Dare a Cesare quel che è di Cesare

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 11 mesi 14 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

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L’autore misterioso altri non è che Cesare Beccaria.
La citazione completa, tratta ovviamente da Dei delitti e delle pene, con in corsivo la parte estrapolata e modificata, è:

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.

Per il marchese Beccaria la pena di morte può essere ammessa per questioni di ordine pubblico (anche se limitatamente ad alcune situazioni particolari, come le rivoluzioni e le rivolte) e per deterrenza.

Un argomento utilitaristico, oggi molto diffuso. George W. Bush, durante il confronto con Al Gore per le presidenziali del 2000, rispose così alla domanda se crede che la pena di morte sia un deterrente efficace:1

Sì, io credo che sia l’unica ragione per essere favorevoli alla pena di morte. Non credo che si dovrebbe sostenere la pena di morte per cercare vendetta. Io non credo che sia giusto. Io credo che il motivo per sostenere la pena di morte sia perché salva la vita di altre persone.2

Un argomento utilitaristico che Kant respinge fermamente. La pena di morte è un dovere nei confronti del reo, non delle altre persone. Uccidere qualcuno per dissuadere altre persone sarebbe una inaccettabile deroga all’imperativo categorico. Mi stupisce, quindi, che Kant abbia ricevuto così tanti voti. Immagino sia dovuto al fatto che Kant viene ricordato come un sostenitore della pena di morte – indipendentemente dai motivi per cui la ritiene necessaria –, mentre Beccaria come un abolizionista convinto.

Come si è imposto questo mito storiografico?
Per i dettagli rimando al bel libro di Italo Mereu, La morte come pena; qui cito solo alcuni passaggi:

Non si può parlare della pena di morte nel Settecento senza iniziare il discorso da Cesare Beccaria. Il suo nome è associato a quello Dei delitti e delle pene, ma è legato «come per incantamento» alla lotta per l’abolizione di quella pena. Anzi è proprio per questo che, oggi, il suo libro è considerato da molti quasi una bandiera. E le bandiere non si leggono ma si salutano sull’attenti. Il che è giusto e sbagliato allo stesso tempo. (p. 97)

Accanto al Beccaria «illuminista», c’è poi il Beccaria da leggenda. È un mito «nazionalista» ed «umanitario» creato nella seconda metà dell’Ottocento, e dove la vita e le opere del Nostro sono trasfigurate da una luce romantica. (p. 109)

Mereu cita come vero abolizionista il costituzionalista Giuseppe Compagnoni:

Compagnoni fu il primo e l’unico in Italia a sostenere, nel 1792, il diritto all’emancipazione giuridica per gli ebrei; fu tra i primi a parlare di unità e d’indipendenza per l’Italia; fu il primo a parlare di assoluta parità fra i sessi e a proporre una forma diversa di matrimonio non come «unione costante» ma come «unione di fecondità»; fu tra i primi a parlare (e a votare) per la separazione assoluta fra potere temporale e potere spirituale; fu il primo a teorizzare compiutamente di una repubblica democratica parlamentare; fu tra i primi a parlare di referendum popolare e a sostenere la necessità che il diritto costituzionale fosse insegnato nelle scuole a cominciare dalle elementari; fu il primo italiano (Compagnoni e non, come comunemente si crede, Beccaria) a negare alla società il diritto d’uccidere. (pp. 111-112)

Il titolo del post è tratto da un commento di paopasc.

  1. Do both of you believe that the death penalty actually deters crime? – La domanda, ovviamente, è indirizzata anche ad Al Gore, che si dichiara un convinto sostenitore della pena capitale. []
  2. I do, that’s the only reason to be for it. I don’t think you should support the death penalty to seek revenge. I don’t think that’s right. I think the reason to support the death penalty is because it saves other people’s lives. []

5 pensieri su “Dare a Cesare quel che è di Cesare

  1. Ho votato Kant, decidendo a naso. In effetti sono molto ignorante sull’argomento: a scuola avevo un professore innovativo che ha creduto opportuno saltarlo a piè pari. Beccaria sarebbe stata l’alternativa (ha messo Beccaria per ingannarmi, o perché pensa che non lo sceglierò?)

  2. @Galliolus: Il test non ha, ovviamente, valore statistico, ma è comunque interessante che Beccaria sia arrivato primo: vuol dire che il mito non è così diffuso come crede Mereu.
    Quanto a Kant: il pensiero politico viene solitamente affrontato dopo quello epistemologico e morale – quindi, per le mie conoscenze, alle superiori non ci si arriva mai!

  3. Grazie per la citazione Ivo.
    Vedi che quel libro l’ho preso anch’io (ma è fermo lì, non letto, poverino…). Mereu dice una cosa giusta, ricordando Compagnoni, per me illustre sconosciuto (forse dovuto anche a certa mia labilità mnemonica). E una domanda sorge ecc. ecc.:
    quanti illustri sconosciuti o poco conosciuti hanno previsto ipotizzato prefigurato concetti che ora diamo (quasi) per scontati? e quanto spesso, come nel caso di Beccaria (nel quale, detto per inciso, non scorgo incoerenza) gli autori assurti a simbolo sono conosciuti solo per un’esigua parte del loro pensiero?
    Quanto alla pena di morte, è sicuro che nei casi in cui Beccaria la condannava (che sono tutti quelli odierni), per quelli che la prediligono non sia solo questione ‘di risparmiare sul costo del mantenimento? La vendetta che desidera occhio per occhio si dà solo alle vicende personali o alle forti empatizzazioni. Chissà se è il caso dei suoi assertori.

  4. @Stefano: Sono troppo pigro! E poi non so quanto sia diffuso fuori dall’Italia, questo mito.

    @paopasc: La citazione era un atto dovuto: troppo bella per non utilizzarla!
    Penso siano molti i personaggi come Compagnoni, del resto la storia è fatta così!
    Anche nel mio caso il testo di Mereu è rimasto a lungo chiuso nella libreria… Curiosa coincidenza. Ne consiglio caldamente la lettura.

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