Ostacolare il progresso

Mesopotamia, qualche millennio prima di Cristo.

Alalgar: Buongiorno, Alulim.

Alulim: Buongiorno, Alalgar.

Alalgar: È molto tempo che non ci vediamo.

Alulim: Lo so, lo so, è che ultimamente ho molto da fare.

Alalgar: È sempre così: appena uno fa un po’ di soldi si dimentica degli amici…

Alulim: Soldi? Magari, caro Alalgar, fossi diventato ricco come tu sembri credere! Continua a leggere “Ostacolare il progresso”

Una tecnologia disumanizzante

Lamentarsi delle fototessere è un classico. I racconti di infernali macchinette in grado di trasformare innocenti ragazzine, tanto carine dal vivo, in orrende creature che, al confronto, le erinni sembrano le finaliste di Miss Universo, questi racconti, dicevo, sono simpatici ma, tutto sommato, un po’ ripetitivi.
Non vi narrerò quindi del mio nuovo abbonamento, che è mio solo per il nome stampatoci sopra, dal momento che la fotografia è quella di un probabile terrorista o di un serial killer.

Non una riflessione sugli inganni delle fotografie, quindi, bensì una riflessione sugli inganni della tecnologia: l’onnipresente tecnologia che controlla anche le macchinette delle fototessere. Tecnologia dal volto umano, o meglio: dalla voce umana: «Scegli il formato che preferisci». Cacchio, devo fare un abbonamento, la normalissima fototessera: cosa me ne faccio del ritratto? «Preparati: stiamo per scattare la prima foto.» Bene. «Uno… Due… … … …» E mentre pensi a che fine abbia fatto il tre?, strani congegni si mettono in moto e un flash ti illumina. «Questa è la foto scattata: se va bene, premi il tasto verde per stampare, altrimenti preparati per un altro scatto.» Non hai neppure il coraggio di guardare. «Uno… Due… … … …» Questa volta non ti lasci fregare, ma il risultato non cambia di molto: terzo tentativo. E qui arriva la malvagità della tecnologia: il terzo tentativo è anche l’ultimo, ma nessuno lo dice, prima.

La tecnologia ti illude di avere tutto sotto controllo, ti lascia credere di poter fare tutto, di poter risolvere tutti i problemi: credi di poter avere una fototessera nella quale non sembri appena uscito da un incontro di pugilato, ma non è così. E finché l’inganno si limita alle fotografie che ti ritrovi sull’abbonamento, poco male: il problema è che sulle illusioni della tecnologia si costruiscono, ad esempio, politiche energetiche.

Tecnologia verde, tecnologia grigia

Freeman Dyson ha scritto un bell’articolo per la New York Review of Books: Our Bioetech Future.

Cercando di riassumere in poche righe un articolo di una decina di pagine, Dyson propone una analisi delle tanto temute biotecnologie basandosi su un confronto con le altre tecnologie, ad esempio l’informatica.
La paura di HAL9000, il computer impazzito di 2001: Odissea nello spazio, viene superata quando i computer hanno cessato di essere presenti nei laboratori e nelle sedi delle grosse aziende e sono finalmente entrati nelle nostre case.
Similmente, Dyson prevede che parte dell’attuale diffidenza verso le biotecnologie finirà quando esse entreranno nelle nostre case permettendoci, ad esempio, di “disegnare” piante e animali in base alle nostre esigenze. Continua a leggere “Tecnologia verde, tecnologia grigia”

Problemi di comunicazione

Per accedere a questo sito è necessario compiere una scelta:
Flash o HTML?

Flash o html?
Lasciando da parte il supereroe dei fumetti, per moltissime persone il flash è semplicemente quello della macchina fotografica, e la scelta da compiere è più enigmatica dell’amletico “Essere o non essere?”.
Per quale motivo una persona che vuole visitare un sito qualsiasi (non un sito di tecnologia, per il quale forse sarebbe lecito presupporre un certo livello di conoscenze informatiche) deve sapere che cosa significano le parole HTML e FLASH?

È come se un grosso cartello informasse i clienti di un benzinaio che il carburante è per “motori termici di tipo volumetrico ad accensione comandata”. Uno cosa fa? Prende la bicicletta: troppe cose da sapere, per usare l’auto.

Una miniera di teologia (Lost in translation 4)

Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e uno tra i più importanti teologi italiani, presenta, nelle pagine di Avvenire, un interessante parallelismo tra teologia e informatica.
Questa due attività umane sono strettamente imparentate tra loro, e Forte ha buon gioco a mostrare che la logica di fondo della teologia è la stessa dell’informatica. Peraltro, è la logica di fondo di ogni attività umana, e quindi il legame di parentela tende un pochino a sfumare.

L’articolo è molto interessante, tuttavia è viziato da un piccolo errore: l’argomentazione si basa sull’utilizzo, in ambito informatico, di alcuni termini della teologia: “salvare”, “convertire” e “giustificare”. Sulla conversione nulla da dire, ma giustificare, nel senso di allineare le righe di testo alla stessa lunghezza, è termine della tipografia, non dell’informatica. “Salvare”, inoltre, è una brutta traduzione dell’inglese “Save” che sarebbe più corretto tradurre con “registra”: e tanti saluti alla teologia, perché “registrare le anime” è oscena burocrazia dello spirito.

Nostradamus è un pivello: previsioni di Apple iPhone

Quando gli iPod si potevano usare solo con un mac, io ero convinto che mai Apple li avrebbe resi compatibili con Windows. Avevo un ottimo motivo: il prodotto, ossia la vendita con la quale Apple guadagna davvero non era l’iPod, ma il computer. L’iPod era un accessorio, un motivo in più per acquistare un mac.
Tuttavia Apple pensò di poter vendere qualche tonnellata di iPod per Windows, e rese il suo lettore mp3 compatibile. Continua a leggere “Nostradamus è un pivello: previsioni di Apple iPhone”

Tecnica e religione

La religione nell’era della tecnica: è questo il tema di una interessante puntata della trasmissione Fiumi dell’eden, con intervista ad Emanuele Severino ed Umberto Galimberti.
Entrambi gli autori sono convinti che la relazione tra tecnica e religione non possa che essere conflittuale, e che alla lunga il vincitore del conflitto non potrà che essere la tecnica, anche se al momento la religione, o meglio la religiosità, sembra avere una certa reviviscenza.
La religione è dunque destinata all’eclissi?
Può essere. Intanto nasce Googlism, o la Chiesa di Google (The Church of Google), con tanto di Sacre Scritture, gli irrinunciabili dieci comandamenti e, ovviamente, la dimostrazione che Dio esiste e si chiama Google.
È chiaramente uno scherzo. Però uno scherzo sul quale riflettere.

Ringrazio Fulvia Leopardi per la scoperta della Church of Google.

Che cosa è un blog?

Socrate: Posso farle una domanda?

Interlocutore: alzando gli occhi al cielo – Ho un brutto presentimento.

Socrate: Come scusi?

Interlocutore: Dicevo che ho un brutto presentimento: da lettore dei dialoghi di Platone so bene che, quando Socrate pone una domanda, il poveretto che viene interrogato fa sempre la figura del pirla.

Socrate: Platone amava scherzare. E poi sono passati duemila e cinquecento anni: le cose cambiano.

Interlocutore: Va bene, le voglio credere: ponga pure la sua domanda.

Socrate: Perfetto: che cosa è un blog? Continua a leggere “Che cosa è un blog?”

Contro la convergenza

Quando due cose diverse si muovono nella stessa direzione, si ha la convergenza: due strade convergono nel senso che conducono allo stesso punto, i desideri di due amanti convergono sulla stessa persona, nel senso che entrambi sono innamorati della stessa persona, e così via.

In tecnologia, si ha convergenza quando due tecnologie diverse, nate per scopi diversi, permettono di compiere azioni simili se non identiche.
Guardare un DVD con il computer è un esempio, molto banale, di convergenza.

La convergenza, aprendo nuove possibilità di utilizzo, è un’ottima cosa. Come tutte le buone cose, tuttavia, c’è chi ne abusa e chi, soprattutto, tende a ipostatizzare la convergenza, teorizzando un roseo e paradisiaco futuro di convergenza totale e assoluta.
Ecco perché, in certi casi, bisogna dirsi contro la convergenza: per salvarla dagli eccessi, dalle idealizzazione e dalle incomprensioni. Continua a leggere “Contro la convergenza”