Molto razionali e poco morali

closeQuesto articolo è stato pubblicato 2 anni 11 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Filippo Facci è convinto che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, ed entra nei dettagli con ben sei ragioni per cui era meglio non ammazzarlo.

Ma a me colpisce l’incipit, la premessa all’elenco dei sei motivi:

Penso che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, e questo per ragioni che mi paiono molto razionali e poco morali.

Questo è uno dei classici casi nei quali il saggio (in questo caso: Facci) indica la luna e lo stolto (in questo caso: io) guarda il dito. Lo ammetto e vado avanti: perché le ragioni paiono “razionali” e “poco morali”?

È forse un caso, nel senso che Facci ha trovato sei motivi per cui era meglio non eliminare Bin Landen, li ha guardati e si è detto: “Questi motivi mi paiono razionali, di mero ragionamento utilitaristico, senza fare riferimento a principi morali”. Insomma: Facci, in questa sua riflessione, si è dato al consequenzialismo, tralasciando la deontologia: calcolo costi/benefici, non principi o valori morali.

Oppure è una necessità: necessariamente le ragioni razionali sono poco morali, visto che  principi morali sono sostanzialmente irrazionali.

Chissà.

11 pensieri su “Molto razionali e poco morali

  1. Credo fosse solo sprezzo per l’abuso del termine “morale” nel lessico giornalistico recente, fatto di appelli firmaroli e prosopopea di alti ideali.

  2. ….Filippo “ronf ronf” Facci ??
    Il belloccio che fa l’intellettualoide?

    no grazie….

    Comunque venendo al tuo quesito, non credo che razionalità e morale debbano essere in conflitto, forse in una società individualistica (ove la salvezza riguarda l’individuo) si presuppone che la ragione preservi, appunto il singolo, mentre si auspica che la morale preferisca la comunità.

    Peccato che tutto ciò mi sembri un po’ “obsoleto”, forse perché preferisco una morale consapevolmente in evoluzione ad una che rischi di essere tacciata di irrazionalità (o semplificando irragionevolezza).

    Un Sorriso

  3. @eno: Molto probabile. Del resto, il mondo è pieno di moralisti.

    @ilpiùcattivo: Il problema è che io e Facci abbiamo in comune la passione per Wagner, e tra wagneriani c’è solidarietà.
    Comunque: più che individuo/collettività, io pensavo, appunto, a un conflitto tra un freddo calcolo di costi e benefici e principi morali che vanno seguiti anche se non conviene. È immorale soppesare costi e benefici? È irrazionale credere che esistano principi che si sottraggono all’utilità?

  4. Beh…se hai di questi dubbi forse occorre chiedersi cos’è l’utilità.
    In un pragmatismo forse tutto mio, l’utilità viene definità meglio in termini di efficacia.

    Definito uno scopo è utile ciò che concorre al raggiungimento.
    L’utilità senza una “destinazione” non mi torna.
    Persino l’utile idiota è qualcosa che si “giustifica” in tal modo.
    Identificando i “principi” con gli “scopi”, solo per evitare un “utile ossimoro = principi- fini = alpha – omega ecc…”, allora è l’utilità che corre verso lo scopo (appunto il principio) e non il viceversa.

    Quindi mediante “l’uso dell’intelletto” si perseguono “principi” che divengono “morali” in quanto il rapporto “costi – benefici” li rende convenienti.

    Un Sorriso

    P.S. l’uso forsennato di virgolette è dovuto al mio dubbio che in realtà molti di questi termini siano usati da alcuni wagneriani (diversi da Ivo) in modo polarizzato, ovvero usati allo socpo di giustificare a posteriori ciò che si è già definito come “giusto” a priori…. e qui mi fermo per evitare querele.

  5. “Il problema è che io e Facci abbiamo in comune la passione per Wagner, e tra wagneriani c’è solidarietà.”
    Affermazione che richiederebbe un doveroso quanto opportuno distinguo, posta la sincera passione per Wagner notoriamente provata da un tristo individuo con dei ridicoli baffetti …. :-D

  6. @il più cattivo: E se il metodo più efficace per raggiungere uno scopo prevede risultati parziali contrari allo scopo? Ad esempio, se lo scopo è ottenere nuove terapie mediche che salvano la vita e il metodo è la sperimentazione selvaggia su cavie inermi?

    @lector: Diciamo che la solidarietà ha comunque dei limiti (e poi quel baffetto lì è probabilmente il peggior nemico di Wagner, vista la nomea che gli ha attribuito).

  7. Non avendo letto l’articolo, presumo si tratti solo di un espediente retorico, come a dire Guarda, ti porto delle ragioni che puoi condividere anche se non condividi i miei criteri morali.

  8. @ Ivo:

    E se il metodo più efficace per raggiungere uno scopo prevede risultati parziali contrari allo scopo?

    Essendo i risultati parziali dei risultati, il fatto che appartengano a scopi “ulteriori” non li esime dall’essere giudicati.
    La mia risposta semplificativa è : scegliamo un metodo meno efficace
    qui sto presupponendo che per efficacia tu intenda costi e similari, altrimenti il più efficace non lo comprendo. In tal caso preferisco usare il termine efficienza

    BTW!! Ottenere nuove terapie non è uno scopo!
    Lo scopo dovrebbe essere consentire una vita migliore o in altri termini ridurre l’impatto (argh…) sulla qualità della vita da parte di una malattia. O più semplicemente fare soldi con un brevetto per vivere meglio.
    Gli scopi, IMHO, non sono mezzi, a differenza dei risultati che possono essere parziali in una ottica più generale…. ma sto divagando…

    Un Sorriso

    P.S. mi sembro troppo manicheista…. addirittura platonico. Penso di essere malato…. speriamo di trovare una terapia :-) LOL

  9. @Galliolus: Molto probabile. Del resto, è una tattica molto diffusa..

    @il più cattivo: Rimane comunque una contrapposizione tra ragionare per calcolo costi/prestazione e trovare alcuni costi improponibili a prescindere dai risultati…

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