Beata incoscienza

E Licenzio disse: «Non ti rincresca, per favore, di rievocare e di espormi sinteticamente prima di pranzo l’intera dottrina degli Accademici, perché non mi sfugga qualche punto di essa che torni a favore della mia tesi». «Lo farò», risposi, «e tanto più volentieri perché spero che, meditando su questa cosa, a pranzo tu mangi poco». «Non esserne sicuro», replicò, «ho spesso osservato molti, e specialmente mio padre, esser tanto più voraci quanto più erano pieni di pensieri. E poi anche tu hai potuto constatare che, quando meditavo sulla metrica di quei versi, il fato che io me ne dessi cura non ha reso sicura la mesa. E di questo, a dir il vero, sono solito meravigliarmi io stesso tra me e me; che significa, infatti, il fatto che abbiamo più forte appetito anzitutto quand rivolgiamo lo spirito ad altro? O chi è che diventa straordinariamente dominatore sulle nostre mani e i nostri denti, mentre noi siamo occupati in altri pensieri?».

Aurelio Agostino, Contro gli Accademici, II, 10 (trad. it. di Giovanni Catapano, Bompiani 2005)

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Fenomenologia personale

Continua la diatriba sulla differenza, se vi è, tra essere umano e persona.

Chiara Lalli scrive:

Riguardo alle decisioni di inizio e di fine vita la distinzione fondamentale è tra “persone”e “esseri umani” (qui intendo: “non persone”). Le possibilità sono due:

  1. che gli esseri umani siano sempre anche persone;
  2. che gli esseri umani non siano sempre anche persone (e qui entrano in ballo i criteri per individuare l’emergenza o il dissolvimento dell’essere persona).

Io affronterei la questione da un punto di vista leggermente diverso (e più noioso). Continua a leggere “Fenomenologia personale”

Scienza e filosofia: siamo uomini o persone?

Orarel, acronimo di Ora di religione, non approva un commento di Chiara Lalli, apparso qualche giorno fa su Bioetica, incentrato sulla gradualità del concetto di vita. Orarel, riferendosi alla gradualità dell’alba e del tramonto, afferma: Eppure c’è notte!

Al centro della discussione vi è, ovviamente, il concetto di persona. Concetto filosofico, come affermano sia Chiara Lalli:

la differenza tra

vita biologica e vita personale e l’impossibilità di affidarsi alla biologia per dirimere la questione (filosofica, ahimè)
che Orarel:

Verissimo che il concetto di persona è filosofico e non biologico.

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Polemica sterile

Joseph RatzingerEssere persona significa infatti (anche) percepire la vita nello stesso tempo come un dono e come un compito: chi ha avuto la vita in dono ha il dovere di comunicarla, fisicamente nella generazione e spiritualmente nell’amore, nella prossimità e nella solidarietà.

Così Francesco D’Agostino su Avvenire di giovedì 8 febbraio 2007.

Se essere una persona significa avvertire il dovere di comunicare la vita attraverso la generazione, il Papa, che evidentemente avverte altri doveri, è una persona?

Personalità algebriche

Eugenia Roccella, in un articolo su Avvenire del 7 novembre 2006, cita un racconto di Philip K. Dick:

Coraggio: stiamo entrando nel terrorizzante universo descritto in un vecchio racconto fantascientifico di Philip Dick, Le pre-persone, in cui l’autore immaginava una società in cui i bambini erano considerati pienamente persone solo quando in grado di risolvere un’equazione algebrica. Solo allora entravano nel cerchio privilegiato di coloro la cui esistenza ha valore sociale.

Quale sconvolgente evento faccia presagire l’avvento di un terrorizzante universo è spiegato, oltre che nell’articolo originale, in un interessante post di Bioetica. Continua a leggere “Personalità algebriche”

Come l’uomo inventò la morte

The Buried SoulTimothy Taylor, Come l’uomo inventò la morte; Newton-Compton, 2006

La morte è un evento naturale, forse è l‘evento naturale, quello a partire dal quale si può definire l’uomo come animale mortale, non nel senso banale che può morire, bensì che pensa alla morte.
Cosa significa dunque parlare di invenzione della morte? Il titolo italiano del libro di Taylor, che è il sottotitolo dell’edizione originale: The Buried Soul: How Humans Invented Death, contiene dunque un piccolo paradosso: l’uomo non può inventare la morte, sia perché questa è un evento naturale, sia perché senza la morte l’uomo non potrebbe definirsi tale.

Il testo dell’archeologo inglese è una lunga ed interessante disamina dei riti funerari umani, di come l’uomo affrontò, e affronta tuttora, il problema dei defunti.
Il tema centrale dell’analisi è l’anima: la morte biologica del corpo non coincide con la morte della persona, la gestione del corpo del defunto, pertanto, non è e non può essere un semplice problema igienico. Questo, ovviamente, non vale solamente per popolazioni cantiche o primitive: anche gli elaborati riti funebri dell’evoluto e laico occidente manifestano gli stessi schemi fondamentali. Continua a leggere “Come l’uomo inventò la morte”

Decisioni definite

Una esperienza è un contatto diretto con un evento o una situazione.
Ogni esperienza presenta quindi due caratteristiche: innanzitutto è personale, in secondo luogo è imprevedibile.

Ovviamente questo non significa che non si possa dire assolutamente nulla delle esperienze altrui, e neppure che sia impossibile prevedere le reazioni e le sensazioni di una persona.
Le caratteristiche di personalità e imprevedibilità hanno infatti vari gradi e, per esperienze comuni e banali, arrivano praticamente ad annullarsi.
Rimane comunque un un certo grado di unicità e irripetibilità: non è certo infrequente imbattersi in reazioni impreviste, ad esempio una arrabbiatura per uno scherzo o una battuta che si credevano innocue, e non è neppure insolito scontrarsi con punti di vista differenti. Continua a leggere “Decisioni definite”

Dei delitti e delle pene

Grazie all’amico Cantor apprendo che i servizi segreti americani, quando interrogano i probabili terroristi, utilizzano un particolare tipo di tortura chiamato waterboard.

Il Waterboard, o Waterboarding, è in realtà la versione moderna di una tecnica molto antica, talvolta indicata con l’espressione cura dell’acqua, già usata dall’inquisizione per estorcere confessioni.
L’idea di base è indurre una sensazione di annegamento senza tuttavia annegare effettivamente il torturato. Per fare ciò, gli inquisitori versavano acqua o altri liquidi direttamente nella gola dello sfortunato, tramite un imbuto. Gli agenti della CIA, invece, fanno ricorso ad un sistema leggermente più elaborato:il prigioniero viene legato, con la testa in basso, ad un piano reclinato, sul suo volto viene posto un asciugamano bagnato o un telo di plastica e vi si versa sopra dell’acqua.

I risultati sono decisamente soddisfacenti: in meno di un minuto quasi tutti decidono di confessare. Continua a leggere “Dei delitti e delle pene”

Iniziare personalmente

Persona. Quale è il senso di questa parola, quale è il significato di questo concetto?
Su questo problema, interessante articolo di Chiara Lalli su bioetiche. Sul correlato problema di definire il concetto di bambino, altro intervento Paola Vasconi su Res Cogitans.

Dolcezze

Il termine eutanasia, dal greco buona morte, è stato usato la prima volta in epoca moderna dal filosofo Francesco Bacone nel testo, apparso nel 1605, dal notevole titolo di The second book of Francis Bacon of the Proficience and Advancement of Learning divine et human. Bacone intendeva la parola ancora nel senso antico, ossia in riferimento alla morte, non alle pratiche attive e passive che la provocano: nel consigliare la buona morte, il filosofo inglese invitava i medici a non abbandonare a se stessi i malati non curabili, non a somministrare loro del veleno. È solo successivamente che il termine ha assunto la connotazione attuale di “dolce uccisione” piuttosto che “dolce morte”.
La questione dell’eutanasia così intesa è moralmente e giuridicamente complessa e è soltanto in parte riconducibile al tema del suicidio in quanto viene messo in discussione anche il rapporto tra il medico e il paziente. Continua a leggere “Dolcezze”