Pensieri inutili

Modesta proposta per la reintroduzione della schiavitù

Un clandestino esiste unicamente e semplicemente come essere umano, non come cittadino. Così, in parte, è già; così, temo, sarà sempre di più in futuro. Il clandestino non ha vita sociale – non nel senso che non ha amici, ma nel senso che non è parte della società, non ha documenti che attestino la sua esistenza sociale e giuridica.

Può lavorare, ma non può avere un contratto. Può ricevere soldi, ma non può avere un salario. E se non viene pagato, può lamentarsi, ma non può denunciare il datore di lavoro. Il clandestino può essere picchiato, perché non può fare causa per aggressione. Non può essere ucciso, perché l’omicidio di un clandestino è sempre un omicidio, ma se riesci a nascondere l’accaduto hai buone possibilità di cavartela, dal momento che difficilmente ci saranno indagini (chi denuncerà la scomparsa del clandestino?).

Vista la situazione, la schiavitù costituirebbe un miglioramento, non un peggioramento della  situazione per questi esseri umani. Continua a leggere →

Pensieri inutili

Le brioches di Maria Antonietta

Maria Antonietta, in realtà, non affermò mai che i contadini affamati, in assenza di pane, avrebbero dovuto mangiare delle brioches. La frase, tuttavia, è diventata ugualmente simbolo dell’incapacità di rendersi conto della realtà, e così la usa Giancarlo Bosetti in un suo recente saggio: Continua a leggere →

Ricerche filosofiche

Diritto di uccidere

Esiste il diritto di uccidere?

Il filosofo e giurista Stephan Kinsella risponde affermativamente a questa domanda, e lo fa con un dimostrazione, quasi un teorema. Il suo argomento è riassunto con uno schema da Maurizio Colucci sul suo blog.
Credo che il ragionamento di Kinsella sia per certi versi affine a quello di Vittorio Mathieu in Perché punire; credo perché non ho (ancora) letto né l’articolo di Kinsella né il libro di Mathieu (sono pigro). Continua a leggere →

Pensieri inutili

I diritti degli altri

Tempo fa, le Ferrovie dello Stato decisero di modificare la destinazione del treno che spesso prendo per raggiungere Milano. Dopo Lambrate, invece di dirigersi verso la Stazione Centrale, il treno sarebbe andato verso Sesto San Giovanni, credo fermandosi anche a Greco Pirelli.
Non so bene quali fossero i motivi di questa scelta: aumentare i collegamenti verso la Bicocca, ridurre il traffico verso la Stazione Centrale oppure fare un dispetto ai pendolari; non lo so e, tutto sommato, non mi è mai interessato scoprirlo: io sono sempre sceso a Lambrate. Continua a leggere →

Ricerche filosofiche

Hans e i capelli rossi

Hans Kelsen
Hans Kelsen

Nel 1926, Alexander Hold-Ferneck pose la seguente domanda ad Hans Kelsen: «Se a un legislatore impazzito venisse in mente di ordinare la fucilazione di dieci uomini con i capelli rossi, anche questa decisione andrebbe considerata “giustizia” e “diritto”?».
Kelsen, senza alcuna esitazione, rispose: «Sono un giurista, non un esperto di morale».

Questo scambio di battute venne raccontato, credo per la prima volta, da Carl Schmitt in una intervista del 6 febbraio 1972.1
Con questo aneddoto, Schmitt voleva verosimilmente dimostrare, o comunque insinuare il ragionevole dubbio, che anche Hans Kelsen avrebbe appoggiato il nazismo come, di fatto, fece Schmitt. Continua a leggere →

  1. intervista tradotta in italiano in C. Schmitt, Un giurista davanti a se stesso, a cura di G.Agamben, Vicenza, Neri Pozza, 2005, pp. 41-66, la versione qui riportata non è quella presente in quel libro, che non ho sottomano. []