A me piaceva l’idea di una amnistia pandemica

Su The Atlantic Emily Oster propone una “amnistia pandemica e a me era sembrata un’idea interessante: andare avanti affrontando i problemi che adesso ci si presentano, evitando di gongolare per le cose dette che si sono rivelate corrette o di minimizzare e negare le cose dette che si sono rivelate sbagliate.

Magari avrei evitato il concetto di “amnistia” che – almeno in italiano, forse in inglese il termine ha un significato un po’ diverso – riguarda la punizione di reati, preferendo parole come riconciliazione o riparazione. E avrei insistito maggiormente sul fatto che “andare oltre” non significa dimenticare tutto quello che è stato detto o fatto, anzi: bisogna ricordare tutto ma senza cercare colpevoli o innocenti, ascoltando le ragioni dell’altro.

Seppure con queste perplessità, l’idea di questa amnistia mi piaceva. Uso il passato perché quell’articolo è stato criticato, e in maniera molto netta, in quanto tentativo di garantirsi una sorta di perdono per gli errori commessi senza doversene assumere la responsabilità. E queste critiche sono arrivate sia da chi considera necessarie le misure di contenimento dei contagi, sia da chi al contrario le vede come un abuso di autorità (vorrei evitare il ricorso a etichette come “chiusuristi e “aperturisti”). Non penso che la verità si trovi al centro di opposti estremismi: chi viene criticato da una parte e dall’altra talvolta ha semplicemente torto due volte. Tuttavia questa doppia accusa all’idea di amnistia mi convince che no, non è ancora tempo per andare oltre.

Due o tre cose sull’app di tracciamento contatti

Avvertenza
Se siete finiti qui cercando informazioni tecniche sul funzionamento dell’app di tracciamento contatti che dovrebbe contrastare la diffusione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2: mi spiace, ma siete nel posto sbagliato. Però vi segnalo due cose che ho trovato interessanti: la prima è una spiegazione a fumetti (di uno dei progetti in fase di sviluppo), il secondo è un articolo pubblicato dalla Electronic Frontier Foundation (qui in traduzione italiana).
Che cosa troverete qui di seguito? Semplicemente qualche riflessione generale e forse un po’ filosofica sulla famosa e un po’ famigerata app.

In breve: più che la privacy o la sicurezza, mi preoccupa che l’app venga percepita (dalle autorità e dalle persone) come la soluzione, invece di uno degli strumenti da usare. E molto si giocherà sugli incentivi (o le sanzioni).

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La maggioranza decide

Piccolo appunto di… boh, non so se chiamarla politica, civica o semplice buon senso.

Leggo e sento spesso – mi riferisco alla situazione elvetica, ma ovviamente il discorso non si applica solo alla Svizzera, per cui evito riferimenti diretti – leggo e sento spesso, dicevo, critiche a volte anche aspre (e a volte anche veri e propri insulti) verso chi critica o semplicemente non approva l’esito di una qualche votazione (perlopiù popolare, ma non è quello l’importante). Continua a leggere “La maggioranza decide”

Pubblico e privato ai tempi dei social network

Ieri sera ho seguito un interessante e deludente1 dibattito su spettacolarizzazione e mediatizzazione della giustizia.

Alcuni relatori hanno sottolineato come nella società contemporanea, che per semplicità di cose possiamo chiamare l’era dei socialcosi, sia sparita la distinzione tra pubblico e privato, perché tutto è pubblico e nessuno lava più i panni sporchi in casa ma lo fa su Facebook. Continua a leggere “Pubblico e privato ai tempi dei social network”

  1. Deludente perché cinque relatori più il dibattito con il pubblico in meno di due ore impongono interventi rapsodici e il risultato, alla fine, sono tanti spunti difficili da legare. Forse l’intenzione degli organizzatori era proprio quella, sollevare tante domande senza abbozzare neppure poche risposte, per cui la delusione è soggettiva. []

Il sentimento del popolo

“Chi giudica non può non ascoltare il sentimento di un Paese” leggo nel catenaccio1 di un’intervista  di Fabio Regazzi, consigliere nazionale svizzero appartenente al partito popolare democratico, a LiberaTV.

Continua a leggere “Il sentimento del popolo”

  1. Dicesi catenaccio “sottotitolo in carattere tipografico più marcato del sommario, destinato a chiudere il titolo e a polarizzare l’attenzione del lettore” (Devoto-Oli 2007. []

Falso positivo

Amanda Knox ha pubblicato un libro, Waiting to Be Heard (aspettando di essere ascoltata), del quale ho letto questa recensione sul New York Times.1

È la sua versione della morte di Meredith Kercher e dei processi che, in Italia, la hanno prima condannata poi assolta poi boh. La famiglia Knox, come ricorda l’articolo di Michiko Kakutani, ha fin da subito coinvolto un’azienda di pubbliche relazioni per promuovere un’immagine positiva di Amanda, in contrasto con quanto faceva certa stampa, e probabilmente questo libro fa parte di questa promozione.2 Continua a leggere “Falso positivo”

  1. Ho scoperto solo successivamente che ne hanno parlato anche in Italia. []
  2. Non trovo nulla di riprovevole in questa decisione. []

Che cosa è la giustizia?

Immagina tratta da Wikipedia

Un mesetto fa, ho avuto il piacere di incontrare, per una breve intervista, l’attivista egiziano Musaad Abu Fagr.
Una persona interessante: grazie alla presenza di un interprete – Abu Fagr parla solo arabo, e dati i limiti della comunicazione a gesti la presenza di un traduttore era più che gradita –, si è chiacchierato per una buona mezz’ora di diritti umani, dagli ostacoli alla loro diffusione agli aspetti culturali e religiosi alla loro esportazione.

A un certo punto, ho osato fare una domanda che considero inquietante: “Che cosa è la giustizia?”.
Questa domanda mi inquieta perché le risposte, in genere, sono banali e inconcludenti, vuoti slogan che non portano da nessuna parte, almeno da nessuna parte di interessante. Continua a leggere “Che cosa è la giustizia?”

Situazione reale del candidato

Breve aggiornamento, risalente a un mese fa, sulla vicenda dell’ex vicesegretario:

Tutto da rifare. Il Consiglio di Stato ha dato torto al Municipio di Rovio: l’ex vicesegretario comunale di Lamone, condannato l’anno scorso a 24 mesi di carcere sospesi, per essersi appropriato di 540 mila franchi tra il 2001 e il 2007, non potrà lavorare in cancelleria a Rovio come contabile.

È stato accolto il ricorso presentato da ventitré cittadini sulla nomina decisa dal Municipio. Il 18 gennaio di quest’anno l’esecutivo aveva pubblicato un bando di concorso per l’assunzione di un nuovo “segretario/funzionario al 100%”. E nel bando c’era scritto che il candidato doveva dimostrare di avere una condotta irreprensibile. Nonostante questo, su una trentina di candidati è stato scelto proprio l’ex vicesegretario di Lamone. Una decisione presa dal Municipio perché l’ex vicesegretario ha presentato l’estratto del casellario giudiziale immacolato. E questo perché quando è stato richiesto la sentenza non era ancora stata pronunciata.

«Determinante – recita la decisione del Consiglio di Stato anticipata ieri da Radio 3iii – non è il contenuto dell’estratto ma la situazione reale del candidato; l’estratto è infatti unicamente un documento atto a comprovare, in linea di massima, quanto affermato dal candidato, nondimeno, a far stato è la situazione reale dello stesso».

Tratto da laRegioneTicino del 7 giugno 2011, pagina 24.

Sembra quindi che le ragioni della mancata assunzione non siano riconducibili a una sorta di “punizione oltre la legge” ma, più banalmente, al mancato soddisfacimento dei requisiti.
Interessante comunque il concetto di  “situazione reale del candidato”, da intendersi al di là dei certificati  e degli estratti del casellario giudiziale. Interessante perché sembra un concetto chiaro e ben definito, ma in realtà può voler dire tutto e niente.

Pagare il conto con la giustizia

Da laRegioneTicino di oggi 17 maggio 2011:

Fa discutere a Rovio l’assunzione […] dell’ex vicesegretario e contabile di Lamone, condannato l’anno scorso a due anni di detenzione sospesi con la condizionale per avere arraffato mezzo milione di franchi dalle casse comunali. Il Municipio di Rovio in una comunicazione alla cittadinanza ha spiegato che alla fine dell’anno il contabile del Comune si era dimesso. Indetto un concorso, ha scelto fra una trentina di candidati proprio l’ex segretario di Lamone. Tuttavia il ricorso di una trentina di cittadini […] ha costretto il Municipio a sospendere la nomina.

Capisco le perplessità di avere come contabile una persona con trascorsi giudiziari.
Tuttavia, se l’ex vicesegretario è stato condannato e ha scontato la pena (o, meglio, se il giudice ha ritenuto di non fargliela scontare sospendendo la condanna), ha, come si suol dire, “pagato il conto con la giustizia”.
Impedirgli di lavorare come contabile sembra una pena supplementare e superflua. Quasi ingiusta, per certi versi.