Archivi tag: PACS

Famiglia-fai-da-te

Per noi è inaccettabile ogni forma di famiglia-fai-da-te

Va bene. Vorrei solo chiedere ai senatori Cdl della commissione Giustizia Mantovano (An), Bianconi (Fi) e Polledri (Lega): chi fa la famiglia?
Lo Stato? Lo Stato, quindi, viene prima della famiglia. No, non credo che i baldi senatori approverebbero.

Allora è la natura a fare la famiglia! Già, però se è naturale fare famiglia, vuol dire che la famiglia si fa da se, ossia è una famiglia-fai-da-te.

Non resta che Dio, che però a questo punto, suona molto come un deus ex machina.

Grazie a forma mentis per la segnalazione.

Negazioni oggettive

Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo Metropolita di Genova, Abate Perpetuo di S. Siro, di S. Maria Immacolata, di S. Gerolamo di Quarto, Legato Transmarino della Sede Apostolica, già Arcivescovo di Pesaro ed Ordinario Militare per l’Italia, è stato frainteso.
A quanto pare, è tutta colpa del quotidiano Il Secolo XIX di Genova, che avrebbe «male riportato con titolazioni e sintesi sommarie che risultano parziali e fuorvianti» il suo intervento del 30 marzo 2007. Meglio non leggere il quotidiano di Genova e limitarsi ad Avvenire, «fedele alla lettera e allo spirito dell’intervento». Continua la lettura di Negazioni oggettive

Diritto e rovescio

Matrimonio puffosoLunedì 26 marzo 2007 si è aperto a Roma il Consiglio Episcopale Permanente. Tra le varie attività, come l’approvazione di verbali e di ordini, i vescovi italiani hanno approvato una breve nota «a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto».

Sull’impianto generale del testo (disponibile su Kataweb, dal momento che la CEI offre solo un documento di word) non mi pronuncio: le riflessioni dei vescovi mi sembrano legittime, sta poi ai singoli decidere se seguirle, ignorarle o criticarle. Continua la lettura di Diritto e rovescio

L’essere del nulla: dai pacs ai dico

Una riflessione filosofica sulla recente legge italiana sulle unioni civili.

Premessa prima: un abbozzo di ontologia sociale

L’ontologia è quella disciplina filosofica che si occupa di descrivere come esiste ciò che esiste, lasciando da parte la questione su come conosciamo ciò che esiste, domanda riservata alla gnoseologia.
Dal momento che, oltre a oggetti materiali come sassi e case, esistono cose come i governi e i contratti di affitto, occorre studiare anche l’esistenza di questi strani oggetti sociali: di questo si occupa l’ontologia sociale.

Ebbene, come esiste un oggetto sociale, ad esempio un contratto di affitto? È ovvio che la sua esistenza è in un certo qual modo separata da quella dell’edificio: i danni alla costruzione provocati, ad esempio, da un incendio non equivalgono a danni al contratto, e anche in caso di completa distruzione dell’immobile il contratto, semplicemente, è da considerare rescisso, non distrutto.
Secondo Maurizio Ferraris l’esistenza degli oggetti sociali è determinata dall’esistenza di registrazioni: è il testualismo debole, gli oggetti sociali esistono all’interno di un testo. Semplificando, il contratto di affitto esiste perché esistono i notai. Continua la lettura di L’essere del nulla: dai pacs ai dico

Chiesa molto postconciliare

Camillo Ruini (foto Keystone)Gian Enrico Rusconi, professore di Scienza Politica a Torino, è stato intervistato da Erminio Ferrari per il quotidiano svizzero laRegioneTicino di sabato 10 febbraio 2007.

Il titolo del lungo servizio dedicato al dibattito sui Pacs è Vaticano, Italia. Due foto occupano la pagina: la prima è, ovviamente, piazza San Pietro gremita di persone; la seconda ritrae Camillo Ruini. Questa seconda foto è notevole: sullo sfondo Cristo che legge un (il?) libro e con la mano destra indica il cielo; in primo piano Ruini che compie un gesto simile. Simile, ma non uguale: l’indice di Ruini non è rivolto al cielo, ma ad un invisibile interlocutore, forse al fotografo.
La scena ricorda vagamente La scuola di Atene di Raffaello: Platone che indica il cielo mentre Aristotele, quasi a rispondergli, ha la mano rivolta verso la terra. Come a dire: va bene il cielo, ma le risposte sono anche qui in terra. Ruini, però, non ha la mano aperta come Aristotele: lui indica. Come a dire: non ho bisogno di cercare in terra le risposte, perché so già tutto quello che serve. Continua la lettura di Chiesa molto postconciliare

Tu non puoi entrare

Lascio volentieri ad altri, più esperti di me, il compito di valutare il ddl sui Pacs (o Dico, come hanno deciso di chiamarli). Io mi limito a leggere i vari articoli, soffermandomi in particolar modo su due di essi.

ARTICOLO 4 (Assistenza per malattia o ricovero)

1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.

ARTICOLO 5 (Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)

1. Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.

Non sono un esperto, ma questi articoli mi rendono verosimile la seguente situazione.
Immaginiamo Luca e Andrea (non necessariamente due maschi: Andrea magari viene dalla Germania ed è una donna), stabilmente conviventi da una decina d’anni. Andrea è in ospedale, in coma e sta per morire. Luca può decidere quali cure iniziare, può decidere se donare gli organi di Andrea o meno, può decidere il tipo di cerimonia funebre. Ma potrebbe non entrare il ospedale.

Geniale.

La società è finita

Luca VolontèApprendo da Bioetica dell’accorato intervento di Luca Volontè, deputato del parlamento italiano, al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.
Uno dei passaggi più interessanti riguarda la illuminante critica ai PACS. Ecco come viene presentata dal comunicato stampa:1

I PACS non sono un modello di vita di una società democratica perché in una società con 40 milioni di omosessuali non nascerebbe più nessuno. “Una società che discute di PACS è finita”, ha concluso Volontè.

Il ragionamento di fondo è il seguente: per sapere se un certo comportamento è o meno un valido modello per la società è sufficiente vedere cosa accadrebbe se tutti praticassero quel comportamento. È chiaro che se tutti fossero omosessuali non nascerebbero più figli, soprattutto se viene proibita la fecondazione assistita, e quindi l’omosessualità non è un modello di vita.
Giusto: bene, bravo, applausi. Continua la lettura di La società è finita

  1. Fidatevi, perché della pagina contenente il comunicato stampa non vi è più traccia. Nota aggiunta nel 2012. []