Pensieri inutili

È possibile gioire per il Marocco ed essere preoccupati per i sahrawi?

Stasera Francia e Marocco si sfideranno per l’accesso alla finale dei Mondiali maschili di calcio.

Se vincesse il Marocco avremmo la prima finale senza una squadra europea dalla prima edizione del Mondiale nel 1930 (alla quale peraltro parteciparono solo 13 Paesi). Inoltre il Marocco è stato, prima dell’indipendenza, anche un protettorato francese per cui la sfida ha — ancora più di altri eventi sportivi — una forte componente politica e sociale.
Comprensibile che chi giudica negativamente i rapporti di forza passati e presenti tra Nord e Sud del mondo guardi con simpatia a una vittoria del Marocco. Una sorta di rivalsa del colonialismo, se vogliamo.
Solo che ci sono il Sahara Occidentale e il popolo sahrawi. In questo caso la simpatia verso gli oppressi dovrebbe portarci a biasimare il Marocco, non a celebrarlo.

È ipocrita, o incoerente, tifare Marocco per motivi che dovrebbero farci avere a cuore il popolo sahrawi? Secondo me no, a meno di non voler adottare una visione manichea del mondo, in cui si è sempre e completamente buoni o sì è sempre e completamente cattivi.
Non vedo nulla di ipocrita nel considerare una eventuale vittoria del Marocco un segnale positivo di nuovi e più equilibrati rapporti di forza mondiali e al contempo criticare il Marocco per quello che ha fatto e fa in Sahara Occidentale, sperando in una soluzione a giusta e pacifica.
Il mondo è complesso, ignorare questa complessità pensando che ci siano dei buoni che hanno sempre ragione e dei cattivi che hanno sempre torto forse non è ipocrita ma certamente non ci porta lontano.
Certo si impone una certa sobrietà nel manifestare questa simpatia. Ma questo direi che vale in generale, non solo per la sfida tra Francia e Marocco.

Aggiornamento: ha vinto la Francia e adesso il titolo di questo post sembra un “gioire per l’eliminazione del Marocco”. L’impresa della nazionale marocchina mi pare resti comunque notevole.

Pensieri inutili

Ci sarà una linea rossa per i mondiali di calcio in Qatar?

È iniziato il Campionato mondiale di calcio. Il mio interesse è praticamente nullo, ma non perché siamo in autunno o perché si svolgono in Qatar: semplicemente, gli eventi sportivi non mi appassionano, indipendentemente dalla disciplina, dal livello e dal luogo in cui si svolgono.

Mi interessano un po’ di più gli aspetti matematici dello sport. Alla fine per decretare un vincitore bisogna contare qualcosa e non c’è un unico modo di contare. Quanti punti diamo alla squadra che vince rispetto a quella che pareggia o che perde? In testa al medagliere olimpico mettiamo chi ha più medaglie d’oro o chi ha più medaglie?

E poi ci sono gli aspetti etici. È indubbio che le risorse mediatiche ed economiche che la collettività dedica ai Mondiali (e a praticamente tutti gli eventi sportivi internazionali) potrebbero essere dedicate ad attività con maggiori benefici per l’umanità: non dico le scontate lotta alla povertà e ricerca scientifica, ma anche solo sostenere lo sport amatoriale con attrezzature sportive decenti per tutti.
Questi poi si svolgono in un Paese che, come riassume Il Post, “criticato per il suo stile di governo autoritario, per le enormi spese affrontate nell’organizzazione dell’evento, per lo sfruttamento dei lavoratori che si sono occupati delle costruzioni e per le violazioni dei diritti umani che avvengono al suo interno, tra le altre cose”.

È stato divertente leggere le giustificazioni di Gianni Infantino, presidente della FIFA: i Paesi occidentali non possono criticare il Qatar perché hanno fatto e fanno tutt’ora lo stesso se non peggio. Il che è anche vero, ma direi che è un motivo per criticare anche i Paesi occidentali, non per assolvere il Qatar. Va inoltre notato che Infantino ha un’idea molto ampia della responsabilità collettiva, visto che ha citati i misfatti europei degli ultimi tremila anni attribuendoli, evidentemente, anche alle associazioni per i diritti umani. A Infantino si potrebbe far notare che molto probabilmente tra le cose per cui l’Europa dovrà chiedere scura per i prossimi tremila anni ci saranno anche – per quanto non in cima alla lista – anche questi Mondiali in Qatar.

Rimane comunque aperta la questione di cosa sarebbe giusto fare con Paesi che non rispettano i diritti umani. Sanzioni che colpiscono soprattutto la popolazione? Escluderli da ogni relazione commerciale, culturale o sportiva? Collaborare cercando di migliorare almeno un po’ la situazione?

Sinceramente non lo so. Mi chiedo però se esista una linea rossa, qualcosa che porterebbe al boicottaggio di questi Mondiali da parte della FIFA o di qualche squadra. È un caso ipotetico, perché questo evento è organizzato dal Qatar per rifarsi un’immagine internazionale e quindi si guarderanno bene dal fare qualcosa di grosso, ma ugualmente: che cosa porterebbe una qualche Nazionale a dire “al diavolo i risultati, noi non giochiamo”?

Pensieri inutili

Falso positivo

Amanda Knox ha pubblicato un libro, Waiting to Be Heard (aspettando di essere ascoltata), del quale ho letto questa recensione sul New York Times.1

È la sua versione della morte di Meredith Kercher e dei processi che, in Italia, la hanno prima condannata poi assolta poi boh. La famiglia Knox, come ricorda l’articolo di Michiko Kakutani, ha fin da subito coinvolto un’azienda di pubbliche relazioni per promuovere un’immagine positiva di Amanda, in contrasto con quanto faceva certa stampa, e probabilmente questo libro fa parte di questa promozione.2 Continua a leggere →

  1. Ho scoperto solo successivamente che ne hanno parlato anche in Italia. []
  2. Non trovo nulla di riprovevole in questa decisione. []

Ricerche filosofiche

Qual’è il fondamento dei diritti umani

Il titolo di questo post è preso da una mail inviata, immagino, al sottoscritto e ad altre persone con lo scopo di diffondere la particolare teoria dei diritti umani ivi presentata.

Ho letto solo le prime righe del lungo testo, quelle dove si solleva il problema del fondamento dei diritti umani, senza il quale, pare di capire, questi importanti diritti perderebbero tutta la loro forza.
A colpirmi non è stato tanto questo discorso – certo non nuovo – quanto l’erroraccio nel titolo. Il passaggio da quale a qual è un troncamento, non una elisione, quindi niente apostrofo o, come riporta il Devoto-Oli, «non ammette apostrofo». Continua a leggere →

Pensieri diversi

Che cosa è la giustizia?

Immagina tratta da Wikipedia

Un mesetto fa, ho avuto il piacere di incontrare, per una breve intervista, l’attivista egiziano Musaad Abu Fagr.
Una persona interessante: grazie alla presenza di un interprete – Abu Fagr parla solo arabo, e dati i limiti della comunicazione a gesti la presenza di un traduttore era più che gradita –, si è chiacchierato per una buona mezz’ora di diritti umani, dagli ostacoli alla loro diffusione agli aspetti culturali e religiosi alla loro esportazione.

A un certo punto, ho osato fare una domanda che considero inquietante: “Che cosa è la giustizia?”.
Questa domanda mi inquieta perché le risposte, in genere, sono banali e inconcludenti, vuoti slogan che non portano da nessuna parte, almeno da nessuna parte di interessante. Continua a leggere →