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Dimostrare la non esistenza di Dio

Sono convinto che la dimostrazione dell’esistenza di Dio sia questione filosofica, non religiosa: la fede è qualcosa di diverso dall’esistenza di un ente sovrannaturale. In altre parole: se hai ricevuto quello che molti chiamano “il dono della fede”, buon per te; io ho ricevuto quella orribile teiera a forma di Babbo Natale. Continua a leggere

Su Francis Collins

Barack Obama ha nominato Francis Collins direttore dei National Institutes of Health. Collins, medico genetista, è stato in passato direttore dello Human Genome Project.

Questa nomina è stata da più parti criticata e contro Collins hanno scritto, tra gli altri, Sam Harris sul New York Times, PZ Myers su ScienceBlogs e Steven Pinker.
Le accuse sono varie. Le più gravi mi sembrano le seguenti: Collins avrebbe una visione troppo ristretta della ricerca biomedica e, soprattutto, non avrebbe capito l’evoluzione, sostenendo opinioni quantomeno discutibili sul dna spazzatura e l’evoluzione umana. Ma c’è dell’altro.

Alla base di queste incomprensioni vi sarebbero le credenze religiose di Collins e il suo tentativo far convergere scienza e fede, tentativo che va ben oltre il più modesto NOMA (non overlapping magisteriamagisteri non sovrapponibili) di Gould.
Collins, è bene sottolinearlo, non è un creazionista o un sostenitore dell’Intelligent Design. Nel rispondere alla domanda se l’evoluzione è in grado di spiegare la natura umana (una delle Big Questions della John Templeton Foundation), Collins dice chiaramente che le prove a favore della teoria darwiniana sono overwhelming, irresistibili, e mostra un certo scetticismo verso il God of the gaps, il Dio che riempie i punti non troppo chiari delle teorie scientifiche. Certo, la sua risposta è not entirely: secondo lui l’evoluzione non può spiegare completamente la natura umana. Forse si sbaglia, forse è abbagliato dalle sue credenze religiose, ma questa opinione non mi sembra un grave ostacolo per il ruolo che ricoprirà.
Quello che conta, secondo me, è che Collins, di fronte a una qualche minaccia per la salute delle persone, non sia convinto di trovare la soluzione leggendo la Bibbia, come invece ha dichiarato di voler fare un certo ministro per l’economia.

Va bene, mi avete trovato

«Supponga che lei si sia sbagliato riguardo all’esistenza di Dio. Supponga che l’intera storia sia vera e che lei giunga ai cancelli del paradiso per venire ammesso da san Pietro. Avengo negato l’esistenza di Dio per tutta la vita, che cosa direbbe a… Lui?». Questa domanda venne posta a Bertrand Russell durante una cena della Voltaire Society1. Il filosofo rispose: «Bene, andrei da Lui e gli direi: ‘non ci hai dato sufficiente evidenza!’». Continua a leggere

  1. Così riporta John Searle in Mente, linguaggio, società, Raffaello Cortina editore, 2000, p. 41. []

Cretini eterodiretti

Dives in Misericordia (Richard Meyer)Pungolato da lector in fabula, mi imbatto in questa curiosa definizione dei cristiani: cretini eterodiretti:

Vorrebbero che ai cristiani fosse tolto il diritto di parola e di voto… in quanto cretini eterodiretti dal Vaticano.

Il problema che sta dietro questa definizione è, allo stesso tempo, filosofico, religioso e politico: se non si separano questi aspetti, non se ne esce.

Il problema dei cristiani cretini, innanzitutto, è un problema etimologico. Come riporta il Devoto-Oli, c’è poco da discutere:

Dal franco-provenz. crétin (che è dal lat. christianus) nel senso commiserativo di ‘povero cristiano’ | sec. XVIII

Tuttavia, come subito riconosce il tanto criticato Odifreddi, le etimologie significano ben poco, e servono solo a fare qualche battuta. Continua a leggere

Dialogo serale

Sera tardi. Lui (ateo / illuminato / sano di mente)1 spegne la luce e si accoccola, a mo’ di gattino, vicino a lei (credente / obnubilata / psicopatica).

Lei: Ma secondo te, sei più ateo tu o credente io?

Luisospettoso: Non lo so: non credo esista una unità di misura per l’ateismo.

Lei: Voglio dire: tu davvero credi che non ci sia nulla?

Luisi allontana leggermente da lei: Cosa vuoi che ti dica: secondo me non c’è nulla.

Lei: Capisco.

Lui: C’è solo una cosa che mi dispiace.

Leiincuriosita: Sarebbe?

Lui: Beh, che se per caso hai ragione tu, quando saremo di fronte a San Pietro avrai modo di dirmi «Te lo avevo detto io!». Se invece avrò ragione io, semplicemente non ci saremo più e io non potrò rinfacciarti nulla.

Leirannicchiandosi a mo’ di gattina vicino a lui: Questa prospettiva mi piace!

  1. Illuminato è la traduzione di Bright, il movimento sostenuto, tra gli altri, da Daniel Dennett; sano di mente, invece, si riferisce alla diffusa concezione, sostenuta tra gli altri da Sam Harris, che vede la fede una malattia mentale più o meno grave. []

Perché incontrarci?

I filosofi hanno questa malsana predilezione per lo stolto che osserva il dito mentre il saggio gli indica la luna: di fronte a una domanda, invece di pensare alle possibili risposte, il filosofo vuole ulteriori dettagli, cerca di scoprire perché porre proprio quella domanda e non un’altra, confronta varie domande eccetera. Continua a leggere

Scienza e fede: la scienza nel nuovo Millennio

BergamoScienza 2007 

Scienza e fede: la scienza nel nuovo Millennio
Domenica 14 ottobre 2007 – ore 11.00
Auditorium del Seminario Città Alta – via Arena – Bergamo

Karl Popper già nel 1930 scriveva che la sopravvivenza dell’uomo sarebbe dipesa in modo sempre più cruciale dallo sviluppo della ricerca scientifica. Secondo il Cardinale Poupard “la Chiesa, all’alba del nuovo millennio, deve aiutare gli scienziati a riconoscere un’etica capace di distinguere ciò che è bene per l’uomo e ciò che non lo è, in un dialogo che continuamente ispiri fiducia”.

Interverranno: Antonio Staglianò Preside dell’Istituto Teologico Calabro e Consulente per il Progetto Culturale, Marcelo Sanchez Sorondo Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze
Introduce: Roberto Maiocchi Università Cattolica, Milano

Non ho ben capito chi rappresenterebbe la scienza, ma rimando ogni commento a dopo la conferenza.

Limite di ragionevolezza

Nel 1941 Albert Einstein partecipò ad un convegno su scienza, filosofia e religione nel loro rapporto con la democrazia. Secondo il grande scienziato, scienza e religione hanno campi (realms) nettamente distinti, tuttavia esistono forti relazioni e, soprattutto, reciproche dipendenze: la religione deve imparare dalla scienza, ma la scienza non vi sarebbe se gli scienziati non fossero mossi da una sorta di sentimento religioso.
Nel corso della sua relazione, il cui testo è stato successivamente pubblicato in Ideas and Opinions ed è disponibile su Internet Sacred Text Archive, Einstein riassunse il suo pensiero con una immagine:

La scienza senza religione è zoppa e la religione senza scienza è cieca.

Questa affermazione ricalca una celebre frase di Kant nella quale, però, non vi erano scienza e religione bensì sensibilità e intelletto, e quest’ultima era vuota, non semplicemente zoppa.
La posizione di Kant sul rapporto tra religione e scienza era infatti ben diversa da quella di Einstein: la religione viene di fatto “ridotta” alla moralità razionalmente indagata.
Se prendiamo Einstein e Kant come due estremi della riflessione sui rapporti tra fede e ragione, non ci sono dubbi: Joseph Ratzinger è sicuramente più vicino al primo che al secondo.

Non mi risultano pubblici apprezzamenti della posizione di Einstein, però Benedetto XVI ha in più occasioni criticato la concezione kantiana della religione, ad esempio nel Discorso ai Membri della Curia e della Prelatura Romana per la presentazione degli auguri natalizi del 2005, quando cita esplicitamente Kant come momento di totale rottura del rapporto tra Chiesa ed età moderna (per un paragone: il processo a Galileo, conclusosi con l’abiura, è stato semplicemente “un inizio molto problematico”).

Dal momento che Ratzinger viene spesso chiamato “il papa teologo”, studiare più da vicino le sue idee non può che essere interessante. Continua a leggere

Coscienza laica

Marcello Pera viene intervistato da Barbara Jerkov per Il Messaggero:

A proposito di coscienza: il cardinal Bertone ha richiamato i cattolici a non rifugiarsi dietro alla libertà di coscienza a scapito dei valori.
«Purtroppo la libertà di coscienza è un’arma molto insidiosa, porta alla transazione su quelli che sono valori non negoziabili. […]»

Se per Bertone la libertà di coscienza è un rifugio, e ci può anche stare, per Pera si tratta addirittura di un’arma insidiosa. Roba da proibirne l’uso.

Certo che lei è un ben strano tipo di laico, se lo lasci dire presidente.
«Sono laico perché l’essere credente non dipende da noi, ma da una visita che ognuno di noi un giorno potrebbe ricevere. Credere invece nei valori che il cristianesimo ha portato nella storia, deve essere una fede di tutti».

Sono d’accordo: la fede non dipende da noi ma da una visita.
Quello che non ho capito è se, per avere fede nei valori che il cristianesimo ha portato nella storia, devo ricevere una visita da parte di Dio o di Bagnasco, il nuovo presidente della CEI.