Leggi ben rodate all’estero

L’attuale legge elettorale italiana non riscuote molte simpatie e si discute su come riformarla. Il che – da inesperto di politica – mi pare un’ottima cosa, sicuramente più sensata dei controfattuali che imperversano un po’ ovunque, dal se il candidato fosse stato Tizio invece di Caio, a se Sempronio avesse fatto una campagna più decisa e urlata passando dalla gaffe di Mevio alla mancata alleanza con Filano senza dimenticare la candidatura di Calpurnio – fortuna che sono i filosofi a fare ragionamenti sul nulla.
Sempre nelle discussioni sul sistema elettorale, mi pare ottima anche l’idea di guardare un po’ come funzionano le cose in altre nazioni: un’occhiata alle altre leggi elettorali non può fare male. Continua a leggere Leggi ben rodate all’estero

Etica del voto (o del perché Beppe Grillo è un pericolo populista)

Come ha notato .mau., l’espressione “voto utile” si è diffusa un po’ in tutti gli schieramenti politici. Chi invece non è interessato a far votare le persone o è interessato a non farle votare – insomma, anarchici e libertari – parla spesso di “voto inutile”: votazioni ed elezioni non servirebbero a nulla, tanto sono infime le probabilità che la mia decisione influenzi il risultato finale. E anche se influenzasse l’esito delle elezioni, le differenze tra i vari partiti e schieramenti sono talmente evanescenti che cambierebbe veramente poco. Continua a leggere Etica del voto (o del perché Beppe Grillo è un pericolo populista)

Metaindignazione

C’è polemica, nelle terre ticinesi, per una copertina del quindicinale satirico Il Diavolo giudicata sessista. Le volgarità del quindicinale vengono associate alle volgarità del settimanale della Lega dei Ticinesi Il mattino della domenica.
Il dibattito, tra un’intervista e un editoriale, oltre ad affrontare il solito problema della definizione di satira ricalca il seguente schema; “Se ti scandalizzi per il primo allora devi scandalizzarti anche per il secondo”; “Non è vero, il contesto è diverso, sei tu che ti scandalizzi per il secondo e non per il primo”; “Il contesto non conta, devi indignarti”; e così via. 1 Che è lo stesso schema che mi sembra di vedere, questa volta nelle terre italiche, per quanto riguarda le battute sessiste di Berlusconi e quelle di alcuni comici.

Insomma, a indignare non è la volgarità, ma il fatto che altri non si indignino. Una metaindignazione che mi lascia il sospetto che delle volgarità non gliene freghi niente a nessuno.

  1. Il contesto, comunque, conta; potrebbe non essere dirimente nel caso specifico, ma conta.[]

La Svizzera sapeva

Agosto 1942, il Consiglio federale svizzero decise, tramite un decreto, di eseguire un maggior numero di rinvii di profughi civili stranieri: in altre parole, di chiudere le frontiere a chi cercava rifugio in Svizzera, anche se in pericolo di morte.
Particolarmente significativa la testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz che nel dicembre del 43 tentò di passare il confine:

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La reputazione non è una cosa che un individuo possiede

Leggo su LibertariaNation:

[Secondo me e secondo Rothbard] la reputazione non è una cosa che un individuo possiede perché è un pensiero che tutti gli altri si formano sull’individuo in questione. Non puoi entrare nella testa delle persone e costringerle a pensare bene di te. Tu non possiedi la tua reputazione, sono le tue azioni che formano una reputazione di te da parte degli altri.[…] Quindi chiedere danni a terzi per un danno di reputazione lo trovo assurdo.

Non capisco se qui si assume la veridicità delle cose dette o se il ragionamento vale anche nel caso uno affermi il falso. 1 In ogni caso, mi sembra un approccio interessante: onore e reputazione sono cose “possedute” dagli altri, non dal diretto interessato. Continua a leggere La reputazione non è una cosa che un individuo possiede

  1. In quest’ultimo caso: Rothbard e l’autore del post su LibertariaNation trascorrono il proprio tempo libero a torturare creature innocenti come passerotti, criceti ed economisti keynesiani. Nessuno dei due può lamentarsi, perché non possiedono la propria reputazione danneggiata da queste falsità (essendo morto da una ventina d’anni, credo ci siano anche altri motivi per cui Rothbard non si lamenterà).[]

Sventurata la terra che ha bisogno di emozioni

«La vera politica invece è come il vero amore: spesso si nasconde». Le parole sono importanti. La vera politica, il vero amore, perché nella vita c’è il vero e c’è il falso, l’autentico e il sofisticato, il puro è l’impuro. La vera politica e il vero amore si nascondono, trovarle richiede impegno, ma il valore della ricompensa vale l’impresa.

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Centoquaranta caratteri, o del perché nella vita ci vogliono dei limiti

Twitter impone, per i suoi tweet, la lunghezza massima di 140 caratteri; Facebook, invece, non ha limiti.
Benché spesso sia difficile restare sotto i 140 caratteri, credo che il limite imposto da Twitter costringa a una maggior cura del testo – e delle idee, per quanto ciò non sia necessariamente vero – rispetto a Facebook. Continua a leggere Centoquaranta caratteri, o del perché nella vita ci vogliono dei limiti

Cattiva divulgazione scientifica

Sto cercando di raccapezzarmi un po’ sulla condanna ai membri della Commissione grandi rischi per il terremoto dell’Aquila.
Se ho capito bene – ed è un grosso se –, la condanna non riguarda il non aver previsto il terremoto, ma l’errata comunicazione dei rischi. Insomma, di fatto è una condanna per cattiva divulgazione scientifica.

La cattiva divulgazione in generale e quella scientifica in particolare è un male, penso che si sia tutti d’accordo su questo. Non credo tuttavia che sei anni di carcere siano un sistema efficace per evitare il ripetersi di simili errori.

Aggiornamento

Di seguito alcuni articoli che ho letto e che ho trovato interessanti: