Un filosofo in ascensore

numerinumeri-specchioL’ascensore che utilizzo tutti i giorni ha un grosso specchio che occupa quasi integralmente una delle pareti.
A volte mi capita di non guardare direttamente il display digitale dell’ascensore, ma la sua immagine riflessa: il fatto che questa presenti non i numeri, ma la loro immagine speculare, non è un problema. Non lo è sicuramente per 1 e 8, che sono simmetrici, e non lo è neppure per 3, 4, 6 e 7: anche se quello che mi appare ha la forma una E maiuscola o di lettere greche (gamma minuscola, una sorta di delta minuscola e gamma maiuscola), io vedo i numeri. Al secondo e quinto piano, invece, non riesco a non vedere 5 e 2: pur sapendo che il 5 che vedo è in realtà l’immagine speculare di un 2, continuo a vedere e leggere 5.
Questo mi provoca sempre un leggero disagio, perché l’ascensore sembra passare dal secondo al quinto piano per poi tornare al terzo.

Per superare il disagio, mi concentro sulla bottoniera.
Nella parte alta, subito sotto il display, alcuni disegni mostrano la procedura per lanciare l’allarme in caso di blocco: disegno di un dito che preme un bottone con una campana; disegno di una clessidra; disegno di una testa umana a fianco di una cornetta del telefono.
Una campana, una clessidra, una cornetta del telefono.
Le campane non vengono più utilizzate per dare l’allarme. Le clessidre sono oggetti d’arredamento. Sull’ascensore non c’è un telefono con cornetta, ma un microfono ambientale.
Il simbolo sopravvive all’oggetto.

A sua immagine e somiglianza

L’immagine è uno dei temi centrali della fede cristiana. La relazione tra uomo e Dio è, per certi versi, una relazione iconica: l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio e, tempo dopo, Dio si è fatto uomo.

Christoph Schönborn, che come arcivescovo di Vienna qualcosa di cristianesimo la sa, in A sua immagine e somiglianza (Torino, Lindau, 2008) sintetizza efficacemente tutto questo affermando che, per la Chiesa (d’Oriente, ma si intuisce che lo stesso vale anche per quella d’Occidente), l’icona è «una sintesi della confessione di fede» (p. 10).
Curiosamente, Schönborn introduce questo argomento in maniera poco spirituale e molto materiale: Cristo tornerà con le stesse sembianze di quando se ne è, letteralmente, volato in cielo ed è quindi necessario, per riconoscerlo, tenere a mente la sua immagine (pp. 9 e 101). L’icona come foto segnaletica. Continua a leggere

La realtà pura, la forma della realtà

Prima citazione

Durante questo periodo di ricerca a Parigi feci molti quadri astratti con alberi, case, piante e altri oggetti. […] Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, ritornai in Olanda per una visita. Rimasi lì per tutta la durata della guerra, portando avanti il mio lavoro di astrazione in una serie di facciate di chiesa, alberi, case ecc. Ma sentivo che stavo ancora lavorando come un impressionista e che continuavo a esprimere sentimenti particolari, non la realtà pura. […]
Esclusi sempre più tutte le linee curve dalla mia pittura e infine le mie composizioni consistettero unicamente di linee verticali e orizzontali, le quali formavano così croci, l’una separata e staccata dall’altra. Osservando il mare, il cielo e le stelle, cercai di indicare la loro funzione plastica mediante una molteplicità di verticali e orizzontali che si incrociavano.

Piet Mondrian, Verso la visione vera della realtà, 1941 (trad. it. di Viviana Toron in Scritti scelti, Treviso, Linead’ombra, 2006)

Seconda citazione

2.1 Noi ci facciamo immagini dei fatti.

2.11 L’immagine presenta la situazione nello spazio logico, il sussistere e non sussistere di stati di cose.

2.12 L’immagine è un modello della realtà.

2.13 Agli oggetti corrispondono nell’immagine gli elementi dell’immagine.

2.14 L’immagine consiste nell’essere i suoi elementi in una determinata relazione l’uno con l’altro.

2.16 Il fatto, per essere immagine, deve avere qualcosa in comune con il raffigurato.

2.18 Ciò che ogni immagine, di qualunque forma essa sia, deve avere in comune con la realtà, per poterla raffigurare – correttamente o falsamente -, è la forma logica, ossia la forma della realtà.

Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1921 (trad. it. di Amedeo G. Conte, Torino, Einaudi, 1998)

La realtà

Perché una immagine dovrebbe rappresentare la realtà pura, la forma della realtà?
Una immagine totale non sarebbe più una immagine, ma la realtà stessa.

Una realtà che supera ogni comprensione umana

Inizio con una confessione: non ho letto la Esortazione Apostolica Post-sinodale Sacramentum Caritatis del Santo Padre Benedetto XVI all’episcopato, al clero alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della chiesa, per il semplice motivo che il testo sembra essere ancora più lungo e noioso del titolo. Questa non è una critica, per quanto si potrebbe obiettare che una esortazione, per sua natura, dovrebbe esortare, ossia convincere delle persone, e un testo di 196291 battute (le ha contate il sempre attento Malvino) non è proprio il massimo per convincere le persone.

Non ho letto tutto il testo, sono andato direttamente alle parti più citate e interessanti. Il Papa desidera che venga «valorizzato il canto gregoriano» (§42), riconferma, anche se con alcune cautele, «la prassi della chiesa di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati» (§29), raccomanda che «per meglio esprimere l’unità e l’universalità della Chiesa […] è bene che [le] celebrazioni siano in lingua latina», escludendo ovviamente l’omelia, le letture e la preghiera dei fedeli (§62). Il tutto, come ripetuto più volte, nello spirito del Concilio Vaticano II. Continua a leggere