Disobbedisco

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 2 mesi 13 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nic Davison, il proprietario polacco del ristorante Kuchnia Polska nel South Yorkshire, dovrà pagare una multa di 2000 sterline perché vendeva la birra Zweic in boccali da 0,3 e 0,5 litri, contrariamente a quanto stabilito dalla legge: la Weights and Measures, del 1988, autorizza infatti la vendita di birra alla spina unicamente in contenitori da 1/3 di pinta o multipli di mezza pinta.

Sull’articolo del Morning Advertiser1 ho trovato questa breve dichiarazione di Davison:

This is absolutely farcical. I want the law changed to give the British public the right to choose whether they want beer in pints or litres.
We clearly mark that our beer is in litres so everyone knows what they are getting. I am looking forward to my day in court because I believe Trading Standards is wrong.

È decisamente ridicolo. Voglio che questa legge venga cambiata per dare ai cittadini britannici il diritto di scegliere se bere birra in litri o in pinte.
Noi segnaliamo chiaramente che la nostra birra è in litri così ognuno sa che cosa ha ordinato. Non vedo l’ora che inizi il processo perché io credo che chi mi ha multato stia sbagliando.

Disobbedienza civile

La disavventura di Nic Davison è un buon esempio per analizzare il concetto di disobbedienza civile: la legge, la sua violazione e le intenzioni di Davison sono chiare e la faccenda è sufficientemente faceta per non alimentare sterili polemiche (già immagino i commenti se avessi scelto come esempio le leggi sull’aborto o l’eutanasia…).

Iniziamo con lo stabilire alcuni confini o distinzioni.

La decisione di Davison di non adeguarsi alla legge e continuare a usare i suoi boccali da mezzo litro è sicuramente un atto di disobbedienza civile. Lo è anche l’infrazione originale, quella che ha determinato la multa di 2000 sterline?
Dipende: se Davison ignorava l’esistenza di quella legge o se pensava che nessuno l’avrebbe fatta rispettare, la risposta è no. Non basta commettere un reato per fare disobbedienza civile nei confronti della legge che istituisce quel reato: è necessario che la disobbedienza sia finalizzata al cambiamento di questa legge. Infatti, chi trasgredisce la legge cerca, comprensibilmente, di tenere nascosto il crimine commesso; chi invece fa disobbedienza civile cerca, altrettanto comprensibilmente, di dare massima visibilità al proprio gesto.

Non vi sarebbe stata disobbedienza neppure nel caso Davison avesse organizzato una semplice manifestazione di protesta oppure una raccolta di firme, appunto perché non viene trasgredita nessuna legge (salvo il caso delle manifestazioni non autorizzate, ma in questo caso la disobbedienza sarebbe rivolta contro la decisione di non autorizzare la manifestazione, non contro la Weights and Measures).

Un atto di disobbedienza civile viene compiuto contro una specifica legge, non contro l’intero ordinamento giudiziario: se Davison avesse accolto a fucilate i pubblici ufficiali o avesse organizzato un colpo di stato, sarebbe stato un rivoluzionario o un terrorista, non un disobbediente.
Davison, infatti, attende con impazienza il processo: non si aspetta nessuna immunità. È comunque possibile che il disubbidiente si aspetti che anche poliziotti e giudici decidano di disobbedire.

In generale, un atto di disobbedienza civile è anche non-violento.

La disubbidienza incivile

La legge che ha scatenato le ire di Davison stabilisce un obbligo, e pertanto è facile disobbedire: basta fare quello che viene espressamente proibito dalla legge (in questo caso: vendere la birra a litri). Se la legge in questione, invece, stabilisse un permesso, le cose non sarebbero così semplici.
Proviamo a capovolgere la situazione: la legge consente ai ristoratori di vendere birra in pinte o in litri, come preferiscono. Nosivad è un ristoratore convinto che questa legge sia ingiusta: la birra va venduta unicamente in pinte.

Nosivad rispetterà la legge, qualsiasi cosa faccia: sia che venda la birra in litri, sia che la venda in pinte, sia che si rifiuti di vendere birra.
Come atto di disobbedienza civile, Nosivad può, ad esempio, impedire l’accesso ai locali nei quali si serve la birra in litri e non in pinte.

In questo caso, la protesta rischia di diventare particolarmente odiosa e illiberale.

  1. decisamente più dettagliato di quello del Corriere delle sera, nel quale, oltre a un titolo dalla grammatica incerta, si dimentica la k di Yorkshire []

11 pensieri su “Disobbedisco

  1. Sarebbe ora di bombardare i paesi che non usano il Sistema Metrico Decimale, piuttosto.
    Di tempo per capirla ne hanno avuto abbastanza, no?
    (ci metterei dentro anche quelli che si ostinano a dire quatre-vingt-dix-huit).
    Scherzi a parte, non fai mai la spesa? C’e’ da ridere a vedere quanto le confezioni e le dosi si complichino di anno in anno per impedire che i clienti riescano a fare i conti…

  2. Temo invece che questo non sia affatto un caso di disobbedienza civile.

    “Civile” non si riferisce a un modo non violento o liberale di contestare una legge ritenuta ingiusta.
    Neppure dice che contestare la legge con la disobbedienza e al prezzo del carcere è un diritto civile del cittadino.

    La disobbedienza civile è appellarsi allo spirito della legge o a certi principi generali impliciti o espliciti dello Stato; poi, in nome di quelli, contestare la legge violandola.
    Bada: non parlo di un modello assoluto di Stato ma allo Stato specifico con i suoi principi, giusti o sbagliati che siano.
    Uno Stato europeo è basato su una idea di superiore sovranità; gli Usa su un principio di federazione tra cittadini e poi tra stati; uno stato teocratico su una unicità di coscienza e sfera pubblica; etc. etc.

    P.e., chi contestava la segregazione razziale negli States si appellava al Bill of Rights e allo spirito della dichiarazione d’indipendenza. Insomma, riteneva di servire la nazione meglio dello stato e pensava che lo stato avesse mancato ai suoi compiti.
    Non è che, genericamente, pensasse che la legge fosse “sbagliata” o “ingiusta”.

    Se a me non piace la legge sull’aborto ma il giudizio è basato su questioni etiche o su un senso personale di ripulsa, sono fatti miei.
    Se mi oppongo per queste ragioni, non “disobbedisco civilmente”- commetto un reato.
    Se invece mi oppongo alla schiavitù perché ritengo che uno schiavo ha le stesse relazioni sociali e la stessa utilità di un libero, faccio bene: chi ha le stesse relazioni sociali, dev’essere cittadino allo stesso modo.
    Lo Stato non può stabilire diversamente, e la ragion politica mi permette di giudicare manchevole o colpevole la legge.

    Io devo quindi avere delle motivazioni politiche e civiche per oppormi lecitamente; quindi la legge contestata deve violare principi politici.

    Ora, il caso in questione viola qualche principio politico riconoscibile?
    E’ solo stramba, e dico: per un continentale, non per un inglese.
    Stabilisce in maniera convenzionale quale unità di misura si usi nel Regno Unito.
    Ma che anomalia c’è? Se in Italia un negozio usasse le libbre anziché i chili i clienti si confonderebbero e potrebbero essere frodati. Se in Inghilterra qualche pub usa i litri e qualcuno le pinte, i clienti – per altro brilli – si farebbero fregare.

    In generale, tutto ciò che è convenzionale è nella libera disponibilità del legislatore.
    Quindi, io posso contestare tali leggi, con il dubbio risultato di creare una grande confusione, ma non fare “disobbedienza civile”.
    Deve esserci qualcosa di non liberamente pattuibile o di non totalmente convenzionale perché la ragion politica permetta la disobbedienza civile.

    E infine non mi pare troppo ficcante la distinzione tra disobbedienza liberale, fatta con moderazione, e disobbedienza illiberale, che crea danno e mina la libertà altrui. Coglie sicuramente un uso lecito e uno eccessivo della d.c., ma non mi dice il discrimine tra d.c., disobbedienza per ragioni personali- come nell’obiezione di coscienza -, reato e semplice capriccio.

    ciao! Eno

  3. @Weissbach: Basterebbe indicare chiaramente il prezzo all’etto o al chilo (come avviene, non so se per legge o solo per abitudine, in Svizzera).

    @eno: Partiamo da definizioni diverse di disobbedienza civile…
    Comunque, la legge sui boccali di birra in pinte viola il principio politico del libero mercato.

    @lector: Per fortuna, almeno la sterlina segue il sistema decimale…

  4. Io supponevo che il post continuasse idealmente questo commento al post su Kelsen
    Cmnq, no: non è una questione definitoria.
    Non abbiamo, infatti, disobbedienze progettate a tavolino, bensì fenomeni spontanei.
    Se vogliamo capirli, la loro struttura va indagata, non definita o rifinita.

    Io osservo che ci sono forme di opposizione alla legge, politicamente legittime e che niente hanno a che fare con la morale.
    Chiamiamoli “disobeddienza civile” o in altro modo, non è importante.
    L’essenziale è che siano socialmente frequenti, politicamente rilevanti ed risultino, ad una analisi teorica, solidi e giustificati.

    Invece la disobbedienza di cui parli tu mi pare solo il capriccio di un singolo, senza valide motivazioni oltre a “non faccio troppo danno nella mia protesta e la legge è ingiusta”- e di certo non cambierà la storia politica inglese.
    Inoltre credo che mister Davison non protestasse per il libero mercato: io ci vedo solo il desiderio mercuriale di tenere un localino etnico con unità di misura straniere, poco note agli inglesi.

    Per il primo tipo di disobbedienza ci sono stati casi famosi.
    Il rifiuto di Thoreau, che coniò l’espressione dis.civ., di pagare le tasse per la guerra contro il messico. A suo dire, si tradiva lo spirito dei padri costituenti e pellegrini con una guerra simile.
    Le proteste e i sabotaggi contro la segregazione razziale in America. Professando l’idea che c’è un solo paese per tutti gli americani, chiedevano uguaglianza di trattamento.
    La lotta non violenta di Gandhi ugualmente era disobbedienza civile.
    I primi obiettori di coscienza parimenti fecero dis.civ.. L’obiezione di coscienza è chiaramente un’altra cosa, ma esporsi per ottenere il diritto all’obiezione ricade invece nella definizione.
    Anche il sabotaggio– malamente definito “astensionismo” – del Referendum bioetico 2004 nelle intenzioni degli artefici era dis. civ. . Sfruttando una falla della legge, ci si opponeva a un referendum che sottoponeva a voto diretto una materia- la definizione dell’individuo – per sua natura estranea al voto a maggioranza.

    Si può discutere sulla bontà dei singoli casi, ma nessuno può contestare che hanno avuto rilevanza pubblica, avevano una precisa linea teorica, avevano argomenti a sostegno della loro disobbedienza, e trattavano questioni capitali.

    Invece, voler introdurre i litri in Inghilterra, non tramite l’adozione fin dalle scuole, ma tramite le velleità di pub di birra polacca… hmm… ho capito che tu prendi una spigolatura da giornale come esemplificazione d’un tipo di problema.
    Però ripeto: il tipo di questione mi pare traballante.

    ciao! Eno

  5. @eno: Sì e no: sì, fa parte di alcune riflessioni generali sull’obiezione civile; no, non è proprio una continuazione di quel commento lì.

    C’è indubbiamente, come dici, un problema di esempio: io ho scelto questo perché volevo evitare temi “moralmente caldi” come l’aborto o la guerra. La tua obiezione è che o ha rilevanza pubblica e tocca “questioni capitali” oppure non è disobbedienza. Accolgo la parte sulla rilevanza pubblica, non quella sulle “questioni capitali”.
    Infatti ho espresso alcune perplessità sulla prima contravvenzione di Davison: se ignorava la legge o sperava di farla franca, la sua non è obiezione civile. Se fin dall’inizio intendeva trasgredire una legge secondo lui sbagliata allo scopo di abrogarla o modificarla, allora la sua è disobbedienza, per quanto i boccali di birra in litri siano una questione ridicola, se confrontata con la pena di morte o la schiavitù.

    PS: Also sprach Ivo? Conoscendoti, e immaginando la stima che puoi avere per Nietzsche, temo non sia un complimento… 😉

  6. Altre volte ho sentito parlare di “Disobbedienza Civile” , credo che potrebbe essere un modo per ribellarsi a tante cose che non vanno bene e a tanti sopprusi.
    Comlimenti per l’articolo e per le informazioni date
    saluti

  7. @Marialuisa: Ti ringrazio per i complimenti.
    La disobbedienza è sicuramente un modo per ribellarsi… al quale io preferisco la necessità di non doversi ribellare perché le cosa vanno bene (o non vanno poi così male )

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