Della prontezza sociale

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 9 mesi 21 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il quarto incontro dei seminari SIFA-FilDir (Filosofia analitica e Filosofia del diritto), dedicato agli aspetti giuridici e morali del matrimonio omosessuale, si è concluso con una domanda rimasta aperta: è vero che la società non è (ancora) pronta ad accettare il matrimonio omosessuale?

È una intuizione da poltrona,1 bisognosa di verifica sperimentale, ma io credo che molte persone siano pronte ad accettare un matrimonio omosessuale, ma non il matrimonio omosessuale.
Una singola coppia di omosessuali potrebbe tranquillamente ricevere approvazione, e questo vale anche per l’immaginario collettivo della televisione, dove in effetti vi sono più coppie omosessuali. Ma la questione del matrimonio omosessuale in generale, la possibilità di aprire (o di non chiudere) il matrimonio alle persone dello stesso sesso è faccenda percepita diversamente. In un certo senso è giusto così: gli argomenti ad hominem (ai quali sarà dedicato, secondo programma, il prossimo incontro) non sono buoni argomenti; rimane comunque curioso come certi (pseudo) argomenti non reggano un esempio concreto.

  1. Scrivo questa breve riflessione sullo scomodo sedile di un treno con il riscaldamento guasto – assimilabile a una poltrona visto che non c’è modo di condurre esperimenti, ma almeno viene meno la retorica dell’ozioso intellettuale che pigramente riflette sui massimi sistemi. []

7 pensieri su “Della prontezza sociale

  1. So che sto dribblando l’analisi centrale del post – che è interessante – ma non perdo mai l’occasione di ripetere una quanto mai opportuna analogia.
    Era pronta la società ad accettare il diritto di voto alle donne, quando fu il momento?
    In effetti c’erano molti dubbi, anche fondati.
    Ma è ovvio che spesso a certe cose ci si predispone/adatta solo quando succedono.

  2. Credo che il motivo della diversa percezione del problema sia dovuto al fatto che a livello generale, nella sua dimensione pubblica, questo argomento viene invasivamente occupato dalla politica che, come è sua abitudine per tutte le questioni, lo strumentalizza a soli fini di consenso. In questo senso, il problema del matrimonio omosessuale diventa a questo punto, purtroppo, un problema di comunicazione politica. Tutto si gioca cioè sull’uso delle parole, come tu stesso hai accennato in “Meglio gay che omosessuali”. La cosa tragica di tutto questo è che un dibattito, che dovrebbe essere serio, all’interno della società civile si trasforma automaticamente ed in una caciara mediatica nella quale vince chi trova lo slogan più accattivante e chi urla di più. Ma, si sa, questo è il modo di far politica nelle “democrazie” degli anni 2000. In particolare nel nostro paese, a quanto vedo, per la maggioranza degli italiani, è normale e accettabile che i loro problemi siano discussi in questi termini da parte della politica. Quindi, Gay Pride o no, mi sa che gli omosessuali in Italia per ora si devono rassegnare. E ve lo dice uno che è parte in causa in quanto gay-omosessuale-finocchio-ecc-ecc…

  3. perfettamente d’accordo con te. e ti dirò di più: sono convinta che co sia più apertura verso l’omosessualità maschile rispetto a quella femminile.
    comunque questo è uno di quei casi secondo me in cui la legge dovrebbe precorrere un pò la morale comune.
    un saluto

  4. La morale comune, o anche il senso comune, non sono dei monoliti, possono cambiare ed essere riorientati da una politica audace: la politica vera non è adeguamento al senso comune o ai sondaggi, pa discorso che inaugura una visione del mondo. E’ ciò che ha fatto Zapatero: prima della legge sui matrimoni omosessuali l’opinione pubblica era contraria, poi, come per magia, la grande maggioranza degli spagnoli si è detta favorevole. Perché Zapatero ha saputo dare una lettura diversa del fenomeno, radicale e innovativa, ha usato la parola chiave di “uguaglianza” e ha riorientato la percezione del fenomeno

  5. Premessa 1: quello che segue è dichiaratamente una provocazione, quindi non richiede risposta, piuttosto di essere ignorato e trascurato. 😉
    Premessa 2: Io sono un determinista convinto. 😕
    Premessa 3: Se qualcuno compie una scelta liberamente non abbiamo diritto di osteggiarla 😎

    Premessa 4: chi non concorda con la precedente premessa dovrebbe chiedersi cosa succederebbe a lui se fosse ostaggio di una morale che ne contrasta le predisposizioni 😀
    Premessa 5: Una società è libera soltanto se lo sono i suoi appartenenti. 😎

    La conclusione … ma con simili premesse forse non è neanche necessaria

    Un Sorriso

  6. @Weissbach: La società italiana, nel ’46, probabilmente non lo era. La società svizzera ha invece avuto tutto il tempo di abituarsi, concedendo il voto alle donne nel 1971 (appena 78 anni dopo la Nuova Zelanda).
    Il voto alle donne, comunque, discende da “banali” considerazioni di parità di diritti – che il popolo sia pronto o meno.

    @Filopaolo: Purtroppo sono d’accordo con la tua analisi e la tua conclusione: “mi sa che gli omosessuali in Italia per ora si devono rassegnare”.
    Una curiosità alla quale puoi non rispondere: se potessi, ti sposeresti?

    @troubledsleeper: Non ho idea sulla diversa percezione dell’omosessualità maschile e femminile; potrebbe essere un tema interessante.

    @filopop: Zapatero poteva anche fallire: non è detto che una legge venga accolta.

    @il più Cattivo: No, non è necessaria.

  7. No Ivo, non mi sposerei. Non credo “per principio” che un legame affettivo si perfezioni o acquisti semplicemente alcunché di positivo se viene confermato burocraticamente. In fondo, se pensiamo all’origine dell’istituzione del matrimonio presso le società antiche come quella greca e quella romana, è palese che veniva considerato un accordo di natura prevalentemente economica che fu istituito dalle classi abbienti per regolare i loro interessi; il fatto che con specifiche leggi sia stato imposto anche a tutti gli altri membri della società come regola generale delle unioni fra uomo e donna, anche a quelli che non avevano alcun interesse da gestire attraverso l’imparentamento con altre famiglie, non ne fa certo un’istituzione “naturale”. Di naturale c’è soltanto il bisogno affettivo di legarsi, spesso solo temporaneamente, ad un’altra persona, e questo non ha bisogno di certificazioni dell’autorità. Ciao.

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