Magnamoralia

Tu chiamale se vuoi illusioni

Sono sempre più numerose le ricerche sulle cosiddette illusioni cognitive: dall’economia alla medicina passando per politica e informatica, è facile imbattersi in articoli che affrontano quelle che potremmo chiamare distorsioni della nostra facoltà di giudizio.

Un esempio: molti sono convinti gli immobili siano un buon investimento (“investire nel mattone è sempre una buona cosa”). Secondo alcuni questo giudizio è (in parte) viziato dalla non ottimale memoria dei prezzi: trattandosi di grossi importi, ci ricordiamo meglio quanto valeva una casa venti o trent’anni fa, mentre ricordiamo con più difficoltà quanto costavano un caffè, un libro o altri beni decisamente più economici delle case.

La domanda che anima questo post è: perché parlare di illusione e non di un semplice errore? Continua a leggere →

Pensieri inutili

Il bottone magico

Su You Are Not So Smart dedicano un interessante articolo sui pulsanti placebo, pulsanti che non fanno assolutamente nulla. A volte sono pulsanti che facevano qualcosa, ma adesso non servono a nulla e rimuoverli costerebbe troppo; altre volte sono pulsanti che fanno qualcosa, ma solo in circostanze particolari; altre volte sono pulsanti messi lì con l’unico scopo è tenere occupate le persone.
Così, spesso i bottoni per far diventare verdi i semafori ai passaggi pedonali non funzionano più, ma i bottoni rimangono; i pulsanti per aprire e chiudere le porte su molti ascensori sono lì solo per il personale di servizio, e si attivano solo con una chiave; in molti uffici ci sono falsi termostati, così i dipendenti quando hanno troppo caldo o troppo freddo girano una inutile manopola e si sentono meglio perché hanno fatto qualcosa.

Adesso che lo so, non premerò più il pulsante per chiudere le porte degli ascensori. Non perché so che non funzionano, ma perché così mi sentirò più intelligente di chi preme quel bottone.

Micromoralia

Esagerazioni sessuali

Tallinn, estate 2007, manifestazione anti gay pride
Tallinn, estate 2007, manifestazione anti gay pride

La nostra società è ricca di pregiudizi sessuali.
Pregiudizi verso le donne e verso gli omosessuali.

Giusto un esempio: pare sia molto difficile trovare film nei quali, se ci sono due donne che parlano, non parlano di un uomo.1
Per quanto riguarda gli omosessuali, al silente disagio di chi ha fastidio nel vedere due uomini o due donne manifestare reciproco affetto spesso si aggiunge la violenza – e se contro questi eccessi c’è il codice penale, nessuna legge agisce contro i pregiudizi.2
È importante sottolineare come questi pregiudizi siano silenti, agiscono a livello di tacite aspettative: senza pensarci, uno si aspetta che le donne non parlino, o parlino esclusivamente di faccende sentimentali; senza pensarci, uno si aspetta che i gay siano eleganti e ben vestiti. Continua a leggere →

  1. Un commentatore di Feminist Philosophers nota che alcuni film porno superano questo test. []
  2. Per fortuna, potrebbe affermare un liberale. []

Micromoralia

Sinceramente alcolico

A proposito del (consigliato) divieto di consumare alcol durante la gravidanza, mi sono chiesto se affermare il falso a fin di bene sia una strategia moralmente corretta.

Il sogno di ogni moralista è che ciò che considerano moralmente sbagliato sia anche dannoso.
Nel mio caso, il sogno si è realizzato.

Le campagne per ridurre il consumo di alcol nelle scuola americane si sono rivelate scarsamente efficaci. Alcuni studiosi hanno provato a cambiare approccio: invece di dire agli studenti «bevete meno» o, addirittura, «non bevete», si sono limitati a informarli su quanto realmente bevono gli altri.
Il contesto è particolare (i college americani, vedi Animal House per ulteriori dettagli) e quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili. Rimane comunque interessante come, almeno in alcuni casi, essere sinceri sia una strategia più efficace delle bugie a fin di bene.

Pensieri inutili

Meglio gay che omosessuali

Leggo con un certo stupore:

CBS just found that if you ask Americans how they feel about “gay men and lesbians” serving in the military, a large majority support it. But if you ask people whether “homosexuals” should be allowed to serve in the military, support drops.

La CBS ha appena scoperto che se si chiede agli americani che cosa pensano della possibilità per “gay e lesbiche” di prestare servizio nelle forze armate, una larga maggioranza è favorevole. Ma se la domanda riguarda gli “omosessuali”, il sostegno crolla.

Che cosa mi stupisce?
Non certo la scoperta che la scelta delle parole possa influenzare la risposta: si tratta di un fenomeno oramai molto conosciuto (effetto cornice). Continua a leggere →