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Il cratere

Incisione dal Sidereus Nuncius (tratto da Galileo's Moon Drawings)Incisione dal Sidereus Nuncius (tratto da Galileo’s Moon Drawings)
Luna (foto di Tambako the Jaguar)Luna (foto di Tambako the Jaguar)

Dove si trova, nella luna reale (a destra) l’enorme cratere che Galileo ha disegnato per il Sidereus Nuncius (a sinistra)?

Non c’è.
Forse è una esagerazione, un piccolo trucco che lo scienziato pisano si è concesso per evidenziare meglio la natura della luna (non una sfera perfetta, ma un’altra terra con monti e valli).

La scienza moderna nasce con una piccola truffa?

(via Pensieri spettinati)

Quattro secoli dopo

GalileoLa sala dell’Arciconfraternita del Museo Diocesano di Milano ha ospitato quattro serate dedicate a Galileo Galileo.
Il direttore del museo ha ricordato che quella sala, un tempo, era la sede dell’inquisizione. L’inquisizione che, poco meno di quattro secoli fa, costrinse Galileo ad abiurare, oggi lascia lo spazio a una riflessione sull’eresia della parola.

Non so dire perché, ma questo pensiero, più delle belle parole di Giulio Giorello, Sergio Givone e Aldo Giorgio Gargani, mi ha rallegrato. Per uno strano effetto, finito l’interessante incontro, ho sentito il bisogno di camminare e ammirare Milano: dal Museo Diocesano, in Corso San Gottardo, sono arrivato fino a Piazza Cavour: le colonne di San Lorenzo, via Torino, il Duomo, la Galleria, piazza della Scala, via Manzoni.
Milano a volte è una città terribile. Questa sera, non so dire perché, è stata adorabile.

Concludentemente dimostrato

Il simpatico Simplicio, verso la fine della prima giornata di discussioni con Salviati e Sagredo (Galileo Galilei, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze):

Io resto interamente appagato: e mi credano certo che se io avessi a ricominciare i miei studii, vorrei seguire il consiglio di Platone e cominciarmi dalle matematiche, le quali veggo che procedono molto scrupolosamente, né vogliono ammetter per sicuro fuor che quello che concludentemente dimostrano.

Per Simplicio le matematiche sono scrupolose e ammettono per sicuro solo quello che dimostrano. Continua la lettura di Concludentemente dimostrato

Proporzionalmente corretto

Il biologo Michael C. LaBarbera ha scritto un divertente ed interessante articolo sulla biologia dei mostri degli vecchi film di fantascienza: The Biology of B-Movie Monsters prende in considerazione, tra gli altri, King Kong, le formiche giganti di Them! (Assalto alla terra, 1954, di Gordon Douglas) e gli uomini microscopici di film come Fantastic Voyage (Viaggio allucinante, 1966, di Richard Fleischer) o Dr. Cyclops (1940, di Ernest B. Schoedsack).

Questi mostri sono semplicemente creature fuori dimensione: che mantengono, in proporzione, le peculiarità originarie. Così se una normale formica è in grado di trasportare venti o trenta volte il proprio peso, il che si riduce comunque a pochi grammi, una formica alta cinque o sei metri sarà in grado di fare lo stesso, soltanto che in questo caso si tratterà di parecchie tonnellate. Continua la lettura di Proporzionalmente corretto

Abiure antiche e moderne

Ramin Jahanbegloo, il filosofo iraniano imprigionato mesi fa per non meglio precisate attività  di spionaggio, è stato finalmente liberato.
Pare abbia riconosciuto i suoi errori, confessato le sue colpe e chiesto perdono.
Non so perché, ma notizie come questa mi ricordano qualcosa:

Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

Così Dio m’aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.