Frasi celebri (11)

Milano, nove di mattina.

Barista donna: Per te?

Io: Un cappuccino

Barista donnaa voce alta, rivolto a Barista uomo: Un cappuccino.

Barista uomo: Per chi?

Barista donna: Per il ragazzo.

Barista uomo: Quale ragazzo?

Barista donna: Quello stempiato.

Io: …

Barista donna: Mica ti sarai offeso: non hai la faccia di uno che si offende.

Io: …

Un biglietto (elettronico) per Chiasso

Treno Milano Centrale – Lugano, misteriosamente partito con solo 5 minuti (non annunciati) di ritardo.

Controllore: Ha il biglietto elettronico?

Io: Sì.

Controllore: Per quale treno?

Iostupito: Questo.

Controllore: Ha fatto il biglietto poco prima della partenza, allora.

Iosempre più stupito e vagamente infastidito dal tono del controllore: L’ho fatto questo pomeriggio, alle 2.

Controllore: Io ho i dati di un solo biglietto elettronico, e l’ho già fatto: i suoi dati non mi risultano. Aspetti un attimo, adesso riprovo a caricarli che spesso li inseriscono all’ultimo.

Tutto ciò è accaduto poco prima dell’arrivo a Monza. Il controllore non si è più fatto vedere fino a due minuti dall’arrivo a Chiasso.

Controllore: Signor Ivo? Era l’altro passeggero a non avere il biglietto. Mi da la penultima lettera del PNR?

Io: La penultima lettera? È una cifra: tre.

Controllore: Perfetto. Grazie. Buon viaggio.

Tutto ciò, lo confesso, mi ha ricordato Hellzapoppin’.

Radici cristiane (2)

Panetteria, una del pomeriggio, due colleghi stanno acquistando il pranzo.

Primo uomo: Per me due pezzi di focaccia.

Secondo uomo: Per me invece un trancio di pizza. – rivolto all’amico: Cosa dici, prendiamo un po’ di frittelle da portare in ufficio?

Primo uomo: Va bene. – rivolto al panettiere: Anche una decina di frittelle.

Secondo uomo: Aspetta: oggi inizia la quaresima, non vorrei che Anna si offendesse.

Primo uomo: Hai ragione: lei ci tiene, a queste cose. Però a me facevano voglia, quelle frittelle.

Panettiere: Scusate se mi intrometto, ma secondo il rito ambrosiano la quaresima inizia domenica.

Primo uomo: Davvero?

Il panettiere di chiama Ahmad.

Un biglietto per Chiasso

Stazione di Milano Centrale, cinque e un quarto del pomeriggio.
Il treno per Lugano delle 17:35 è già lì, sul binario, che aspetta di partire. Vado al distributore self-service di biglietteria (è questo il nome ufficiale) per fare il biglietto.
Dito sulla bandiera italiana per selezionare la lingua; dito su Emissione biglietti, che non mi interessa cambiare prenotazione o ritirare biglietti già acquistati; avviso: pagamento possibile solo con carta di credito o bancomat: dito su continua, che tanto la carta di credito ce l’ho. Stazione di arrivo: C-H-I-A-S Chiasso (il biglietto per la parte svizzera già ce l’ho). Data della partenza? Oggi. Treno? Il 17:35. Attenzione: disponibilità posti esaurita.
Ohibò. E adesso cosa faccio?
Ripeto tutta la trafila: bandiera italiana, emissione biglietti, pagamento solo con carta o bancomat, stazione di arrivo: L-U-G Lugano invece di Chiasso. Ecco che i posti disponibili ci sono. Com’è possibile? Non facciamoci troppe domande, e proseguiamo con l’acquisto. Diritto a riduzioni? Sì, ho l’abbonamento metà prezzo: con 150 Fr. l’anno (o 250 per due anni) pago tutti i biglietti la metà: molto comodo. Il distributore self-service mi propone “GA Switzerland”, “GA Switzerland 2″, “HTX Switzerland” e “HTX Switzerland 2″. Seleziono l’opzione corretta (quale delle quattro corrisponda al mio abbonamento è informazione riservata: ho trascorso un intero pomeriggio per scoprirlo, e non ho intenzione di svendere il frutto delle mie ricerche) e proseguo. Mi chiede il numero dell’abbonamento, inserisco quattro o cinque zeri: so per esperienza che il numero dell’abbonamento è più lungo dello spazio disponibile e, soprattutto, che nessun controllore svizzero si metterà mai a controllare quel numero.
Nuova schermata: Prenotazione. Dito su Posti a sedere e dito su qualsiasi posto. Metodo di pagamento: dito su carta di credito. Avviso: inserire la carta di credito nella fessura sottostante.
Inserisco la carta di credito.
Nessuna reazione.
Inserisco nuovamente la carta.
Il distributore self-service pare in coma, tipo Andreotti intervistato da Paola Perego.
Dito su annulla operazione.
Nessuna reazione.
Di nuovo dito su annulla operazione.
Trenta interminabili secondi nei quali mi chiedo, preoccupato, se dentro il distributore self-service non ci siano dei folletti che, con la mia carta di credito, si stanno pagando le vacanze per tutta la loro comunità (mi consolo pensando che, muovendosi in treno, faranno un viaggio terribile). Sparisce la scritta “Per annullare l’operazione premi qui”. Altri trenta interminabili secondi, nei quali penso ai folletti che, se sono furbi come si dice, andranno in vacanza con un’auto presa a noleggio, ovviamente sempre con la mia carta di credito.
Avviso: operazione annullata. Ai folletti è andata male, stavolta (ma per sicurezza meglio guardare l’estratto conto).

Guardo l’orologio: cinque e venticinque. Ho ancora dieci minuti: ce la posso fare. Mi sposto all’apparecchio a fianco, dove una ragazza sta anche lei litigando con il distributore self-service che, da quel che vedo, chiede un codice segreto senza tuttavia lasciarle la possibilità di inserirlo.
La faccenda sembra andare per le lunghe, e raggiungo altri distributori self-service un po’ più lontani.
Ripeto la trafila: bandiera italiana, emissione biglietti, L-U-G Lugano, oggi, 17:35, abbonamento metà prezzo, numero dell’abbonamento, posto a sedere qualsiasi, pagamento con carta di credito.
Inserisco la carta. In poco più di dieci secondi appare la scritta “Transazione eseguita” e mi stampa il biglietto. Sono le cinque e ventotto. Prendo il biglietto e vado verso il treno.

Incrocio il controllore e gli chiedo numi sui posti non disponibili per Chiasso che, andando a Lugano, improvvisamente si liberano. È anche lui perplesso. Quando gli spiego che ho fatto il biglietto all’automatico, mi spiega che da dieci minuti prima della partenza non è più possibile fare biglietti con prenotazione, ma evidentemente questo non vale per i biglietti internazionali, anche se neppure lui ne era a conoscenza.
Io guardo i distributori self-service posizionate davanti ai binari. Che senso ha la scritta “Biglietto veloce”, se il veloce vale solo fino a dieci minuti dalla partenza? Oltretutto, il primo tentativo l’ho fatto almeno quindici minuti prima.
Perplesso salgo e mi siedo. Sono le 17:35 e il treno, ovviamente, non parte: ha cinque minuti, non segnalati, di ritardo. Ma nessuno, a questo, ci fa oramai più caso.

Un biglietto per Paderno Dugnano

Stazione di Como San Giovanni. Biglietteria.

Io: Buongiorno, io dovrei andare a Paderno Dugnano.

Bigliettaia: Paderno Dugnano?

Io: Sì, Paderno Dugnano.

Bigliettaia: Ma le ferrovie dello stato non fermano a Paderno Dugnano! Deve prendere le ferrovie nord.

Io: Lo so: tra poco c’è un treno che mi porta a Camnago dove posso prendere un altro treno delle nord per Paderno.

Bigliettaia: Quindi lei vuole un biglietto da Como a Paderno Dugnano via Camnago-Lentate?

Io: Esattamente.

Bigliettaia: Aspetti un attimo.

La bigliettaia sparisce dietro una porta e ritorna, dopo alcuni minuti, con una grossa scatola dalla quale tira fuori un foglio in carta carbone, un blocchetto di biglietti non compilati e inizia a scrivere a mano i dati del viaggio:

Biglietto

Bigliettaia: Sono due euro e cinquanta.

Tra qualche anno, quando vorrò stupire i miei figli e far capire loro quanto sono vecchio e quindi saggio, racconterò loro del biglietto Como – Paderno Dugnano compilato a mano con tanto di copia carbone, tralasciando il fatto che non è il loro padre a essere particolarmente vecchio e saggio, ma le ferrovie italiane a essere particolarmente sgangherate e surreali.

Prossimamente: Un biglietto per Chiasso.