliamo.
    Senza timor di Dio, mio caro Lorenzo, non si va da nessuna parte e, come dice il nostro amato papa Benedetto, non è nella scienza e nel suo turpe relativismo che l’uomo deve confidare, ma unicamente nella Chiesa del Signore, nei suoi Ministri e nell’amore che essi dispensano, perché solo in Cristo è la verità.

  12. > Questo, per me, chiude la questione.

    Allora perché l’abbiamo aperto? Hai le tue certezze, tienitele. Ma, per favore, non impugnare Lourdes contro i miei argomenti, altrimenti io tiro in ballo Hitler.

  13. @ lector

    Eh eh… Di Vittorio Messori è sublime il racconto di una telefonala dall’al di là. Un suo parente, morto da qualche tempo, gli telefonò, in piena notte. Letteralmente. Una telefonata che, parole del Nostro, diede il “la” alla sua conversione. Il racconto, inarrivabile, si può leggere su “Perché credo”.

    E il buon Vittorio si premura bene di respingere l’obiezione “scientista” che potrebbe essersi trattato di un’allucinazione o di un incubo…

  14. Si stanno effettuando alcuni studi interessanti in merito all’effetto Lourdes, leggi effetto placebo, leggi autosuggestione, leggi potere inspiegabile della nostra mente, ad esempio questo:
    un mio caro amico, M.R., soffre di una grave forma di gastrite da una vita (alcuni sospettano psicosomatica), nessun farmaco sembra aiutarlo, anzi tutti sembrano peggiorare la sua situazione, si è appellato a molti specialisti, l’ultimo dei quali gli ha proposto questo curioso approccio: “Senta, sono in possesso di un farmaco sperimentale veramente efficace per la sua forma di gastrite, è un farmaco innovativo, non ancora presente sul mercato… Sono pronto a somministrarglielo, tuttavia se Lei accetta tale terapia, è anche possibile che al contrario Le somministri un semplice placebo. Con questo approccio l’eventuale potere della sua mente sul suo corpo verrà svelato:
    M.R. potrebbe reagire alla cura lamentando effetti collaterali dannosi del farmaco in questione, ma se lo facesse, e si trattasse di un placebo, si tradirebbe, e verrebbe rispedito dallo psicologo (ma con una più consapevolezza).
    M.R. potrebbe rimanere del tutto indifferente al nuovo farmaco, in tal caso se fosse un placebo tale reazione sarebbe normale, se non lo fosse, allora sarebbe la prima vola che un farmaco somministratogli per curarlo al contempo anche non gli nuoce
    M.R. potrebbe invece reagire bene alla cura, notare dei miglioramenti, in tal caso se il farmaco è un placebo allora ritornerà dallo psicologo (con maggiore coscienza di sè), se non lo è avrà trovato il farmaco giusto e guarirà
    Grazie a questo approccio, l’eventualità di disturbi psicologici all’origine della sua costante gastrite, verrebbe completamente svelata.

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