La soluzione sette per mille

A Udine si è tenuto un convegno organizzato dalla FNOMCeO, orribile acronimo per la Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Etica di fine vita: percorsi per scelte responsabili.
Durante il convegno sono stati presentati i dati preliminari del questionario Itaeld (altro discutibile acronimo: Italian End of Life Decision study) sul comportamento dei medici nei confronti dei pazienti senza speranza di vita.

Il dato che più di tutti ha impressionato i giornalisti, per altro abbastanza annoiati dalla vicenda, è che lo 0,7% ha ammesso di aver intenzionalmente abbreviato la vita del paziente tramite farmaci.
Per la cronaca: al questionario, rigorosamente anonimo, hanno risposto 2674 medici, il 18,2% di quelli interpellati. Ciò significa che a meritare il titolo è stata la risposta di circa diciotto medici.

Ad ogni modo, secondo questo studio abbiamo sette possibilità su mille di incontrare un medico disposto a praticare l’eutanasia. E, soprattutto, una possibilità su due che questo medico non ci comunichi la diagnosi.
Il tema chiaramente è delicato: il medico deve chiaramente valutare se il paziente è in grado di affrontare e gestire una situazione decisamente estrema e deve ovviamente trovare il modo migliore per informarlo, e non sempre c’è la possibilità di fare tutto ciò. Tuttavia una percentuale di mancate comunicazioni così alta dovrebbe far pensare.

Quando i medici parlano, come da titolo del convegno, di percorsi per scelte responsabili, di quale responsabilità stanno parlando? Non di quella del paziente, a quanto sembra: che razza di scelta responsabile si può fare, se si ignora il proprio stato di salute?

Grazie a Inyqua per la segnalazione dei dati preliminari del questionario.

Dialoghi scientifici

Il 31 gennaio 2007 si è tenuta, presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano, si è tenuta la Seconda Giornata di Studio sulle Cellule Staminali.

A giudicare dal programma, gli organizzatori hanno cercato di affrontare il tema da più punti di vista: dall’impiego delle cellule staminali embrionali umane per gli studi tossicologici (Giovanna Lazzari), sul differenziamento cardiaco (Marisa Jaconi e, per l’esperienza italiana, Elisabetta Cerbai) e neuronale (Elena Cattaneo) agli aspetti giuridici della ricerca sulla staminali (Emilio Dolcini), ai metodi per derivare linee cellulari staminali umane senza compromettere lo sviluppo dell’embrione (Fulvio Gandolfi). Non è, ovviamente, mancata la discussione sugli aspetti di bioetica (Demetrio Neri, dell’Università di Messina, e Maurizio Calipari, della Pontificia Accademia Pro Vita).

Un programma decisamente ampio, forse troppo per una giornata sola. Eppure alcuni studenti l’hanno trovato limitato e hanno scritto una Lettera ad una professoressa. Ne hanno parlato diffusamente alcuni giornali (interessante quello apparso su l’Unità, commuovente la retorica di quello apparso su Avvenire). Continua a leggere Dialoghi scientifici

Ossimori clinici

Gli xenotrapianti sono i trapianti di organi tra specie diversi, e potrebbero costituire la soluzione definitiva al problema del ridotto numero di organi disponibili.
Escludendo le difficoltà tecniche, sulle quali non sono assolutamente in grado di scrivere nulla di sensato, vi sono numerosi problemi di natura etica. È giusto disporre così del corpo di animali, oppure si tratta di un atteggiamento che Peter Singer chiama, accostandolo al razzismo, specismo (speciesism)? Per procedere con la sperimentazione, è sufficiente il consenso informato da parte del soggetto oppure, data la vastità dei problemi che possono insorgere, è necessario coinvolgere anche le persone che gli sono vicine? Continua a leggere Ossimori clinici

Ashley

Ashley è una bambina di tre mesi, o meglio di nove anni.
La prima età è quella mentale, la seconda fisica: a causa di una encefalopatia di origine sconosciuta, non vi è praticamente stato alcuno sviluppo psichico, mentre il corpo non presenta problemi. Giusto per inquadrare bene la situazione, Ashley «non è in grado di tenere sollevata la testa, di cambiare posizione mentre dorme, di tenere in mano un giocattolo, mettersi a sedere, parlare, camminare, o alimentarsi autonomamente» (Giuseppe Regalzi su Bioetiche).

I genitori di Ashley hanno deciso, semplificando una questione in realtà molto più complessa, di cercare di bloccare la crescita fisica della figlia, con il fine dichiarato del benessere della piccola (per ulteriori dettagli si rimanda al giò citato articolo di Bioetiche). La scienza medica permette anche questo.
Il problema non è, ovviamente, solo medico. Prima di procedere, i genitori hanno consultato il comitato etico dell’ospedale e hanno recentemente aperto il sito The “Ashley Treatment”, nel quale raccontano le proprie esperienze. Continua a leggere Ashley

Iniziare personalmente

Persona. Quale è il senso di questa parola, quale è il significato di questo concetto?
Su questo problema, interessante articolo di Chiara Lalli su bioetiche. Sul correlato problema di definire il concetto di bambino, altro intervento Paola Vasconi su Res Cogitans.