Soggettivo e oggettivo

È questione di poche settimane: con l’arrivo del caldo estivo (per il momento abbastanza latitante ma, appunto, basta aspettare), i telegiornali si riempiranno di lunghi e inutili servizi sulle torride e intollerabili temperature raggiunte nelle varie città della penisola.
Se manterranno la tradizione iniziata alcuni anni fa, oltre alla temperatura segnata dai termometri, i telegiornali forniranno anche la “temperatura percepita”, di solito di qualche grado superiore.

Avevo archiviato questa espressione sotto la rubrica “sensazionalismo giornalistico”, e me ne ero disinteressato.
È stato Maurizio Ferraris, nel suo recente Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani (Einaudi 2008, 12,50 €), a farmi notare come questa temperatura percepita sia un ottimo esempio per illustrare la differenza tra soggettivo e oggettivo. Continua a leggere

Nascita di una nazione

Il 17 febbraio 2008 il Kosovo1 ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia.
La Serbia non è d’accordo, e si considera ancora sovrana sul territorio del Kosovo.

Tutto questo rappresenta un grosso problema politico e un piccolo problema filosofico.
La mia riflessione politica si limita a un generico augurio che la questione non venga risolta militarmente; da un punto di vista filosofico, questa strana indipendenza parziale può essere un buon esempio per valutare, anche se sommariamente, alcune teorie sulla realtà sociale. Continua a leggere

  1. Oppure Kossovo, o ancora Cossovo: ho trovato utilizzate tutte e tre le grafie []

L’uomo non separi ciò che Dio ha unito

Il matrimonio è, insieme alle multe e ai tassi di interesse, un oggetto sociale: un oggetto che esiste ma che, per esistere, ha bisogno di tracce e di uomini che le sappiano leggere. Una multa esiste: basta non pagarla per accorgersene, però basta riuscire a cancellare tutte le copie e le registrazioni di questa multa perché essa cessi di esistere.

L’ultimo esempio è ovviamente inverosimile: è difficile cancellare tutte le tracce, e in ogni caso rimarranno quelle tracce molto particolari che sono la memoria dei protagonisti. Maurizio Ferraris è infatti costretto a ricorrere a una fantasiosa società di smemorati: il matrimonio è realmente avvenuto se tutti, sposi compresi, si dimenticano completamente della cerimonia e non vi sono firme o altro sui registri? Continua a leggere

Da anni ormai vivo nell’irrazionale

Leggo nel post di apertura di un blog dedicato «alla Magia e a quanto di irrazionale ci capita a volte nella vita»:

Da anni ormai vivo nell’irrazionale e ho letto e mi sono documentato su tantissime forme di magia e di esoterismo.

Si potrebbe discutere per ore sul significato dei termini razionale e irrazionale: dai numeri alle esperienze estetiche e religiose passando per le dimostrazioni e le intuizioni, vi sono molte cose interessanti da dire sulla razionalità e l’irrazionalità.

Eppure appena sento la parola irrazionalità mi vengono in mente strani individui che, come soluzione ai mali del mondo, prenderebbero a schioppettate (non sai mai quanto metaforiche) gli stranieri, o quegli altri che investono i propri risparmi in controfatture e altri riti contro maledizioni e malocchi, o ancora a quelli che credono a  tutto, purché a dirlo sia quella persona tanto simpatica che parla bene, senza dimenticare quelli che bollano come “contro natura” quello che semplicemente dà loro fastidio e, soprattutto, quelli che sproloquiamo sulle irrazionalità altrui dimenticando le proprie piccole manie e fissazioni che difficilmente sarebbe in grado di giustificare razionalmente.
Non c’è niente da fare: istintivamente associo l’irrazionalità a tutto ciò che c’è di negativo nell’uomo. Continua a leggere

Truffa ontologica

Due brevi citazioni da Sans Papier di Maurizio Ferraris:

In considerazione di quanto si è detto sin qui, non stupirà certo che la legge costitutiva degli oggetti sociali sia Oggetto = Atto Iscritto: gli oggetti sociali consistono nella registrazione di atti che coinvolgono almeno due persone e che sono caratterizzati dal fatto di essere iscritti su un supporto fisico qualunque, dal marmo ai neuroni, passando per la carta e i computer.
p. 72

Senza iscrizione non c’è oggetto sociale, nel senso, banale, che un atto sociale che non venga iscritto nell’accezione sin qui precisata si riduce a un puro flatus vocis. […] Ciò premesso, le iscrizioni possono ovviamente essere simulate, in maniera esplicita (un matrimonio a teatro, al cinema, in un romanzo, con tutte le differenze intrinseche a queste tre situazioni), o implicita (truffe, assegni a vuoto).
p. 90

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