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Il relativo capro espiatorio

Di Wikipedia, l’enciclopedia liberamente scritta e modificata dagli utenti, si possono dire molte cose: si può entusiasticamente lodare l’affermazione dell’intelligenza collettiva oppure definirla una «sputacchiera on-line».
Wikipedia ha i suoi limiti e i suoi punti di forza: affidarsi alla libera partecipazione per la stesura delle voci è un rischio, soprattutto per alcuni temi controversi, nei quali rischiano di prevalere le passioni, o poco noti, nei quali le imprecisioni rischiano di prosperare indisturbate molto a lungo; nel complesso, tuttavia, funziona abbastanza bene: chi sa scrive contribuisce con nuovi articoli o con correzioni marginali, chi non sa non scrive nulla e chi crede di sapere, prima o poi, viene corretto da uno che sa.

Francesco Ognibene, sulle pagine di Avvenire, scopre un altro limite di Wikipedia: il relativismo.

Internet equipara ogni informazione a qualsiasi altra, abbattendo alla radice ogni pretesa di verità. Anzi, chi vuole affermare un punto fermo su materie controverse è come se si autoescludesse da un “collettivo digitale” allergico ai princìpi indiscutibili (tranne quelli wiki, s’intende). La cultura “aperta” che ispira la rete come un’ideologia intangibile è a ben guardare l’altra faccia del relativismo, al quale fornisce una legittimazione globale proprio grazie alla straordinaria penetrazione del Web.

Il relativismo viene spesso evocato a sproposito, per ignoranza o opportunismo viene confuso con lo scetticismo o con il fallibilismo. Continua la lettura di Il relativo capro espiatorio

Nichilismo blog

La sfida posta dai milioni che bloggano è come superare la mancanza di significato senza ricadere nelle strutture di significato centralizzate.

Così si conclude la terza parte del saggio di Geert Lovink sulla blogosfera, gentilmente tradotta in italiano da Caffè Europa.

I blogger sono nichilisti perché «postano nel Nirvana e hanno trasformato la loro futilità in una forza produttiva», assistendo «gli utenti nel loro passaggio dalla Verità al Niente».

Nella seconda parte si scopre che i blog sono anche cinici.

Fine della storia (di destra e di sinistra)

Time Magazine ha deciso di nominare Persona dell’anno il vasto e numeroso popolo della rete, gli autori-lettori-editori dei numerosi siti internet come creano e condividono l’informazione.
Su questa notizia si è già scritto in proposito del rapporto tra giornalismo e internet (da leggere soprattutto i commenti), e si è già accennato alla reazione (in seguito rimossa) di un utente di Wikipedia: invece di nominare una persona, Time Magazine ha scelto un concetto, rendendo così la figura della Persona dell’anno inutile e noiosa.

Difficile non essere d’accordo sulla prima parte del ragionamento dell’anonimo: nominare un numeroso gruppo di persone significa, di fatto, nominare un concetto, in quanto caso internet.Questo ragionamento ha tuttavia un presupposto che è forse il caso di mettere in discussione. Continua la lettura di Fine della storia (di destra e di sinistra)

You – di blog e di giornali

Time coverTime è il primo settimanale d’informazione pubblicato negli Stati Uniti. Fondato nel 1923, ogni anno elegge la Person of the Year, la persona o il gruppo di persone che più hanno influenzato gli avvenimenti dell’anno appena trascorso.
Per il 2006, la persona dell’anno è un gruppo indubbiamente numeroso, talmente numeroso da assumere i connotati di un concetto: i lettori-autori di internet, i blogger, gli utenti dell’enciclopedia libera Wikipedia, del sito di condivisione di video Youtube eccetera.

Una critica alla decisione di Time arriva proprio da uno dei nominati: per Wikipedia, che ha aveva praticamente cancellato la relativa voce dalla sua enciclopedia, si tratta di una caduta di stile o, per tradurre letteralmente una curiosa espressione inglese, di un “salto dello squalo“. Secondo altri si tratta del riconoscimento, da parte di una testata giornalistica, della imminente fine del giornalismo tradizionale. È sin troppo facile aspettarsi, sui quotidiani nostrani, illuminati editoriali sulla superiorità dei giornalisti rispetto ai blogger. Continua la lettura di You – di blog e di giornali

Quantità e qualità ai tempi di Google

Sul sito Il primo amore si può1 leggere una interessante analisi di Linda Pagli su Google e sui motori di ricerca in generale.
La tesi, ad essere sinceri non molto originale, è che i motori di ricerca si basano sulla quantità di informazione e non sulla qualità, e pertanto i risultati di Google riguardano più gli interessi della maggioranza che la verità o la qualità. Per riprendere l’esempio di Umberto Eco citato da Pagli, cercando “Graal” ci si imbatte perlopiù in ciarpame neonazista e pubblicitario.
Mi chiedo se la cosa sia così grave. Da sempre sul Graal si sono scritte più ciarlatanerie che rigorosi studi scientifici, e da sempre il ciarpame ha più lettori delle ricerche serie.
Sarebbe forse più interessante capire come mai, su altri argomenti, i risultati di Google siano qualitativamente degni di nota: come mai a volte è possibile passare dalla quantità alla qualità?

  1. Si poteva: la pagina non c’è più. Nota aggiunta nel 2012. []

Tecnica e religione

La religione nell’era della tecnica: è questo il tema di una interessante puntata della trasmissione Fiumi dell’eden, con intervista ad Emanuele Severino ed Umberto Galimberti.
Entrambi gli autori sono convinti che la relazione tra tecnica e religione non possa che essere conflittuale, e che alla lunga il vincitore del conflitto non potrà che essere la tecnica, anche se al momento la religione, o meglio la religiosità, sembra avere una certa reviviscenza.
La religione è dunque destinata all’eclissi?
Può essere. Intanto nasce Googlism, o la Chiesa di Google (The Church of Google), con tanto di Sacre Scritture, gli irrinunciabili dieci comandamenti e, ovviamente, la dimostrazione che Dio esiste e si chiama Google.
È chiaramente uno scherzo. Però uno scherzo sul quale riflettere.

Ringrazio Fulvia Leopardi per la scoperta della Church of Google.

Che cosa è un blog?

Socrate: Posso farle una domanda?

Interlocutore: alzando gli occhi al cielo – Ho un brutto presentimento.

Socrate: Come scusi?

Interlocutore: Dicevo che ho un brutto presentimento: da lettore dei dialoghi di Platone so bene che, quando Socrate pone una domanda, il poveretto che viene interrogato fa sempre la figura del pirla.

Socrate: Platone amava scherzare. E poi sono passati duemila e cinquecento anni: le cose cambiano.

Interlocutore: Va bene, le voglio credere: ponga pure la sua domanda.

Socrate: Perfetto: che cosa è un blog? Continua la lettura di Che cosa è un blog?

Il declino dell’occidente

Al Caffé filosofico, un tempo ritrovo affollato, Simplicio beve una tazza di té e legge alcune carte quando arriva Benedetto, suo caro amico.

Benedetto: Buongiorno, caro Simplicio. Ti dedichi alle sudate carte, vedo.
Simplicio: Definirle sudate è forse eccessivo, ma sono comunque faticose. Sono gli indici di una rivista, Il tramonto dell’Occidente. Il direttore ha deciso che tutto l’archivio deve essere reso accessibile su web entro un anno. Il tempo non è molto, e devo ancora identificare categorie e parole chiave per la catalogazione degli articoli.

Benedetto: Il tramonto dell’Occidente? Che titolo curioso. Continua la lettura di Il declino dell’occidente

Conoscenza e memoria

Secondo Platone, apprendere altro non è che ricordare ciò che la nostra anima immortale aveva conosciuto quando abitava il mondo delle idee.
Questa, in estrema sintesi, l’anamnesi platonica: una tesi molto suggestiva, che ha ovviamente senso unicamente se si accetta l’esistenza di un’anima immortale e di molti altri aspetti della filosofia platonica.
In ogni caso, non si può negare che vi sia un profondo legame tra apprendimento, conoscenza e memoria: si conosce qualcosa solo se la si ricorda, ciò che si è dimenticato è come se non lo si fosse mai appreso. Continua la lettura di Conoscenza e memoria