Spilli

La normalità

(Ogni tanto mi ricordo di aggiornare anche questo blog e non solo la newsletter settimanale)

Sembra così normale, la guerra, di questi tempi: non è più l’evento estremo, quello che rompe l’ordine delle cose, ma è semplicemente una delle possibilità – alla quale occorre prepararsi.
Era un’illusione pensare l’eccezionalità della guerra? Per certi versi sì, per altri no.

Un campione di 176 stati esaminati lungo tutto l’arco di tempo 1816-2001 genera uno spettro di possibili interazioni bilaterali, anno dopo anno, pari a un totale di 517.251: la guerra ricorre in 1.010 (0,2%). La guerra è un’eccezione, non la regola. Ma è vero che prima o poi tocca alla maggioranza degli stati (60%) – non a tutti – e rappresenta un’esperienza tristemente memorabile. Così come i litigi e le risse non sono la normalità nella vita di tutti i giorni. Ma prima o poi toccano un po’ a tutti. La vita di stati e persone per la maggior parte del tempo si svolge sui binari della fiducia reciproca e della convivenza pacifica.

Marcello Flores, Giovanni Gozzini, Perché la guerra, Laterza 2024

Pensieri inutili

Tradizioni millenarie

Nel 2019 Luigi Di Maio, che all’epoca era vicepresidente del consiglio, scrisse in una lettera a Le Monde che la Francia ha una “tradizione democratica millenaria”. Venne comprensibilmente preso in giro: la tradizione democratica francese ha un paio di secoli al massimo e a esser generosi, ovvero ignorando Napoleone, la restaurazione borbonica e Napoleone III.

Poche settimane fa, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha affermato, in un videomessaggio a proposito del recente riconoscimento da parte dell’UNESCO, che la cucina italiana “custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione”. Non ho letto reazioni particolari, a questa dichiarazione. Eppure è un’affermazione altrettanto ingenua di quella di Di Maio: un millennio fa buona parte degli ingredienti alla base della cucina italiana semplicemente non c’era, la Pizza Margherita deve il suo nome a una regina vissuta alla fine dell’Ottocento, la pasta alla carbonara è nata dopo la Seconda guerra mondiale e questo per limitarmi alle prime cose che mi sono venute in mente rispetto a un “patrimonio millenario” che direi in molti casi non arriva al secolo.

Perché questa disparità di trattamento?
In parte credo sia dovuta a quella cosa che chiamano “capitale politico”. Di Maio ne aveva pochissimo e non gli si concedeva nulla, infierendo anche più del dovuto: è estremamente improbabile che collocasse la Rivoluzione francese in pieno Medioevo mentre è quasi certo che, senza riflettere più di tanto sulle parole usate, abbia scritto “millenario” come a un altro modo per dire “importante”.
Meloni, invece, di capitale politico ne ha tanto e anche chi è all’apposizione non perde tempo a criticarla su questioni tutto sommato di poco conto.

Credo ci sia anche un altro aspetto. L’anno della Rivoluzione francese fa parte di quelle conoscenze di base che chiunque dovrebbe avere; l’origine della carbonara è invece una curiosità e sospetto che lo sia anche l’origine americana di mais, patate e pomodori. Il che, sia chiaro, ha senso: per quanto sia sempre difficile, e imbarazzante, stabilire quali conoscenze siano più importanti di altre, direi che l’origine dei sistemi politici e istituzionali batte quella delle ricette. Non fosse che – ed è proprio il riconoscimento UNESCO per come è stato presentato dal governo italiano – i due aspetti sono collegati e contribuiscono a formare un’immagine del mondo nel quale viviamo.