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Diritti e imposizioni

Diritti

«È un mio diritto farla finita»: così ha esclamato un uomo di 33 anni quando due controllori dell’ATM lo hanno bloccato, impedendogli di buttarsi sotto un convoglio della metropolitana.

Tralasciando l’ovvia osservazione che avere il diritto di fare qualcosa non significa poterlo fare in ogni occasione, indipendentemente dalle conseguenze e dai danni arrecati ad altri, e tralasciando anche la conclusione della vicenda (ricovero in un reparto psichiatrico – ricorda vagamente il famoso comma 22), è curioso come il linguaggio dei diritti sia arrivato fino a qui.

Imposizioni

Due genitori svedesi non rivelano a nessuno il sesso del loro bambino. Il motivo? Come dichiara la madre:

We want Pop to grow up more freely and avoid being forced into a specific gender mould from the outset. It’s cruel to bring a child into the world with a blue or pink stamp on their forehead.

Vogliamo che Pop [il nome del pargolo] cresca liberamente, lontano da forzature di genere. È crudele introdurre un bambino nel mondo con un bollino blu o rosa sulla fronte.

La madre si riferisce chiaramente agli aspetti culturali della differenza di genere, non al sesso biologicamente inteso. Una soluzione un po’ drastica al problema della discriminazione sessuale.

Forza di volontà

Apprendo da Giovanni Nocera la seguente notizia:

In Inghilterra dimenticano, sembra con maggiore frequenza, di dar da mangiare a pazienti che, forse, non meritano di vivere.

La segnalazione prosegue con una nota polemica:

Strano il tono del servizio visto che sul Corriere si sfogano molte delle firme che vorrebbero per Eluana Englaro la stessa fine.
Siamo già al punto denunciato da tempo. Ognuno decide per se, ma per chi è incapace chi decide? Vogliamo essere così crudeli da far vivere le persone in condizioni non degne?

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Il peso delle parole

Le parole, all’apparenza così leggere, hanno in realtà un loro peso.
Le parole sono i mattoni con qui ricostruiamo la realtà, e con mattoni diversi si ricostruiscono realtà diverse (se preferite una metafora meno postmoderna: con le parole interpretiamo la realtà, e con parole diverse interpretiamo diversamente la realtà). 

Anna Meldolesi riprende un interessante intervento di Daniel Sulmasy sulla differenza tra “accanimento terapeutico” e a “cure straordinarie”. L’occasione è, ovviamente, la recente sentenza che autorizza la sospensione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale a Eluana Englaro, in coma dal 1992. Continua la lettura di Il peso delle parole

Comma 22

Il regolamento dell’esercito, all’articolo 12 comma 1, riporta:

L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia.

Lo stesso articolo, al comma 22 riporta:

Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo.

Questo paradosso, perfettamente sensato nell’ottica di rendere impossibile ogni congedo dal fronte, è opera dello scrittore Joseph Heller.

Francesco D’Agostino (“Quel tranello rende possibile l’eutanasia”, Avvenire, 22 marzo 2008)1 non è uno scrittore, e infatti la sua personale formulazione del comma 22 è stilisticamente meno bella, ma altrettanto surreale: Continua la lettura di Comma 22

  1. Niente link diretto, purtroppo. Chi vuole può chiedermi una copia via mail. []

Stranamente su questa teoria son d’accordo col Papa

Sua santità Benedetto XVI, durante l’Incontro con le autorità e il corpo diplomatico di Vienna (7 settembre 2007) ha dichiarato:

Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto “attivo aiuto a morire”. C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé.

Come cantava Giorgio Gaber (Il corrotto), «stranamente su questa teoria son d’accordo col Papa». La preoccupazione di Joseph Ratzinger è condivisibile: chi crede nella libertà, ossia nella autodeterminazione delle persone, deve prestare particolare attenzione alle pressioni che, se particolarmente invasive, possono di fatto costituire una limitazione della libertà individuale. Continua la lettura di Stranamente su questa teoria son d’accordo col Papa

Autodeterminazione limitata

La prassi sociale (di cui la medicina è forma eminente di tutela del bene della persona e della comunità) e il diritto – in particolare quello costituzionale – non riconoscono agli atti di lesione o distruzione della propria vita lo statuto di “autodeterminazione” della persona da tutelare e promuovere civilmente e legalmente.

Roberto Colombo, Ma la volontà autolesiva cosa c’entra con il medico?, “Avvenire”, 25 luglio 2007

Penso che Colombo si riferisca alle ultime parole dell’articolo 32 della costituzione:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Le “disposizioni di legge” possono obbligare una persona a un determinato trattamento sanitario (il TSO, trattamento sanitario obbligatorio, ma anche le vaccinazioni obbligatorie), ma mai senza violare i «i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Per Colombo gli atti di lesione e distruzione della propria vita violerebbero questi limiti, e pertanto è giusto che la comunità (e la Repubblica con apposite leggi) proibisca simili atti. Continua la lettura di Autodeterminazione limitata

Predicava male

Perché a Piergiorgio Welby, morto in seguito al distacco del respiratore artificiale, non sono stati concessi i funerali in chiesa mentre per l’avvocato Corso Bovio, suicidatosi con un colpo di pistola, non ci sono stati simili problemi?

Secondo alcuni, è solo una questione di amicizie. Il cardinale Ersilio Tonini avrebbe però spiegato diversamente la questione:

Approvare i funerali di Piergiorgio Welby sarebbe stato come dire che la Chiesa accetta l’eutanasia di cui Welby stesso era divenuto il simbolo. Per questo non è stato possibile autorizzarne la celebrazione in chiesa, mentre nel caso dell’avvocato Corso Bovio questa implicazione non c’è stata.

Welby è stato punito in quanto simbolo dell’eutanasia. Avesse fatto le cose in silenzio, senza dire nulla o quasi a nessuno, avrebbe avuto la sua bella cerimonia funebre in chiesa.
Forse sono prevenuto, ma mi sembra di capire che, per Ersilio Tonini, i peccati si possono anche fare, basta che non lo si dica in giro, che non se ne discuta troppo.

Probabilmente l’affermazione è stata male riportata, oppure ho capito male io: non posso credere che un cardinale della Chiesa Cattolica sia un simile ipocrita.

Se qualche lettore avesse maggiori informazioni sulle affermazioni di Tonini, è pregato di segnalarlo nei commenti. Eventualmente correggerò l’articolo.
Grazie

Antropologicamente non siamo in grado…

Antropologicamente non siamo in grado di produrre una siffatta logica di pensiero.

Una simile affermazione sui limiti antropologici dell’umana razionalità non può che catturare l’attenzione: si è raggiunto il limite, si è tracciato un confine della ragione, si è trovata una logica di pensiero non producibile dall’uomo. Si tratta di una scoperta, filosoficamente parlando, notevole. Non un semplice nonsenso, non una banale contraddizione, ma una logica non producibile, qualcosa di ancora più astruso della logica fuzzy, qualcosa che renda la meccanica quantistica banale.
Avidamente, si continua la lettura: cresce la curiosità, si vuole sapere quale logica non siamo antropologicamente capaci di produrre. Continua la lettura di Antropologicamente non siamo in grado…

Frasi celebri (3)

Roberto Calderoli, sull’eutanasia:

L’eutanasia non è e non potrà mai essere un diritto civile, in quanto il privare un essere umano della propria vita è sempre una forma di violenza. E’ evidente che ogni forma di accanimento terapeutico mortifica la dignità della vita, ma è altrettanto vero che a nessuno può essere consentito di dare la morte.

Roberto Calderoli, su Unabomber e i terroristi in generale:

A fronte di riti abbreviati o di patteggiamenti la certezza della pena, quanto meno quella equa, inizia a vacillare e, quindi, nonostante in passato fossi stato contrario, inizio a ripensare se, per determinati delitti, quelli più efferati e crudeli, come quelli che hanno per bersaglio i bambini, non sia il caso di riconsiderare la pena di morte.

Morte opportuna

Piergiorgio Welby è malato di distrofia muscolare.
Negli ultimi mesi, purtroppo, le sue condizioni di vita sono peggiorate:

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.

Così scrive Welby nella lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il tema della missiva è l’eutanasia, definita non morte buona o dignitosa, come vorrebbe l’etimologia, bensì morte opportuna, perché «dgnitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita».

Non mi piace scrivere del particolare: preferisco riflettere sul generale, dibattere sul significato dei concetti, non sulle vicende delle persone. Nel personale cerco di cogliere l’universale.
Se ho iniziato con Piergiorgio Welby e la sua lettera a Napoliano, è evidentemente per debolezza, e sempre per debolezza espongo qui la mia opinione: Welby deve poter morire, è giusto che possa morire.
Ed è giusto che i discorsi generali ed universali, quelli che mi piacciono tanto, non dimentichino il particolare e il singolare, che poi è la loro origine, e guardino dritto negli occhi le persone come Piergiorgio Welby. Continua la lettura di Morte opportuna