Corso di filosofia per pubblicitari

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 9 mesi 29 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Questo spot pubblicitario della Volkswagen è un ottimo esempio della differenza, sviluppata da C. S. Peirce, tra token e type.

Il type, qui, è il modello di automobile, in questo caso la Golf, che ha percorso alcuni bilioni di chilometri, ha avuto qualche milione di proprietari e così via; il token, invece, è la singola auto che i dirigenti si augurano fortemente voi vogliate acquistare.

6 pensieri su “Corso di filosofia per pubblicitari

  1. Sicuro che il type possa percorrere chilometri?

    Il type è astratto, il movimento è concreto.
    Direi piuttosto che il viaggio di tutti i token appartenenti a quel type è di miliardi di chilometri.

    “Astratto” e “collettivo” non sono la medesima cosa, come si coglie facilmentes.
    L’homo erectus ( astratto, specie ) si è evoluto nell’homo sapiens ( astratto, specie ).

    L’homo erectus intesto come l’insieme di homines erecti, diversamente dagli X-men e dai supereroi morsi da un ragno, non si è evoluto affatto: sono morti tutti.

  2. @eno: E soprattutto ad essere in vendita sono i token, non il type! (a meno che la VW non stia cercando un’altra casa automobilistica alla quale vendere i progetti, ma non credo sia questo il caso).
    Insomma, ho scritto una vaccata.

    Tuttavia, non credo sia del tutto scorretto affermare che il type abbia percorso miliardi di chilometri. Nello spot si stanno presentando delle credenziali, dei motivi per acquistare un auto, e i chilometri percorsi dalla collettività dei token sono interpretabili come una credenziale del type: è come se dicessero “guardate, tutti i token venduti hanno macinato miliardi di chilometri, avuto milioni di proprietari ecc., è un ottimo type, acquistate anche voi un token!”.
    Un po’ forzato, me ne rendo conto, ma devo pur cercare di giustificarmi! 😉

  3. No, è sensato ciò che dici, ma bisogna abbandonare la divisione type/token.

    E’ una osservazione fatta da Mises e riportata in un saggio di Barry Smith sui beni economici materiali( alcuni ).
    Quando si considerano gli scambi e gli acquisti di automobili, zappe e televisioni, non conta l’oggetto fisico in sé.
    Io non voglio quell’insieme di ferro e vetro, ma la velocità, il trasporto e la comodità che lo strumento garantisce.
    Il progetto, se vogliamo: l’eidos dell’utensile non definisce solo l’oggetto ma comporta anche la sua procedura d’utilizzo.

    A certe condizioni noi potremmo anche prescidere del tutto dal sostrato materiale dell’utensile.
    Per dire, forza quattro può essere giocato anche solo verbalmente se la griglia è piccola e la nostra memoria è buona.
    Ciò è reso possibile dal fatto che la griglia di forza quattro è convenzionale per il gioco.

    In altri casi no, perché il trasporto presuppone una efficacia fisica e causale e dunque materiale legato a leggi non convenzionali.

    Capirai però che se questo eidos, questo progetto non è solo ciò che distingue l’oggetto, ma anche le sue modalità d’uso, il telos, usciamo parecchio dal sentiero del type/token.

    …oppure no? Peirce non lo conosco.
    ciao! 😀

  4. @eno: Peirce è terribilmente ricco e complicato. Bisognerebbe andare a spulciare i testi e, per una semplice pubblicità della Golf, non mi sembra il caso… 😉

  5. Che fosse ricco di dettagli, l’avevo già udito, ma spero non nel senso con cui è additato a cattivo esempio…

    Cito una docente:

    Molte complicazioni nascono spesso dalla volontà di semplificare. Dove il senso comune vede due cose, il professore analista fa acrobazie per vederne una sola, dato che uno è più semplice di due, ed entia non sunt multiplicanda (in cambio introdurrà forme e specie e sottospecie di quell’uno). Sembrerebbe trattarsi di trovare un minimo comun denominatore come in aritmetica, o una legge come nelle scienze. Ma il filosofo non lo chiama così perché sa benissimo che si tratta di una semplice analogia. Nessuno ignora l’efficacia dell’unificazione riduttiva nelle matematiche e nelle scienze; meno incontrastabile e più pericolosa quell’estrapolazione nella metafisica (dove la sua necessità diventa tanto problematica da rendere problematica la metafisica); del tutto precaria e arbitraria infine in un’analisi fenomenologica. L’applicazione del rasoio di Occam qui elimina, al limite, le classi, ma moltiplica le sottoclassi, e conclude in un entia multiplicanda (come mostra la selva ossessiva di distinzioni di Peirce).

    Decine e decine di studenti iniziano la loro carriera universitaria con l’ammonimento a non complicare la realtà per cercarci semplicità fasulle.
    Spero che Peirce sia solo uno spauracchio mitizzato, ma capirai perché non ho occasione di studiarlo a Trieste.
    ciao! 😀

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