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Solitudine

Assuntina Morresi, su Avvenire, racconta la tragica storia di Kerrie Wooltorton.
La ragazza ha tentato più volte il suicidio e c’è finalmente riuscita rifiutando le cure mediche – rifiuto che i medici hanno rifiutato sia per la presenza delle living will (il testamento biologico) sia perché la ragazza, che è arrivata cosciente in ospedale, si è dimostrata molto determinata e sicura di se.

Il riassunto di Assuntina Morresi è impeccabile: si tratta di una storia di autodeterminazione e solitudine – anche se, a leggere alcuni resoconti della stampa inglese, aveva vicino a se parenti e amici, ma la solitudine non è solo questione di quante persone hai intorno.
Il problema è che l’autrice sembra convinta che si tratti di una storia di autodeterminazione e quindi di solitudine, come se l’unico modo per stare vicino a una persona fosse non rispettare la sua volontà.
Nel finale dell’articolo, sembra quasi che una possibile soluzione al tragico evento possa essere ridurre il potere giuridico del living will, dando ai medici la possibilità di ignorare le volontà del malato – il che avrebbe probabilmente salvato la vita a Kerrie, ma certo non l’avrebbe fatta sentire meno sola.

Il desiderio di suicidarsi della ragazza nasce dall’impossibilità di avere figli.1
Forse, e sottolineo forse, sarebbe stato di maggiore aiuto Julian Baggini che, sul Guardian, difende la dignità di una vita senza figli.

  1. Morresi parla di una malformazione, il Sun entra nel dettaglio parlando di due vagine – uterus didelphys – mentre il Daily Mail si mantiene su un generico «difficulties with intimate relationships». []

Gioca anche tu a Žižuku!

Julian Baggini lancia il gioco dell’anno: lo Žižuku.
Per giocare basta prendere una idea ampiamente diffusa e accettata, come i diritti umani o la democrazia, e cercare buoni argomenti per ribaltarla completamente. Le regole, come si vede, sono molto semplici, anche se occorre una certa abilità per non apparire retorici e pretestuosi.

Il nome di questo interessante gioco viene da Slavoj Žižek, autore di libri come Difesa dell’intolleranza e Contro i diritti umani.
Come nota Baggini, giocando a Žižuku è possibile ottenere risultati interessanti. Purtroppo, è anche possibile fare discorsi all’apparenza molto profondi, in realtà vuoti come un programma elettorale.
Anche in quest’ultimo caso, giocare a Žižuku può essere utile e interessante: è sempre un bene distinguere tra l’insensato e il sensato.

Aperitivi filosofici

Un piccolo esperimento mentale: prendere i due termini della contrapposizione mente – corpo e provare a cortocircuitarli, immaginando le opere filosofiche come delle pietanze più o meno prelibate.
Dal metaforico cibo per la mente al letterale cibo per il palato: non è difficile vedere in un’opera di Nietzsche un piatto molto speziato e nella Critica della Ragion Pura di Kant un lungo e impegnativo banchetto ricco di portate. Un’opera filosofica banale e superficiale sarà uno scontato piatto di pasta in bianco, che per quanto buono possa essere non lascia alcun ricordo, altri libri ancora saranno piatti disgustosi, come una bistecca stopposa o una minestra rancida.

Questo esperimento mentale può risultare utile per comprendere alcuni testi filosofici divulgativi: Il maiale che vuole essere mangiato di Julian Baggini, Il caso Wassermann e altri incidenti metafisici di Roberto Casati e Il lancio del nano di Armando Massarenti. Continua a leggere

Repetita iuvant

Una persona che ripete tre volte la stessa opinione in un gruppo ha lo stesso effetto di tre persone che esprimono nel gruppo la stessa opinione.

James Garvin sul blog talkingphilosophy, il blog della rivista The Philosophers’ Magazine diretta da Julian Baggini. La frase è stata segnalata e tradotta in italiano da Filter su La frase migliore che ho letto oggi.

A parte la facile battuta di smentire questa ricerca ripetendo in continuazione “non è vero”, è interessante che Garvin colleghi questo comportamento umano con quello della vespa scavatrice.

La vespa scavatrice, dopo aver paralizzato la preda e averla trasportata fino all’entrata del nido, la abbandona lì fuori per controllare che nel nido sia tutto posto, poi esce e trasporta finalmente la preda all’interno per mangiarsela. Un comportamento indubbiamente intelligente: non avendo installato un antifurto, è cosa saggia verificare la sicurezza del nido prima di entrarvi con il prezioso carico.
I ricercatori hanno però scoperto che questo atteggiamento tanto intelligente non è. Se, mentre la vespa sta effettuando il giro di ispezione, la preda viene leggermente spostata, il giochino riprende infatti da capo: la vespa trascina nuovamente la preda fino all’entrata del nido ed effettua un altro giro di ispezione.
Dei ricercatori particolarmente sadici potrebbero passare così le ore.

Verosimilmente, l’evoluzione ha selezionato le vespe prudenti ma non quelle intelligenti: entomologi a parte, difficilmente la preda si sposta durante la ricognizione, e così un comportamento stupido e meccanico risulta comunque vincente.

Secondo Garvin lo stesso accade con l’uomo: ascoltare le opinioni degli altri è giusto, e l’opinione sostenuta da molte persone è probabilmente più sensata di quella sostenuta da una persona soltanto. Il meccanismo selezionato sembra però contare le singole asserzioni, non i sostenitori.

Comunque, non è vero.

Secondo me non è vero.

Dubito fortemente che le cose stiano in questo modo.

Aggiornamento

Julian Baggini si interroga su questo strano processo di “assuefazione della ripetizione” e la diffusione dei meme (il meme sta alla evoluzione culturale come il gene a quella biologica).
Un meme, in effetti, potrebbe diffondersi non in quanto buono ma semplicemente in quanto ripetuto diverse volte. Questo confermerebbe anche sul piano culturale una delle conseguenze dell’evoluzionismo darwiniano: “evoluzione” non significa “progresso”. Purtroppo.

Il fattore bleah!

Julian Baggini, filosofo e giornalista inglese, ha immaginato un maiale molto particolare: grazie all’ingegneria genetica, Priscilla, questo è il suo nome, può parlare e soprattutto può dire che il suo più grande desiderio è venire mangiata. Si tratta di uno dei 100 racconti de Il maiale che vuol essere mangiato e altri 99 esperimeti mentali (Cairo editore, 2006). L’autore si chiede: per un vegetariano sarebbe lecito mangiare una salsiccia di Priscilla? Continua a leggere