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Darwin Rocks!

darwinrockslogoIo non so se quella di Darwin sia davvero una idea pericolosa o no.
Quello che so è che è una idea terribilmente semplice eppure terribilmente difficile da capire.

Mi spiego meglio.
Per alcune settimane ho fatto il supplente di filosofia in una scuola superiore elvetica. Grazie alla libertà di un programma cantonale molto generico, ho deciso, in una classe, di parlare di evoluzionismo. L’intenzione era di limitarmi agli aspetti filosofici: mica mi hanno chiamato per una supplenza in biologia! Aspetti filosofici che certo non mancano: dall’abbandono delle cause finali al problema dell’eccezione umana passando per l’ordine della natura, senza dimenticare gli aspetti ontologici, etici e politici dell’evoluzionismo. Continua la lettura di Darwin Rocks!

Questioni di eredità

Il New York Post ha pubblicato la seguente vignetta (con riferimento alla vera uccisione di uno scimpanzé da parte della polizia):

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Il secondo poliziotto dice al primo: «Adesso dovranno trovare qualcun altro per scrivere la prossima legge di sostegno all’economia». Continua la lettura di Questioni di eredità

L’origine dell’uomo

Oggi al mercato dell’antiquariato di Chiavari ho trovato un interessante libro, pubblicato nel MCMXXVI (1926) dall’editore Barion di Sesto San Giovanni. Il titolo è L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso, l’autore è un certo Carlo Darwin.

Michele Lessona, il traduttore, così introduce il testo:

Un gentiluomo napoletano, dicesi, ebbe quattordici duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull’Ariosto. Al quattordicesimo duello, ferito a morte, esclamò: – E dire che non ho mai letto nè l’Ariosto nè il Tasso! –
Questa è un po’ la storia degli Italiani rispetto a Darwin: molti che ne dicono male, ed anche taluni che ne dicono bene, non lo hanno mai letto.
Ed è certo che ove lo leggessero, i suoi lodatori lo loderebbero più nobilmente, ed i detrattori, a quello amore purissimo del vero che ispira in ogni parola del sommo filosofo, forse si darebbero al meditare in luogo dell’inveire, ciò che sarebbe un gran bene.
In questa traduzione ho tutto sacrificato alla fedeltà, studiandomi soprattutto di dire chiaramente quello che l’autore ha detto. Darwin esprime limpidamente i suoi concetti: ma questi sovente sono alti e nuovi, e bisogna meditare.
Io ringrazio qui l’autore del consenso suo per questa traduzione, e mi auguro pel bene della mia patria che essa sia peravere molti ed attenti lettori.

Sembra scritto ieri, e invece si tratta della (riedizione della) prima traduzione italiana di quest’opera.

Divisione dei compiti

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un breve post del neonatologo Carlo Bellieni: Bye bye, signor Darwin.
Avevo intenzione di scrivere un breve commento sulla impegnativa affermazione finale:

la vita sulla terra non è mutata solo a salti, ma anche a piccoli passi indotti dall’ambiente… come se ci fosse un disegno dietro…

Poi mi sono chiesto: possono un neonatologo e un filosofo discutere di evoluzionismo? Certo, l’affermazione incriminata è forse più filosofica che scientifica, però ho comunque preferito passare ad altri la faccenda.
Il risultato è ottimo. A ognuno il proprio mestiere.

Corvo della Nuova Caledonia

Il mio unico obiettivo in questo capitolo è mostrare che non vi è alcuna differenza fondamentale tra l’uomo e i mammiferi superiori per quanto riguarda le facoltà mentali.

Charles Darwin, Origine dell’uomo, 1871, capitolo II

Questo corvo della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides), che non è neppure un “mammifero superiore”, non solo utilizza un pezzo di metallo per estrarre un contenitore pieno di cibo dal tubo, ma incurva il metallo per meglio agganciare la scatoletta:

Creazione e redenzione

Lei e Lui sono tranquillamente seduti sul divano. Lui accende il televisore, giusto in tempo per sorbirsi alcuni secondi del TG2:

Lui: La barba di Darwin e il Dio di Michelangelo…Lei: Un titolo notevole, vero?

Lui: Efficace. Penso che anche Richard Dawkins sceglierebbe il Dio di Michelangelo, nel senso dell’affresco della Cappella Sistina, a una barba decisamente fuori moda. Continua la lettura di Creazione e redenzione

La sindrome di Dio

Charles DarwinBerlicche ci regala un curioso argomento contro il darwinismo, La sindrome di Darwin:

Credo di averne già parlato: a me piace progettare mondi.

Chiamatela la sindrome di Darwin. Osservare come i sistemi si evolvono, come le creature in essi contenute vivano…

[…] Allora ero un darwinista convinto. Avevo anche realizzato una mappa delle isole Galapagos a china.
Crescevo. La teoria matematica dei giochi era una lettura affascinante. E poi era arrivato il computer.

Quello che fino ad ora avevo faticosamente imbastito con carta e fantasia poteva diventare una realtà virtuale.

[…] Se volevo una nuova opzione, questa non poteva uscire spontaneamente da quelle che già c’erano per aggregazione, mutazione o altro mezzo. La dovevo programmare, introdurre io. Se non scrivevo il codice per realizzare un fiore, il mio vegetale informatico non ne avrebbe mai avuto uno.
E se questo valeva per una pianta virtuale, cosa dire allora dell’infinitamente più complesso mondo reale?

Non c’è riuscito nessuno. Nessuno ha mai scritto un programma che realmente si evolva, che si faccia crescere pinne, poi gambe, occhi, mani, cervello partendo dal nulla. Neanche lontanamente. Se si vuole che qualcosa ci sia, quel qualcosa il creatore ce lo deve mettere dentro, deve scriverlo, intesserlo nell’essere.

Il giorno che ho realmente capito cosa ciò volesse dire, ho smesso di essere un darwinista.

Ricapitolando: Darwin era una sorta di demiurgo che progettava nuovi mondi; siccome in questi progetti, o simulazioni, non c’è possibilità che nascano nuove opzioni dal nulla, è impossibile che l’evoluzionismo neodarwiniano sia corretto. Continua la lettura di La sindrome di Dio

I buchi di Darwin

Interessante intervista di Mario Gargantini a Eva Jablonka: I «buchi» di Darwin.
Eva Jablonka è «una studiosa di origine polacca che vive e insegna all’Università di Tel Aviv e si propone nientemeno che di “mettere in discussione quella versione genocentrica del neo-darwinismo che negli ultimi cinquant’anni ha dominato il pensiero biologico”».

Eva Jablonka viene descritta come una sorta di eretica emarginata dagli accademici ortodossi neodarwiniani, nonostante lei rifiuti il fondamentalismo dei creazionisti americani (quelli europei no?).

Quali sono le tesi di Jablonka?

Insomma, le mutazioni casuali non sono l’unico modo di trasmettere l’informazione ereditaria e quindi tale trasmissione non sarebbe il risultato di una grande roulette ma farebbe intravedere dei percorsi in qualche modo guidati. Quella genetica è solo una delle strade, una delle dimensioni, come le chiama Jablonka; ad essa vanno aggiunte quella cosiddetta epigenetica, quella comportamentale e quella simbolica.

Non a caso il libro che la ricercatrice israeliana ha scritto insieme a Marion J. Lamb si intitola Evoluzione in quattro dimensioni.

Poco da dire: l’evoluzione è un processo complesso, e ben vengano queste dimensioni aggiuntive.
L’eroina di Avvenire non è oltretutto la sola a riconoscere questi problemi: commentando una ricerca sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti, Sylvie Coyaud afferma in tutta tranquillità: «Separare caratteri epigenetici e genetici è un buon modo, riduzionista, per fare ricerca, nella vita non funziona».
Quanto alla dimensione simbolica, il fatto che nell’intervista venga evocato Cassirer dovrebbe almeno far intuire che forse non è compito dei biologi studiare i simboli.

Uno arriva in fondo all’articolo e si chiede: i buchi di Darwin, citati nel titolo, dove sono?

Fodor contro tutti

Celebrity DeathmatchCome una variazione sul tema, si può immaginare una versione filosofica di Celebrities Deathmatch, il programma di Mtv nel quale i pupazzi animati di personaggi del mondo dello spettacolo si affrontano in spettacolari duelli all’ultimo sangue (qui il duello tra Angelina Jolie e Sandra Bullock).
Philosopher Deathmatch: Aristotele che rompe le costole a Platone immobilizzato dal terzo uomo, un duello con gli attizzatoi tra Popper e Wittgenstein, Abelardo che, a colpi di martello, trasforma Bernardo in mezzo uomo, Rousseau che tortura Voltaire con la ruota dei trovatelli, Schelling che aizza delle mucche nere contro Hegel, Kant che sottopone Schopenhauer a trattamento sanitario obbligatorio per demenza senile, e così via.
Alla spettacolarità di questi incontri si contrappone la sobrietà di “Jerry Fodor contro Charles Darwin”. Nonostante il titolo del forthcoming paper di Fodor, Against darwinism (Contro il darwinismo), suoni minaccioso, Fodor non vuole eliminare Darwin per sostituire all’evoluzionismo un qualche progetto intelligente di matrice divina. Continua la lettura di Fodor contro tutti