Colazione con Tiziano Ferro – o della musica che non ti aspetti

Ho fatto colazione al bar, stamattina. Da solo. E ho fatto un’esperienza strana – strana per essere il 2020, ma perfettamente normale qualche anno fa. Ho ascoltato musica che non avevo scelto.

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Ma poi che cos’è una fake news? Un apostrofo rosa messo tra le parole “documentati”

Sui social media mi sono imbattuto nella versione Bacio perugina del celeberrimo “bacio apostrofo rosa t’amo” di Rostand.

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Uno schioccare di dita

C’è un pensiero che continua ad arrovellarmi, dopo aver visto Avengers endgame. 1

Ora, già nel precedente film la conta degli scomparsi era realisticamente di molto superiore alla metà – perché un conto son quelli letteralmente ridotti in polvere dallo schiocco di dita di Thanos, un altro son quelli morti per i vari incidenti seguiti alla scomparsa. Incidenti per metà delle automobili in circolazione, un quarto degli aerei (contando il copilota, ammesso che lui e il personale dell’aeroporto abbiano il sufficiente sangue freddo per l’atterraggio), più navi, elicotteri, treni, metropolitane, autobus senza dimenticare centrali nucleari, dighe eccetera.
E tutto questo ammettendo che il sistema economico continui a funzionare, che nelle fattorie si continui a coltivare la terra, che qualcuno rifornisca le fabbriche di materie prime e distribuisca i prodotti, eccetera.
Insomma, secondo me è facile azzardare che, tra polverizzati da Thanos, morti immediatamente in incidenti e morti di inedia nelle settimane successiva, almeno due terzi dell’umanità non ci siano più. E temo sia una stima molto conservativa.

Abbiamo quindi una popolazione mondiale di due-tre miliardi di persone che con difficoltà si riorganizza, ricostruisce una società.
Passano gli anni – cinque, per la precisione, e non sono pochi – e gli Avengers riescono a procurarsi le gemme dell’infinito: un altro schiocco di dita e 4 miliardi di persone ritornano come se nulla fosse. Il problema non è tanto ritrovarsi la figlia di cinque anni che ne ha dieci e chiama qualcun altro mamma e papà, ma dove alloggiare – se ti va bene hai una casa abbandonata da cinque anni, se ti va male è abitata da altri, se ti va malissimo è diventata una discarica tossica con le macerie dalla Grande scomparsa –, cosa mangiare, cosa bere, che medicine prendere. Perché, anche stimando una crescita demografica, tutto il sistema produttivo è dimensionato per poco più di tre miliardi di persone – e improvvisamente hai sette miliardi di bocche da sfamare, di corpi di curare e vestire.

Insomma, un’altra catastrofe e se per numero di morti il secondo schiocco di dita è forse inferiore al primo, è sicuramente maggiore per sofferenza. E gli Avengers sono i buoni.

  1. Breve premessa per chi non ha visto gli ultimi due cinefumettoni Marvel: Thanos, preoccupato per l’incontrollata crescita demografica, decide di far sparire metà degli esseri viventi – perlomeno quelli senzienti – della galassia. Gli Avengers non riescono a fermarlo, ma cinque anni dopo riescono a far tornare in vita tutti quelli cancellati.[]

Non sono antirazzista, ma…

Uno si distrae un attimo e si ritrova senza parole.

Era lì. Ed era una bella parola: antirazzismo. Sì, c’era chi sosteneva che non bisogna essere “contro” ma “per” e che il vero valore era un altro – l’integrazione, il rispetto, la tolleranza, l’uguaglianza, fate voi. Ma la realtà è che l’antirazzismo marcava un limite, escludeva un concetto dallo spazio pubblico, dichiarandolo socialmente inaccettabile: non era possibile sostenere le proprie opinioni, o le proprie azioni, con l’idea che gli esseri umani siano divisi in razze con caratteristiche stabili e definite.
E questo, secondo me, era un bene. Continua a leggere Non sono antirazzista, ma…

Le parole sono importanti

È il mio momento Nanni Moretti, quello in cui mi viene voglia di urlare “le parole sono importanti!”.

Accade che in Ticino si discuta della promozione di un poliziotto condannato per aver condivido post nazisti su Facebook. Sul merito non ho voglia di pronunciarmi – mi limito a osservare che, dovesse essere effettivamente promosso, non potrei non guardare con diffidenza e un po’ di timore tutti i sergenti maggiori della Cantonale – ma, come Nanni Moretti, lasciatemi urlare un “le parole sono importanti”. Continua a leggere Le parole sono importanti

Macerie civili

Di rimbalzo la stragrande maggioranza dei quotidiani riprende la succosa vicenda e la quasi totalità di essi non vuole essere da meno nell’iniettare olio lubrificante nei cingoli delle già roboanti ruspe, fors’anche perché orfane, le redazioni dei giornali, del commento di un giurista, di un avvocato, di un laureato in giurisprudenza o persino di uno studente del terzo anno di legge, che possa rendere chiaro come nella notizia del risarcimento danni a favore del nomade non ci sia proprio nulla di straordinario, d’eccezionale o di paradossale. Almeno in uno Stato di diritto che si regge sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e che non fa differenza, quando si tratta di salvaguardare la vita e la salute degli esseri umani, se a rimetterci la pelle o a finire sulla sedia a rotelle sia un cittadino, uno straniero regolare o irregolare, un evasore o qualcuno che ossequia puntualmente le vessazioni fiscali […].

Rocco Todero, “Ruspe sullo Stato di diritto“, Il Foglio

Le tradizioni e il passato

La forza di una tradizione non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente. O addirittura dal fatto che si comincia a insegnarne o a diffonderne i contenuti nel presente, come avviene nel caso delle tradizioni inventate. Nella versione semplificata di questo concetto, una tradizione viene ritenuta tanto più solida quanto più è antica, ovverosia, per restare in metafora, quanto più la sua radice affonda nel passato. Non è esattamente così. Una tradizione è tanto più solida tanto quanto più lo è l’intelaiatura che la sostiene nel presente – cioè quanto più si continua a ripetere e a insegnare che essa è forte e antica.

Maurizio Bettini, Radici. Tradizione, identità, memoria, Il Mulino, 2016

Terra piatta, cervello fino

Mappa della Terra piatta di Orlando Ferguson (1893)

Alan Burdick è andato, per il New Yorker, a un convegno di terrapiattisti, incontrando quelle “persona normali con uno sguardo anormale” (è la definizione di uno degli orati del convegno).

Un reportage molto interessante, che vale la pena leggere con attenzione per capire il (relativo) successo di una simile convinzione.

Interessante scoprire che, a fianco dei cospirazionisti convinti – ci ingannano su 11 settembre, vaccini, sbarco sulla Luna, perché dovrebbero dirci la verità sulla forma della Terra? – e dei religiosi che prendono alla lettera la Bibbia, ci sono gli “scientifici”, quelli che non si fidano della versione ufficiale e vogliono fare gli esperimenti, verificare questa teoria, scoprendo così il grande imbroglio.

Credo sia importante capire come mai delle persone attente e curiose, alcune delle quali si cimentano in esperimenti anche ingegnosi, 1 arrivano a rifiutare una delle più longeve verità scientifiche che abbiamo. Come mai queste persone, che potrebbero essere non dico ricercatori professionisti ma quantomeno appassionati di scienza, sono arrivati lì, ad applaudire una che dice che “la scienza è una scusa per essere stupidi”? 2

  1. Ingegnosità che non esclude l’ingenuità, ovviamente.[]
  2. “Science is really an excuse for people to be stupid”. Affermazione peraltro non del tutto disprezzabile, visto che la scienza permette di conoscere cose che mai uno avrebbe scoperto da solo, ma chiaramente non era questo il senso dell’affermazione della terrapiattista.[]

Lo stile del disgusto

Rabbia, disgusto, paura… è normale che atti coma la pedofilia suscitino emozioni forti.
È, o almeno dovrebbe essere, un po’ meno normale lasciarsi trasportare a queste emozioni, augurando le peggio cose a chi è anche solo sospettato di questi atti e auspicando la reintroduzione di torture e pena di morte. Ma si sa che capita, soprattutto sui social media, per cui non mi hanno stupito i vari “bestia!”, “buttare via la chiave” e “castrazione!!!” a corredo della notizia di un processo per atti sessuali con fanciulli (questo il reato secondo il codice penale svizzero).

Quello che mi ha stupito è la persona che ha deciso di manifestare il proprio disgusto con una gif animata presa da un reality show:

Come Facebook può influenzare le elezioni. E senza fake news

fishing-1081734_1920Il dibattito su politica e social network è tutto concentrato sulle fake news, 1 ma mi è venuto in mente un altro sistema – estremamente banale – con cui Facebook (e probabilmente anche Twitter e Google) potrebbero influenzare il risultato delle prossime elezioni. E questo senza manipolare le opinioni, senza spostare gli utenti un po’ più a destra o a sinistra – oppure sopra o sotto, visto che ormai vanno di moda i grafici politici bidimensionali – proponendo contenuti ad hoc, veri o falsi che siano. Continua a leggere Come Facebook può influenzare le elezioni. E senza fake news

  1. Sì, lo so: ‘fake news’ è ormai una parola improponibile, da quanto è abusata.[]