Stiamo di nuovo parlando di Salvini

La campagna elettorale italiana è appena iniziata e già Matteo Salvini è riuscito a infiltrarsi nella mia “bolla social”. Non seguo account politici e neanche di simpatizzanti della Lega Nord, eppure la sparata del segretario leghista sugli appelli fatti per cognome anziché nome perché magari a scuola c’è qualche bambino dall’incerta identità di genere mi è arrivata più volte.

Commenti ironici, spesso abbinando allo sfottò anche un minimo di debunking sul fatto che è normale fare l’appello per cognome. Intanto siamo qui, come già accaduto anni fa, che parliamo di Salvini e degli appelli, senza neanche entrare nel merito di come la scuola debba tutelare le persone transgender (definiti da Salvini “fluidi”, termine che temo stia assumendo una connotazione negativa) o di altri temi politici. E lasciando passare tutto l’implicito – al quale inizialmente non avevo fatto caso e che mi ha fatto notare .mau. – di un elenco di nomi tutti italiani.

Che gli vuoi rispondere?

Dopo una consultazione online – che fatico a considerare rappresentativa, ma che capisco non possa essere ignorata – si discute del futuro dell’ora legale.

E Matteo Salvini commenta così su Twitter:

Credo che qui non sia il caso di spiegare perché è una sparata populista e pure delle più banali, per quanto non delle più becere. Di quelle che scuoti la testa e pensi “e che gli vuoi dire, a uno così?”.
Una domanda retorica che – dopotutto è quello che fanno i filosofi – voglio prendere sul serio. Che gli vuoi dire? Come ribatti a un messaggio simile che, comunque, ha la sua efficacia, gettando al pubblico affamato l’osso di una Commissione europea lontana dalle vere esigenze della gente.

Rispondi che un’istituzione come la Commissione europea ha le forze, e peraltro il dovere, di occuparsi di più temi contemporaneamente? Gli rinfacci che se sui migranti non c’è un accordo è anche colpa sua? Ribatti che è la consultazione online che ha avuto più partecipanti?